Il Tirreno

Livorno

«Il voto choc è una lezione e adesso si riparta da zero»

di Mauro Zucchelli

Il leader del centrosinistra sconfitto: è stato il nostro elettorato a darci una sberla «Il primo responsabile sono io ma quante colpe anche del Comune e del partito»

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LIVORNO. «Di sicuro, la partita io l'ho persa. Anzi, il mio nome è in testa all'elenco degli sconfitti. L'ho detto un minuto dopo il verdetto del voto. Solo che ho un timore: che si pensi semplicemente di aver sbagliato candidato. Come se la prossima volta bastasse metterci Pinco Pallino e ripresentarsi con la solita minestra. No, gli elettori la lezione ce l'hanno data: a me sì, ma anche al nostro modo di amministrare e, aggiungo, al nostro modo di gestire il partito». Marco Ruggeri, 40 anni fra un mese, rompe il silenzio della delusione choc della sconfitta elettorale che vale una doppia discontinuità: 1) la fine dell'egemonia che dal Pci al Pd ha visto questo partito al governo per 70 anni nella roccaforte rossa; 2) città-simbolo lo eravamo con il Pci e adesso, visti gli scricchiolii fra Pizzarotti (Parma) e Grillo, lo diventiamo del mondo grillino.

Si racconta di sondaggi che al ballottaggio vi davano vincenti con il 68%. Ve lo aspettavate di finire ko?

«No, francamente che finisse così no. Ma mi riferisco solo al ballottaggio...».

E nel primo round?

«Ascoltando la città avevo avuto una chiara percezione, che poi si è rivelata esatta...».

Chiara percezione di che? Del fatto che uno su 3 fra chi ha votato alle europee il Pd poi si è guardato bene dal votarlo in sede locale?

«Le confesso una cosa: in proporzioni appena meno clamorose, l'indicazione era emersa già nei test che avevamo fatto fare prima del voto. Si vedeva chiaramente che una bella fetta del voto che nella scheda per il sindaco andava su Nogarin o soprattutto su Raspanti proveniva dai nostri elettori».

Elettori delusi. Perdoni, ma è la scoperta dell'acqua calda: gente che nel 2009 aveva votato Pd e poi 5 anni dopo vota per chi allora non c'era...

«Ma io sto parlando di qualcos'altro. Del fatto che un terzo del nostro elettorato delle europee lo stesso giorno sceglie un'altra strada quando deve indicare il sindaco. Lo stesso giorno, anzi lo stesso minuto. Quella è gente nostra, del nostro mondo: non sono mica venusiani con tre occhi. Ma su ogni altra cosa ha prevalso un'idea: Grillo o non Grillo, Amadio o non Amadio, avevano l'opportunità di darci uno schiaffo fortissimo, e ce l'hanno dato».

Siete ancora a rimestare che in campagna elettorale che, al di là degli apparentamenti formali, per Nogarin ha votato sia la destra di Amadio sia la sinistra di Raspanti.

«Che un elettore di destra voglia farmi un dispetto lo metto nel conto, ma se una persona di centrosinistra arriva a questo significa che gliel'abbiamo fatta grossa».

Bel modo di trovarsi una scusante.

«Credo che lei non abbia capito bene: non dribblo la sconfitta, semmai è una aggravante. È stato in buona misura anche il nostro elettorato, e sottolineo nostro, a votare in nome del tutti a casa. Nogarin è sindaco suo malgrado».

Vabbè che la sconfitta è dura da digerire ma mica può mettersi lei a sfottere Nogarin: ha vinto lui.

«Ovviamente rispetto Nogarin e so benissimo che io sono lo sconfitto. Ma questa sconfitta è anche qualcosa di più. L'ho detto la notte stessa della sconfitta: qui c'è stato un Pd contro un Pd...».

La solita bega della faida interna, insomma.

«Ci sarà stato anche quello. Ma mi riferisco soprattutto al fatto che il comportamento del nostro elettorato è stato determinante».

C'è chi, come l'entourage dell'ex sindaco, dice che lei ha fatto una campagna elettorale suicida: anziché difendere quel che si è fatto, è andato all'attacco chiedendo una svolta. Proprio lei che di quel Pd è un dirigente importante.

«Suicida? No, forse l'unica possibile. Del resto, a febbraio mi era stato consegnato un test sul giudizio che i cittadini davano dell'operato dell'amministrazione comunale. Risultato: per il 77% era poco efficace o del tutto inefficace. Che la campagna elettorale sarebbe stata difficile lo sapevo fin dal primo giorno: dovevo chiudere con il passato e al tempo stesso io ero uno che faceva parte di quella storia. Avrei dato una svolta forte, l'avevano capito tanti tizi della nomenklatura: ma l'elettorato non ci ha creduto. E ha dato credito al marchio che simboleggiava il “vaffa”. Al voto amministrativo del 2009 avevamo vinto promettendo un cambiamento d'assetto e cinque anni prima dicendo che ci sarebbe stato un “nuovo stile di governo”: non c'è stato né questo né quello e ci hanno castigato».

