Il Tirreno

Livorno

Pensionati Cgil contro i ritardi Asl

Pensionati Cgil contro i ritardi Asl

«Che fine hanno fatto i 13 milioni per le Case della salute? Intervenga la Regione»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Chiediamo alla Regione di intervenire per i ritardi dell'Asl 6 sul riordino del sistema sanitario regionale e non ci fermeremo finché non avremo una spiegazione». Parola di Enrico Pedini, dirigente dei pensionati Cgil. Nella roccaforte del sindacato “rosso” si denuncia una politica da troppo tempo impegnata a discutere sulla localizzazione degli ospedali e meno sui servizi socio-sanitari: «Gli anziani oggi si trovano davanti a una situazione che non è più tollerabile, nel finanziamento regionale per il nuovo ospedale si era parlato della costruzione di una rete per le “case della salute”, adesso a che punto siamo?».

Il dirigente Cgil punta il dito: «Le risorse che poi erano state messe a disposizione dalla delibera 1235, sono state ripartite all'Asl? Si parla di quasi 13 milioni di euro, che fine hanno fatto?». Non basta: «La medicina di iniziativa a Livorno copre il 31% della popolazione a fronte di un obiettivo per il 2013 del 60%: eppure si sa che con la prevenzione si possono ridurre molti interventi, basta pensare a cosa significa una visita al seno o il pap-test fatti nei tempi corretti».

In agenda anche una serie di iniziative di lotta: lunedì 30 a Piombino, il 2 luglio a Cecina e venerdì 4 dalle 11 alle 12 con un presidio davanti all'ospedale di Livorno.

Pedini dice che bisogna tagliando sì ma «gli sprechi e le inefficienze». C’è da riorganizzare i servizi territoriali attraverso il pieno coinvolgimento dei medici di famiglia, ad esempio: «Il pronto soccorso dovrebbe servire per interventi di urgenza, in caso di incidenti o infarti, e non perché il medico non sa più da che parte rifarsi e allora consiglia una giornata al pronto soccorso: le Case della Salute sono fondamentali, inoltre è necessario realizzare posti aggiuntivi per le cure intermedie».

La crisi choc ha messo in ginocchio molte famiglie, il ceto medio fa sempre più fatica e molti anziani rinunciano a curarsi per mancanza di soldi e ticket troppo alti. «Dopo le visite o le operazioni – sbotta Pedini – le persone vengono rispedite a casa, dove se devono continuare a prendere punture e se non hanno nessuno in famiglia sono costretti a pagare: chiediamo che la sanità pubblica torni a funzionare adeguando i finanziamenti e dicendo no agli sprechi». E rincara: «Non è possibile vedere i pazienti che girano tra gli specialisti da una città all'altra, il sistema sociosanitario provinciale dovrebbe mettere a frutto le competenze e far girare gli specialisti tra le strutture mediche, non costringere i cittadini a muoversi». (g.ma.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web