Toscana
Crocchi dovrà risarcire 780mila euro a Porto 2000
L’ex direttore della società è stato condannato dal giudice del lavoro Lui aveva chiesto 76mila euro come Tfr ma il tribunale gli ha dato torto
LIVORNO. Quelle fatture false e/o gonfiate sull’acquisto di carta igienica e altri prodotti da bagno, firmate da Bruno Crocchi, erano diventate proverbiali ai tempi in cui, nel 2007, era scoppiata la bomba della Porto 2000. Oggi, a distanza di sette anni, quei “costosissimi” rotoli di carta igienica, destinati ai servizi della Porto 2000, continuano a far parlare di sé. Questa volta risuonano nelle aule del tribunale del lavoro. Nei giorni scorsi la giudice Raffaella Calò ha firmato una sentenza che condanna l’ex direttore generale della Porto 2000, Bruno Crocchi appunto, al maxi risarcimento di 782.419,97 euro. Una cifra notevole che, secondo il tribunale, così come denunciato dalla stessa Porto 2000, corrisponde al danno subìto dalla società a seguito della sovrafatturazione (e quindi del pagamento indebito) e della contabilizzazione delle false fatture firmate da Crocchi. Fatture emesse da Giorgio Parlagreco, imprenditore e fornitore di carta e prodotti per l’igiene durante la gestione del presidente Bruno Lenzi, e dalla ditta Cgm, che invece si occupava dei servizi di sorveglianza delle banchine.
A coinvolgere il tribunale del lavoro nella vicenda Porto 2000 era stato lo stesso Crocchi. Dal 2003 al 2006, nel periodo a cui risalgono le fatture contestate, il dirigente era direttore commerciale, finanziario e del personale della società. In base al suo ruolo, come emerge dalle carte, in quegli anni Crocchi liquidò 105 fatture di carta igienica e altri prodotti per oltre 700mila euro al lordo dell’Iva. Fatture che secondo la Finanza erano gonfiate: era stato infatti calcolato che gli importi liquidati erano 15 volte superiori a quelli reali. L’effettivo consumo di merce, secondo quanto emerso dall’inchiesta, era di 10mila euro al mese, e non di 150mila come invece si leggeva sulle fatture. Quando l’anno dopo esplose il caso, Crocchi fu licenziato. E a quel punto si rivolse al tribunale del lavoro per avere un trattamento di fine rapporto di 76.418,43 euro.
Nel febbraio 2008 il tribunale di Livorno, ricevuta la richiesta, notificò alla Porto 2000 il pagamento di quella somma a Crocchi, a titolo di tfr. Ma la società, rappresentata dall’avvocato Paolo Bassano, fece opposizione, lamentando un credito ben superiore alla richiesta dell’ex direttore, proprio in riferimento alla storia della carta igienica (per la quasi totalità dell’importo) e dei servizi della Cmg (per 60mila euro circa).
«Crocchi firmava quelle fatture senza mostrarle al responsabile dell’ufficio acquisti Gianluca Dani, che è del tutto estraneo ai fatti - spiega l’avvocato Bassano - In quel periodo, Dani ne firmò solo tre, le uniche che gli furono sottoposte». Crocchi a questo proposito disse che la grafia delle firme sulle fatture non era sua, ma la perizia grafologica lo ha smentito.
Di parere opposto l’avvocato Vito Vannucci, che invece difende Crocchi: «Perché mai un direttore commerciale dovrebbe controllare gli arrivi in magazzino? Quel compito era di Dani, non di Crocchi». Vannucci critica la sentenza senza troppi giri di parole: «È sbagliata nella ricostruzione dei fatti perché da una parte si basa su quanto emerso nell’indagine e nel processo penale, dall’altra però la sentenza c’è stata prima della fine del processo, che avverrà il 30 giugno. Noi avremmo preferito che anche il giudice del lavoro avesse aspettato. Noi, a questo punto forse faremo appello, ma prima aspetteremo quella data».
Lara Loreti
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