Il Tirreno

Livorno

Due rapine in tre giorni arrestati 3 di una banda

di Lara Loreti
Due rapine in tre giorni arrestati 3 di una banda

Fermati all’hotel Giappone: in camera soldi, cellulare e un portafoglio rubato Hanno fatto colpi in mezza Toscana. La polizia alla ricerca degli altri componenti

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LIVORNO. Due rapine, una a segno e una tentata, in tre giorni. Una banda di sei persone che, come accertato dalla polizia, ha seminato panico in città ma non solo: ricercata in mezza Toscana per colpi fatti a Firenze, Massa e Carrara. Ma tre di loro sono stati individuati, pedinati per giorni e infine arrestati dalla squadra mobile della polizia. A incastrarli, un Gps posizionato sul mezzo da loro usato per delinquere.

Un’operazione della squadra mobile, guidata dal dirigente Giuseppe Testaì, che ha lavorato insieme ai colleghi di Firenze, anche loro sulle tracce della banda. I fermati sono tre napoletani, nati e residenti ad Acerra (Napoli), di 22, 25 e 22 anni. Sono accusati in concorso di una tentata rapina aggravata ai danni di un livornese avvenuta il 7 giugno, e di un altro agguato nei confronti di una romena che abita in città. In carcere sono finiti i fratelli Mario e Gennaio Sorianello, e l’amico Salvatore Di Fiore.

Il primo episodio è stato segnalato alla polizia dai cittadini tramite il 113. Un livornese chiama e informa gli agenti delle volanti due uomini via Bicchi ad Ardenza, intorno alle 18 hanno aggredito un passante: lo hanno avvicinato con la scusa di vendergli delle cassette della frutta, ma poi gli hanno strappato il portafoglio senza però riuscirci, per la resistenza da parte della vittima. Durante la fuga, uno dei due, lo stesso che ha tentato di strappargli il portafoglio, lo ha minacciato pesantemente: «Se mi denunci ti brucio l’auto». Poi i due fuggono a bordo di un autocarro Fiat Doblò. Poco dopo il mezzo viene individuato in via Dei Pensieri, vicino all’hotel Atleti. Grazie al Gps, già installato a scopo di indagine a bordo del mezzo, viene fuori che quello stesso furgone, il giorno della rapina si trovava proprio in via Bicchi, a pochi passi dalla casa della vittima. La polizia a quel punto inizia un’indagine fatta di pedinamenti e appostamenti, che permette di verificare che la “banda” in questione in realtà è composta da sei persone. Il gruppo viene seguito e pedinato dalla squadra mobile finché lunedì della scorsa settimana, i sei, con al seguito alcuni borsoni, entrano all’interno dell’hotel Giappone.

Non è tutto. Il giorno dopo, succede un altro episodio. Due uomini a bordo di una Smart grigia, a mezzanotte e mezza rapinano una prostituta romena di 20 anni residente in città. La donna, dopo esser stata picchiata, viene derubata di 70 euro e del cellulare, il tutto dopo un rapporto sessuale. La squillo sporge denuncia e fornisce agli investigatori indicazioni sulle descrizioni degli autori della rapina e delle lesioni subìte (per le quali viene refertata con prognosi di tre giorni).

A quel punto, scatta la perquisizione nella stanza dell’hotel Giappone: visti i precedenti di polizia di alcuni di loro (rapina e reati contro il patrimonio in genere), si teme che all'interno della camera possano essere occultate armi o materiale esplodente. Quindi la polizia interviene con la massima cautela. In camera vengono trovate solo le 3 persone. Ma la perquisizione permette anche di ritrovare un bel po’ di soldi, 1475 euro, che però i tre non sanno né quantificare né giustificare. Le successive perquisizioni eseguite all’interno dei mezzi in uso ai tre e cioè il Fiat Doblò, un Piaggio Porter ed una Smart, permette di ritrovare sia il cellulare Nokia della romena vittima della rapina sia un altro portafoglio azzurro Carpisa, su cui nessuno dei 3 sa fornire spiegazioni.

Le foto segnaletiche degli indagati vengono poi mostrate dalla polizia alle vittime, che li riconoscono senza dubbi come autori dei reati a loro contestati.

A quel punto i tre, dopo gli accertamenti di rito, sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e portati in carcere, visto il pericolo di reiterazione di reati, che secondo la polizia, è dimostrato dalla serialità dei colpi dai tre messi a segno in varie zone della Toscana, e valutata la loro pericolosità sociale per aver agito nei confronti di persone sole e anziane e verso donne indifese come è accaduto per la squillo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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