Il Tirreno

Livorno

Livorno inizi a sfruttare la sua storia

Enrico Mannari
Livorno inizi a sfruttare la sua storia

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L'interessante fotografia del turismo crocieristico presentata alla Camera di Commercio di Livorno ha riproposto la necessità di definire una strategia che renda la città appetibile anche culturalmente a “chi ha già visitato la Toscana ed è in cerca di nuove emozioni".

Mi ha colpito, ma lo sapevamo, che i tour operator indichino come destinazione Firenze e non Livorno, e ciò, è stato detto, non deve sorprendere. Anche Civitavecchia non è indicata, ma è indicata Roma. Ora, con tutto il rispetto per Civitavecchia, Livorno è stata ed è, o almeno può essere, un'altra cosa. Livorno è stata molte cose, come spesso si è scritto, ma in particolare è stata una tappa importante del Grand Tour, meta di artisti e letterati.

Non sono molte le città di medie dimensioni che si declinano in lingua straniera: Leghorn in inglese, Livourne in francese, Liburna in spagnolo. Mi è capitato in occasioni diverse di parlare e di vedere testimonianze significative di e su Livorno, a Londra, a Bruxelles e a Parigi. Si poteva trattare di "faldoni" pieni di documenti al Public Record Office di Londra riguardanti gli anni del secondo dopoguerra, di una piacevolissima conversazione all'Istituto italiano di cultura di Bruxelles, oppure la vista di due belle fotografie di Cartier- Bresson, con la dicitura Livourne, in una bellissima mostra al Centro Pompidou di Parigi.

Penso che molti potrebbero raccontare frammenti di Livorno, quella del cosmopolitismo ebraico sefardita, in città diverse, da New York, a Salonicco, a Istanbul, a Marsiglia e così via.

Mi chiedo, ma questi frammenti che rinviano a tante storie comuni e naturalmente di personaggi livornesi internazionali non potrebbero divenire tasselli di un "brand" da raccontare come una sorta di "citytelling" della città? Ci sarebbero tutte le potenzialità per un progetto di identità competitiva.

Lo storytelling ci dice: senza racconto non c'è comunicazione, senza comunicazione c'è prevalenza degli stereotipi. Ora, gli stereotipi sono la fortuna, ma anche la sciagura. Crescono su basi di realtà, come la satira. Si impongono per proporre autocritica. Ma finiscono per produrre spesso autocompiacimento all'interno e caricatura all'esterno, come spesso avviene per Livorno. Insomma occorre anche raccontarsi, oltre che lasciarsi raccontare integrando il "nuovo"della creatività livornese contemporanea, non becera, con un patrimonio anche "simbolico" di una storia complessa. Un compito fondamentale spetterà al Comune che quasi sempre - nello scambio con tutti i soggetti della rappresentanza e attraverso l'impegno di alcune funzioni che potremmo chiamare della "rappresentazione" (dall'arte all'informazione, dall'educazione allo spettacolo) - è chiamato a promuovere una sintesi del pensiero comune, soprattutto nei momenti di cambiamento.

La fase che la città sta attraversando richiede uno sforzo progettuale ed operativo nuovo a cui chiamare le tante energie esistenti, comunque collocate. Mettere insieme diversi tasselli di una identità comunicativa complessa e attrattiva, significa anche lavoro e occupazione in nuovi settori e far sì che gli autobus dei crocieristi non si dirigano subito a Firenze.

Occorre giocare la partita in attacco, non chiudersi nell'orticello municipalistico, ma rivendicare e proporre il "brand" Livorno nello scenario europeo e mediterraneo, mettendo in piedi tutte le sinergie possibili con i territori della fascia costiera, contribuendo affinchè la Toscana costiera non divenga una periferia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web