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Livorno

Il catasto cambia davvero Si rischiano tasse record

Il catasto cambia davvero Si rischiano tasse record

L’architetto Grassi: giusto adeguare il valore “ufficiale” a quello di mercato ma occhio all’ingranaggio delle aliquote altrimenti gli importi entrano in orbita

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LIVORNO. «Anche se la legge delega impone di non far crescere il prelievo fiscale, il rischio a Livorno che le imposte sulla casa, Imu e Tasi su tutte, possano arrivare alle stelle è forte, specie in assenza di vincoli precisi per i Comuni». L'architetto Sirio Grassi, numero uno regionale dell'Asppi, l'associazione della piccola proprietà immobiliare, parte da qui per tornare a lanciare l'allarme (e chiedendo un incontro con il nuovo sindaco Filippo Nogarin). Obiettivo: mettere in guardia la nuova amministrazione dal rischio di precipitare dentro un ingranaggio tecnico che rischia di far esplodere la tassazione sulla casa («noi lo stiamo ripetendo da alcuni anni ma la giunta comunale passata non ha mai voluto prendere atto delle nostre osservazioni»).

Grassi mette giù gli esempi di come la riforma del catasto, riallineando il valore formale a quello effettivo di mercato, potrebbe far schizzare verso l'alto il valore-base sul quale si calcola l'imposta,

L'Asppi ha effettuato una serie di simulazioni basandosi non sulle statistiche del gettito bensì sulla casistica reale relativa a immobili concreti «di circa 80-85 metri quadri, corrispondenti mediamente a 4-5 vani catastali, inseriti nella categoria A3, classe medio-alta, buono stato, edificati meno di 20 anni fa dei centri comunali». Il nuovo valore patrimoniale – spiega Grassi – è calcolato ipotizzando che «gli estremi catastali saranno allineati al 100% del valore di mercato». E la nuova rendita catastale? Il calcolo è sulla base del «valore locativo Omi detraendo il 35% per spese conservazione, manutenzione, amministrazione a cardio della proprietà».

Parlano i numeri, dice l'Asppi. Ad esempio a Livorno il valore patrimoniale finirà per risultare più che raddoppiato (più 126,2%) mentre il valore catastale si moltiplicherebbe per dieci (più 923,1%). A Collesalvetti l'impennata risulterebbe ancor più marcata: più 182,1% il valore patrimoniale, più 1.108,7% il valore catastale. Non molto differente, sempre secondo i dati delle simulazioni di Asppi, è la situazione nel resto della provincia: nell'area di Rosignano e Cecina lo standard del valore patrimoniale crescerebbe del 152% e quello catastale dell'817%; a San Vincenzo e in alcune zone dell'Elba il valore patrimoniale avrebbe un incremento che sfiora il 117% e quello valore catastale quasi dell'816%; fra Piombino e Val di Cornia la media dei valori patrimoniali avrebbe una impennata del 126% (e i valori catastali aumenterebbe del 923%).

RIFORMA IN PISTA DA ANNI

La riforma del catasto è una telenovela che torna nel menu delle discussioni politiche da anni, anzi decenni. Ma stavolta sembra che agli annunci possa seguire anche qualcosa di meno fumoso. Lo ripete lo stesso Grassi, ricordando che l'operazione "riordino catasto" è partita davvero: tant'è che nei giorni scorsi gli esponenti delle commissioni censuarie livornesi hanno prestato giuramento di fronte al presidente del tribunale. Non solo: venerdì ecco l'ok al decreto attuativo sulle commissioni censuarie in Consiglio dei ministri. È per questo che l'Asppi parla di «fondato rischio di aumenti del prelievo fiscale» e va alla ricerca di un filo diretto con le amministrazioni municipali dei 20 Comuni presenti nella nostra provincia.Basti dire, come si sgola a ripetere Grassi, che: 1) in alcuni casi il valore catastale «potrà anche arrivare a importi addirittura dieci volte superiori a quelli attuali»; 2) l'aumento sarà tanto più choc «quanto più basso è il livello delle attuali rendite».

ATTENTI ALLE ALIQUOTE

Grassi tiene a sottolineare un aspetto: non è detto che a un aumento record dei valori catastali – cioè di quanto "vale" la vostra casa o il vostro fondo commerciale agli occhi del fisco – debba corrispondere per forza una identica impennata delle tasse connesse. «Tutto dipenderà da come i sindaci rimoduleranno aliquote e agevolazioni delle imposte una volta concluso il restyling», dice il presidente dell'organizzazione dei piccoli proprietari. Ma è proprio su quest'aspetto che Grassi intende insistere: altrimenti, se non si maneggerà con cura ogni passaggio si finirà per veder gonfiare a dismisura il prelievo fiscale. E ciò nonostante che a più riprese anche dai banchi del governo si sia negato che l'operazione punti ad aumentare il gettito complessivo delle tasse sulla casa…

Ma, come ribadisce lo stesso Grassi, già il guazzabuglio scatenato attorno a Imu, Tasi e dintorni ha “vaccinato” i contribuenti: servono «recisi vincoli (e penalizzazioni per chi non lo rispetti)» altrimenti è difficile che gli enti locali resistano alla tentazione di sfondare i limiti di quanto incassato finora. A quel punto, secondo l’Asppi, al cittadino non resterebbe che difendersi a colpi di carte bollate davanti al Tar.

Il responsabile dell’Asppi, però, non prende a picconate la riforma del catasto in sé: dal «progressivo allineamento dei valori patrimoniali a quelli del mercato delle compravendite e delle rendite agli importi delle locazioni» si dovrebbe arrivare a limitare le sperequazioni esistenti; 2) ci sono «profonde differenze» nei valori «non solo tra le varie aree del Paese ma tra le diverse zone della stessa città»: giusto metter mano alla base sulla quale si calcolano Imu e Tasi per renderle più eque.

750 CATAPECCHIE

Grassi evita di infilarsi nella polemica relativa alle differenze assurde che si sono stratificate nei decenni: ci sono oltre 750 abitazioni ancora classificate come ultrapopolari (cioè praticamente catapecchie ottocentesche), quasi 11mila gli alloggi di categoria A4. Il riassetto catastale risponde a questa esigenza: ripartire daccapo perché le incongruenze sono un mare...

Dall’Asppi spiegano che il nuovo identikit catastale dei fabbricati non è cosa di domattina: si «comincerà sicuramente dalla mappatura dell'esistente», magari partendo da "microzone", «con caratteristiche omogenee». Poi il cambio radicale del «sistema di vani, classi e categorie (ormai datato)» per arrivare ad algoritmi «basati sui metri quadrati». Ogni "microzona" e ogni tipologia immobiliare avrà un proprio “valore medio di mercato” come punto di riferimento sul quale graduare gli effetti del livello di pregio, della vetustà e via dicendo. Toccherà alla commissione censuaria livornese validare quest’iter.

Come ci difenderemo di fronte all’attribuzione di valori fuori da ogni razionalità? Dopo la notifica si potrà presentare «l’istanza di autotutela all'Ufficio provinciale Territorio dell'Agenzia delle Entrate», dice Grassi. E se nessuno risponde o risponde picche? Si dovrà bussare all’uscio della Commissione tributaria provinciale presentando ricorso entro 60 giorni. Ma questa è già un’altra storia.

Mauro Zucchelli

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