Il Tirreno

Livorno

Il cuore biancoverde di S. Jacopo, la “cantina del santo”

Il cuore biancoverde di S. Jacopo, la “cantina del santo”

Stavolta il video di Luciano De Nigris ci porta alla scoperta di un altro spicchio della Livorno del remo: è la “cantina del santo”, cioè il San Jacopo. Parlare di sfide remiere però è anche un pretesto per scoprire le ricchezze del quartiere: come la cripta o come l’abitazione che in realtà era una vecchia torre del sistema difensivo granducale

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LIVORNO. “La cantina del santo” è il titolo del video che Luciano De Nigris dedica alla sezione nautica di San Jacopo. Il legame con il santo è già nel nome del quartiere, caso unico a Livorno, dice il parroco don Alberto Vanzi. «Ma è anche nella pratica concreta, con la cantina che partecipa a vari momenti della parrocchia», aggiunge. La cantina del San Jacopo – dicono dal quartier generale dell’armo biancoverde – non avrà ancora centrato il successo nelle tre principali gare della stagione remiera ma ha alle spalle una lunghissima tradizione: dopo il Venezia, è la più antica della città.

Ma il filmato non si sofferma solo sull’aspetto remiero: sotto i riflettori è il “cuore” del quartiere sul lungomare. Come la cripta sotto la chiesa, come i figuranti della Livornina nel giorno del convegno che in Fortezza Vecchia ha portato San Jacopo all’interno degli itinerari del turismo slow verso la via Francigena. E lo storico Michele Montanelli ci porta alla scoperta di quel che resta a S. Jacopo dell’antico sistema di fortificazioni voluto dal granduca Cosimo de’ Medici: in quella che sembra una normale abitazione, ai lati della porta compaiono due bocche di lupo dalle quali i soldati potevano sparare.

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