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Livorno

«Asfalto sdrucciolevole, farò causa all’Anas»

«Asfalto sdrucciolevole, farò causa all’Anas»

Parla il babbo del ragazzo ferito nell’incidente a Perugia: «Mai successo in 36 anni da camionista»

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LIVORNO. «Mio figlio sta male, dovrà fare una lunghissima degenza e la riabilitazione. Potevano morire. E tutto perché sul manto stradale del raccordo autostradale Perugia-Bettolle, direzione nord, accanto al guard rail ci sono almeno 30 centimetri di terriccio che rendono la strada del tutto insicura. Farò causa all’Anas: sono camionista da 36 anni, ma un’esperienza del genere non l’avevo mai avuta».

È arrabbiato Giuliano Casalini, l’autista livornese di tir di 64 anni che lunedì pomeriggio è stato protagonista di un brutto incidente in cui è rimasto ferito insieme a suo figlio 17enne.

Erano le 15.45 quando il tir che lui guidava si è ribaltato.

È lo stesso camionista a raccontare il brutto incidente: «Stavo guidando e accanto a me c’era mio figlio Ivan che tra un mese farà 18 anni. È appena stato promosso e come premio mi ha chiesto se poteva venire in Abruzzo con me. E così, anche se avrei fatto meglio ad andare da solo, me lo sono portato dietro. Eravamo al chilometro 21 e 500 del raccordo, quando ho visto una Porsche Cayenne dietro di me avvicinarsi a razzo. Mi veniva sempre più “sotto” e quindi, per evitare lo scontro, ho dato un colpo di sterzo. Così facendo, la ruota destra del camion è finita sulla parte del manto stradale senza asfalto. A quel punto il mezzo ha perso stabilità e si è ribaltato. Questa è una cosa gravissima: il guard rail era piantato sulla terra molle e quindi non garantiva alcuna protezione, anzi. Invece di dare sicurezza è diventato fonte di pericolo: è stato la rovina mia e di mio figlio. Il viaggio di ritorno a casa, da Teramo, dove ero per lavoro, è diventato un incubo».

Il tir si ribalta e babbo e figlio, che in città abitano alla Rosa, restano imprigionati all’interno della cabina dell’autoarticolato. Per liberarli devono intervenire i vigili del fuoco. Sul posto arrivano anche i volontari del 118 e la polizia stradale.

«Questa situazione assurda, in cui mi sono trovato, l’ho fatta mettere anche a verbale dai poliziotti che hanno rilevato il mio incidente - dice arrabbiato Casalini - È incredibile, io e mio figlio abbiamo rischiato al vita. Alla fine ci è andata bene. E quel punto della strada, così fatto, è pericoloso per tutti coloro che ci passano».

Casalini vuole andare in fondo alla questione: è per questo che si è rivolto al suo legale, Bruno Neri. «Sono deciso a presentare querela verso l’Anas perché questa cosa è troppo grave. Per mio figlio questa doveva essere una vacanzina, invece... Non posso pensare a cosa sarebbe potuto accadergli».(l.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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