Se è per questo, senza andare a scomodare settant'anni di storia, il giudizio impietoso dell'elettorato è andato ancor più indietro, se è vero che l'ex sindaco Lamberti (che allora vinse due volte al primo turno) oggi ha preso 34 voti...

«Non è che gli elettori abbiano bocciato solo Ruggeri. Fra crisi economica e mancanza di scelte, ecco che dai cittadini è arrivato un giudizio definitivo su una classe dirigente crepuscolare che non vuole ammettere di essere arrivata al capolinea. Lo dico, sia chiaro, avendo ben presente che si tratta di persone perbene: nessuno dubbio sull'onestà personale. Ma ormai erano percepite come Potere, non come classe dirigente».

La giri come vuole, ma alla fine quello bocciato è lei: perché ha accettato di candidarsi se aveva una idea così pessimista della salute del Pd?

«Nessuno sembrava avere il coraggio di metterci la faccia, io non mi tiro indietro di fronte alle responsabilità. Da questo punto di vista non mi rimprovero nulla se non di aver provato a giocare una partita difficile, forse troppo difficile».

Però buttar la croce sulle spalle di Cosimi assolve tutti gli altri: facile no?

«Colpa anche di Cosimi, e sottolineo sia “anche” sia “Cosimi”».

E il Pd che non ha mai perso occasione di ridurre tutto a una bega sempre interna a sé stesso? A cominciare dalla composizione della lista...

«Dopo le primarie del trionfo di Renzi, non abbiamo capito quel che stava accadendo: non voglio dire fra renziani e non-renziani, parlo dell'approccio alla politica. Non ci siamo accorti che stava scomparendo il centrosinistra».

Ma da dove e centrosinistra e Pd possono ripartire?

«Da qui: dalla sconfitta che riguarda me, l'amministrazione, il partito, la coalizione. Smettiamola di ragionare come se ci fosse un “dentro” e un “fuori” dal partito. Il voto ha detto che fra “dentro” e “fuori” c'è un muro».

Da scavalcare come?

«Sono troppo parte in causa per dirlo. Ma è sicuro che serva una fase costituente che faccia ripartire il partito da zero».

Sputi il rospo: commissariamento o no?

«Non mi interessa la diatriba nominalistica: decida chi deve decidere. Ma si apra, anzi si spalanchi, una fase costituente».

Capitolo Regione. Lei darà le dimissioni dal consiglio?

«Quando perdi devi mettere tutto in discussione. Ho mandato una lettera al segretario regionale e al capogruppo in Regione per dire che il mio mandato è a disposizione di qualunque decisione il partito prenda».

Traduco bene se dico che ci deve ancora pensare?

«Non c'è niente da tradurre: il mandato è a disposizione e stop. È ovvio che non stiamo parlando del destino di Marco Ruggeri ma di cosa vuol fare il Pd a Livorno per rimettersi in piedi: decida il partito. L’unica cosa che non metto a disposizione è il mio posto in consiglio comunale: lì mi ha mandato il voto degli elettori, così come meno recentemente è stato per il consiglio regionale visto che io non sono un nominato bensì uno che si sottopone al voto».

Il Pd non è mai stato all'opposizione in consiglio comunale. Invece ora sì: come?

«Pur con tutti i distinguo ai quali non rinuncio, comunque la nostra è una forza politica che ha una tradizione di governo. Opporsi a prescindere sarebbe ridicolo: faremo una opposizione incalzante, non starnazzante: lo dico da capogruppo, sono stato appena eletto dal mio gruppo consiliare. Di fronte a proposte condivisibili non saremo mancare il nostro appoggio o il nostro sforzo per migliorarle: si può lavorare per il cambiamento anche dall'opposizione. Se qualcuno si aspetta dal Pd la difesa del “sistema Livorno” ha sbagliato uscio: sono stato il primo a mettere l'accento sull’esigenza di cambiare. C'è bisogno di ricostruire il centrosinistra, e non possiamo farlo senza un Pd davvero nuovo».

La prima questione con cui misurarsi è l'elezione del presidente del consiglio comunale: cosa chiederete?

«È la prima volta che abbiamo un voto concluso col ballottaggio: chi è stato eletto sindaco lo deve a voti che arrivano anche da altri schieramenti...».

La presidenza dell'assemblea consiliare è sempre stata in mano alla maggioranza: sta per caso prendendo la rincorsa per dire che la volete voi dell'opposizione?

«Neanche per idea. Voglio solo dire che Nogarin è stato votato al secondo turno anche dal mondo di Cannito o di Raspanti. Dunque, mi sembrerebbe giusto che la presidenza andasse a Cannito o a un esponente di Buongiorno Livorno. Sarebbe un modo per dare centralità al consiglio: noi sosterremo questa scelta, spero che la maggioranza abbia lungimiranza».

Del resto, l'arroccamento è stato per voi l'inizio della fine...

«È vero, e qui stiamo parlando di istituzioni: c'è bisogno di aprire con un cambio di passo. Noi ci siamo».

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