Attenzione
Fra Drass e Comune esplode la guerra dei contro-progetti
I tecnici di Palazzo Civico bocciano l’ipotesi avanzata dall’azienda Capannone da demolire e ricostruire. Ma la fabbrica accusa: soluzione harakiri
LIVORNO. A distanza di sette giorni dall’esplosione del caso Drass, la fabbrica che rischia di finire ko perché tagliata in due dal sottopasso alle Sorgenti, ecco che l'azienda e il Comune fanno partire la guerra dei contro-progetti nati modificando l'attuale progetto contestato dalla società livornese che è la numero uno al mondo nel settore degli impianti iperbarici di grande profondità. È quel che si desume da quanto riferito da fonti di parte Drass dopo un incontro tecnico a Palazzo Civico al quale hanno partecipato sia architetti e ingegneri del Comune sia i rappresentanti dell'azienda come pure quelli della Confindustria. In ballo il futuro di una impresa hogh tech che «vale 150 dipendenti e altrettanti posti di lavoro nell’indotto», dice il titolare Sergio Cappelletti.
Secondo informazioni di parte aziendale, il Comune dice no al contro-progetto elaborato dalla Drass perché non è in linea con la variante Prg approvata per fare il sottopasso e dunque ci sarebbe da fare la “variante della variante”(e dunque si aprirebbe il problema di uno sforamento dei tempi previsti, mentre i lavori del sottopasso stanno andando avanti. Senza contare che la normativa vieta di intubare il rio Cigna.
A parte il fatto che esplicitamente dal quartier generale della società di via Magri si chiede un riesame da parte della nuova giunta municipale, il progetto Drass si limita a «attraversare il rio Cigna con un normalissimo ponte, dello stesso tipo di quello che già lo attraversa a circa 30 metri di distanza su via delle Sorgenti», dice il pool di tecnici Drass guidati dal geometra Jonathan Sammuri.
Cosa contro-controbatte il Comune? Fonti anche di parte confindustriale segnalano che Palazzo civico mette in pista una nuova ipotesi: uno spostamento della strada che porta al sottopasso lato Picchianti così da passare sopra uno degli attuali capannoni, demolendolo e ricostruendone la volumetria un po’ più in là. Non solo: verrebbe costruito un ponte di collegamento a cavallo della nuova rampa per far accedere al piazzale dell’edificio isolato dalle strade.
Ma, in questo ping pong di accuse e controaccuse, la Drass mette in pista una serie di osservazioni: 1) la riedificazione del capannone utilizza quasi tutto lo spazio di piazzale; 2) il ponte non è accessibile ai camion e toglie anche l’ultimo spicchietto di piazzale.
Ma l’azienda mette l’accento soprattutto su altri tre elementi. Il primo: buttar giù il capannone e riedificarlo un po’ più in là trasformerebbe buona parte della fabbrica in un cantiere edile, al punto che i tecnici Drass stimano che «durante la costruzione delle fondazioni sarebbe impossibile svolgere attività lavorativa anche nei capannoni lato via Magri, impedendo per un periodo non determinato circa il 70% della produzione». Il secondo: ci sono «costi aggiuntivi per la collettività» in termini di ulteriori espropri e per la demolizione e ricostruzione del capannone al centro dell’attenzione. Il terzo: dallo stato maggiore aziendale si nota che la ragione-base di questa contro-proposta sembra essere «l’intenzione di offrire alla Drass un capannone nuovo in cambio di un capannone da ristrutturare per convincerla ad accettare il progetto di sottopasso». Aggiungendo poi: non si è capito che la Drass «non è una azienda che intende speculare sul valore degli immobili intesi come rendita» bensì utilizzare «al massimo gli spazi e le strutture esistenti per sviluppare attività lavorativa e continuativa».
I tecnici Drass raccontano di essersi sentiti dire in Comune che comunque questo nuovo sottopasso alle Sorgenti va vista come alternativa di secondo livello rispetto al cavalcavia della stazione: Palazzo Civico vuol evitare, secondo quanto riportato da fonti aziendali, che dal cavalcavia del Corallo gran parte dei veicoli possa esser dirottato qui facendo congestionare tutta la zona.
È quanto basta per far gridare allo staff Drass che il Comune sta adottando una strategia da harakiri: realizzare un’opera pubblica contando che sia poco fruibile. Già, perché – viene sottolineato – se questa infrastruttura da realizzare alle Sorgenti dimostrasse di avere «la potenzialità di smaltire efficientemente una buona parte del traffico veicolare», potrebbe risultare in grado di «sostituire temporaneamente il sovrappasso della stazione centrale, nel remoto caso in cui si volesse decidere la sua sostituzione con un altro sottopasso». Basti dire che «nel corso dei lavori di abbattimento e scavo del nuovo sottopasso, il traffico potrebbe essere agevolmente deviato sul sottopasso di via delle Sorgenti, e questo darebbe una soluzione tecnica valida a coloro che si battono per l'abbattimento del sovrappasso adiacente alle Terme del Corallo».
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