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Metti un gatto nel motore: l’incredibile corsa di Turbo

Metti un gatto nel motore: l’incredibile corsa di Turbo

Un mese di vita, un nascondiglio... e un viaggio di 200 km

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PRATO. Un mese di vita e un intero weekend trascorso nel vano motore di un’automobile, percorrendo oltre duecento chilometri con varie tappe intermedie (dovute agli spostamenti del proprietario), compreso un pezzo di autostrada da Prato a Firenze e viceversa. Chiuso dentro il cofano, senza mangiare o bere, senza miagolare, senza sporcare e, cosa incredibile, senza riportare alcun trauma.

Turbo, gatto selvatico oggi domestico, ha una storia davvero singolare, che ha visto la svolta decisiva una mattina di primavera. Era lunedì, 26 maggio, quando in via Padova a Prato, zona Soccorso, un passante ha sentito dei miagolii insistenti, provenienti da un'automobile in sosta con il motore ancora caldo; e rendendosi immediatamente conto che nell'abitacolo c'era un gatto, ha chiesto rinforzi ad altri passanti per liberarlo. Ha cercato anche di rintracciare il proprietario della macchina che, completamente ignaro della presenza del “clandestino”, era andato nel suo ufficio a lavorare.

È così che Giovanni Foggi, commercialista pratese, viene a sapere cosa sta accadendo. Scende in strada per raggiungere l'auto e una volta aperta la portiera, non crede ai suoi occhi, anzi, meglio ancora alle sue orecchie: quello che sente è un miagolio che proviene proprio dal punto dove c'è il motore...

Non c'è dubbio, la voce è quella di un gattino, che non si vede ma si sente molto chiaramente. Spiega Foggi, che adesso è il proprietario ufficiale del micio viaggiatore: «Per tirarlo fuori dal suo nascondiglio, si sono mossi in tanti, tra mille difficoltà, dovute un po’ dal calore dell'auto, un po’dall'autentico terrore del povero micino, che non ne voleva saperne di incontrarsi con gli umani. Tant'è che appena uscito dall'auto è scappato, andando a rifugiarsi nel motore in un'altra macchina, fortunatamente con il motore spento e poi in un'officina abbandonata, passando da un finestrino a livello della strada e facendo un volo di oltre quattro metri».

Fra una peripezia e l'altra Turbo finalmente è stato catturato e portato dal veterinario per un controllo. «Stava benissimo ma bisognava decidere cosa farne», spiega il commercialista, confessando che di abbandonarlo non se la sentiva proprio.

«Non sono io - continua il racconto - che ho trovato lui, ma lui che ha trovato me... Ho pensato questa cosa ,e con il conforto della mia compagna, ho deciso di tenerlo. Ora lui è diventato più docile, è meno spaventato, non combina guai e si fa coccolare anche dai miei due figli, che lo hanno accolto subito con tante coccole... È diventato insomma un gatto domestico: sporca nella sua cassetta, mangia con appetito e soprattutto non ha più paura degli umani, perché ha capito che può fidarsi di loro ( anche se non di tutti) e che, su un morbido cuscino, si sta più comodi che nel motore dell'automobile o in un'officina abbandonata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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