Gioco
Una profonda voglia di cambiare Ecco chi ha votato per Nogarin
Il crollo del voto per il Pd: un elettore di Ruggeri su cinque non è andato alle urne al ballottaggio mentre il neosindaco raccoglie il 63,4% da Raspanti, il 70% dal centrodestra e il 73,6% da Cannito
LIVORNO. Il voto a Livorno? Una profonda richiesta di cambiamento. A una settimana dal secondo turno delle elezioni comunali in città, l'eco dell'affermazione di Filippo Nogarin non accenna a stemperarsi, anche per l'evidente valore simbolico dell'evento.
Nei giorni successivi al voto le spiegazioni sul cambio di amministrazione sono state svariate e forse non sempre coerenti. Che il voto abbia aperto dubbi e interrogativi risulta evidente dal semplice confronto fra i dati delle europee, dove il Pd ha conseguito un robusto 52,7%, e quelli delle comunali, dove il Pd ha ottenuto 35,3% e Marco Ruggeri non è andato oltre il 40%.
Per cercare di capire quali siano state le reali dinamiche sottese al successo del sindaco del Movimento 5 Stelle abbiamo fatto ricorso all'analisi dei flussi elettorali col metodo di Goodman, un'analisi statistica che a partire dal voto vero, sezione per sezione, è in grado di restituire l'immagine degli spostamenti di voto in città.
Dalle europee alle comunali. Partiamo dal primo turno (tabella numero 1: flussi in uscita dalle europee alle comunali) e cerchiamo di capire come hanno votato il 25 maggio i livornesi e come si siano orientati rispetto all'offerta politica che soprattutto in comune appariva assai frastagliata (undici candidati).
Come facilmente ipotizzabile, i flussi elettorali evidenziano come primo elemento che il Pd non ha tenuto tutti i propri elettori sul candidato sindaco indicato: il 70,3% di livornesi che ha votato per il Pd alle elezioni europee ha scelto Marco Ruggeri, mentre il 13,8% è andato su Andrea Raspanti e l'11,1% su Marco Cannito o altri candidati. Segno evidente che una parte degli elettori del partito di Matteo Renzi ha preferito optare per altri candidati di area, mentre solo una minoranza opta per il candidato di Beppe Grillo (3,6%).
I problemi per Ruggeri sono arrivati anche da sinistra: solo l'1,7% di cittadini che ha dato il proprio voto a Tsipras (o a Verdi e Idv) ha infatti votato per il candidato Pd, la stragrande maggioranza (68,9%) ha optato per Raspanti e circa un quinto per Cannito (o altri candidati).
Una delle ragioni della storica sconfitta della sinistra livornese sta quindi nell'eterogeneità dell'offerta, unita alla presenza di candidature forti esterne al Pd in grado di catalizzare il voto della sinistra più radicale.
Riassumendo possiamo dire che circa 1 livornese su 10 ha votato per il “moderato” Renzi e ha “tradito” Ruggeri già al primo turno scegliendo candidati più radicali. Se in apparenza questa può sembrare una contraddizione in termini, a nostro avviso non lo è. Il voto per il presidente del Consiglio in questa fase infatti incarna innanzitutto istanze di cambiamento che già con le elezioni primarie erano emerse con forza anche in tutta la Toscana.
Il desiderio dei livornesi di chiudere rispetto al passato (recente) è stato evidente ancor più nel secondo turno, quando tutto l'elettorato si è coalizzato in maniera sorprendente su Nogarin, echeggiando quanto successo con Pizzarotti a Parma.
La rimonta di Nogarin. Torniamo ai numeri e ai flussi elettorali e cerchiamo di capire come il candidato Cinque Stelle sia stato in grado di coprire un distacco di oltre 20 punti al primo turno. Un primo elemento che spiega il risultato (tabella numero 2) è la mobilitazione al voto dei diversi elettorati. Basti osservare che 1 elettore di Ruggeri su 5 non è andato a votare al ballottaggio. In termini assoluti si tratta di circa il 5% degli elettori livornesi. Gli elettori di Nogarin si sono recati alle urne in misura maggiore, ma ad ogni modo questo non sarebbe stato sufficiente a spiegare il risultato. Le ragioni della vittoria del candidato pentastellato risiedono, infatti, nella capacità di raccogliere i voti in tutti gli altri segmenti elettorali: il 63,4% degli elettori di Raspanti ha infatti scelto il neo sindaco, mentre solo il 24,2% ha optato per Ruggeri. Per completare la rimonta Nogarin ha potuto contare anche sul 70% dei voti dei candidati di centrodestra (Elisa Amato, Costanza Vaccaro e Marcella Amadio) e sul 73,6% di quelli di Cannito (e altri candidati).
Gli elettorati. La diversa trasversalità è evidente guardando la composizione dei due elettorati (tabella numero 3: composizione degli elettorati attuali - da dove arrivano i voti per il ballottaggio rispetto al primo turno): mentre Ruggeri ha raccolto l'85,2% dei consensi al ballottaggio tra i propri elettori del primo turno, Nogarin ha raccolto gran parte dei voti fuori dal Movimento e il suo elettorato è un mix molto equilibrato di elettori grillini, di sinistra, centrosinistra e di centrodestra. In definitiva Nogarin è riuscito a far cambiare idea fra primo e secondo turno a circa il 18% dei livornesi.
Il voto contro. Proprio nelle ragioni della vittoria si nasconde la sfida principale per il nuovo sindaco. Nogarin dovrà ascoltare a fondo e capire le esigenze profonde di una città che comunque al primo turno si è rivelata molto distante da lui. Il voto a Livorno è anche descrivibile come un voto contro: un voto in opposizione a una classe dirigente locale più che a un partito, visto l'esito delle europee.
Un segnale che però potrebbe anche non rimanere circoscritto nei confini cittadini. Le istanze di cambiamento e profondo rinnovamento degli elettori toscani (soprattutto di quelli di sinistra) sono ormai conclamate. Le prossime elezioni regionali saranno per il Partito Democratico un test fondamentale.
Luca Comodo
Aldo Cristadoro
(Ipsos Public Affairs)
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