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Livorno

«Siamo noi il numero uno al mondo»

«Siamo noi il numero uno al mondo»

L’azienda produce camere iperbariche high tech. In pochi anni da 3 a 150 addetti

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LIVORNO. Drass è il numero uno al mondo nelle camere iperbariche formato super. Nel senso che, a esser più precisi, stiamo parlando degli impianti di saturazione iperbarica che rappresentano una sezione intera di speciali navi-appoggio per le immersioni a 300-350 metri di profondità. Serve nel settore degli impianti petroliferi offshore, nella posa dei cavi sottomarini, nelle teste-pozzo.

L’equivalente di una navicella spaziale: però. invece che spedirla in orbita, la missione speciale è in fondo al mare. Tant’è vero che per abituare l’organismo a queste pressioni record si impiegano due settimane (più altre due per la decompressione).

Bisogna prevedere tutto, anzi tuttissimo: per questo l’affidabilità delle procedure, dei software, dei materiali e degli assemblaggi dev’essere ultraperfetta. Ogni errore si paga caro: e se l’incubo di ogni astronauta è sparire nel nulla durante una passeggiata all’esterno della navicella, in queste iper-camere iperbariche un guasto grave avrebbe sul corpo l’effetto di una esplosione con i fluidi interni che subirebbero un effetto solo lontanamente immaginabile se pensiamo a una Coca cola che esplode dopo averla agitata.

La Drass la sua fama di numero uno se l’è conquistata in una decina d’anni andando a scalzare il primato della tedesca Draeger (che ora ha ripiegato su altre produzioni) e di un gigante come l’inglese James Fisher. Per rimanere la prima della classe ha bisogno di materiali e componenti di altissima qualità: «Ecco perché – spiega il titolare Sergio Cappelletti – preferiamo produrre al nostro interno sia i sistemi di automazione sia i componenti da realizzare con le macchine a controllo numerico.

Le “campane” della camera iperbarica, no: gliele producevano ditte della zona: ma l’una dopo l’altra hanno chiuso o sono in pesanti difficoltà, quasi un simbolo della deindustrializzazione del nosrro Paese e del nostro territorio. Risultato: «Abbiamo iniziato a realizzarcele per conto nostro», dice Cappelletti: «Lo facciamo con una fabbrica che ho aperto in Romania e ha lo stesso standard di qualità. Perché in Romania e non qui? Perché ho bisogno di quel prodotto subito, invece qui sarei ancora in attesa delle autorizzazioni».

L’ingegnere-manager aggiunge anche un altro tassello al puzzle che rappresenta il paradigma d’un declino industriale che ormai non è più dietro l’angolo: «Avevo la possibilità di acquisire una commessa. Avrebbe portato un centinaio di posti di lavoro per un paio di anni. Ma le nuove regole del governo Renzi mi hanno messo le briglie: avrei dovuto assumerli principalmente con contratto a tempo indeterminato. Ho rinunciato alla commessa e quei posti di lavoro sono finiti chissà dove».

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