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Livorno snobba gli sconti sulla Tasi

di Giulio Corsi
Livorno snobba gli sconti sulla Tasi

La scelta dell’amministrazione Cosimi: niente detrazioni. E l’ex assessore Nebbiai spiega: avremmo dovuto alzare l’aliquota

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LIVORNO. Domani è l’ultimo giorno per pagare la prima tranche della Tasi, il tributo per i servizi indivisibili dovuto per le unità immobiliari adibite ad abitazioni principali, pertinenze comprese. Per 52mila livornesi sarà una tassa assai più leggera rispetto alla famigerata Imu, ma per 24mila livornesi ci sarà un aumento, in taluni casi anche sostanzioso. Si tratta dei proprietari di abitazioni di tipo A3, A4, A5, cioé di tipo economico, popolare e ultrapopolare. Per alcuni di loro la decisione dell’amministrazione Cosimi di eliminare le detrazioni significherà addirittura pagare la tassa per la prima volta, come si può vedere negli esempi qua a fianco.

Proprio il tema delle detrazioni è tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni. In Italia soltanto un Comune su due ha deciso di praticare gli sconti, come illustrato ieri dal Sole 24 Ore. Livorno non è tra questi. E così d’un tratto è sparita quella parte di progressività che era garantita nell’Imu grazie allo sconto fisso di 200 euro per tutti e al bonus aggiuntivo di 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni d’età. Quegli sconti fino all’anno scorso permettevano di cancellare l’imposta per le case di valore minore e per le famiglie molto numerose, incidendo assai meno sulle case di maggior valore catastale. L’amministrazione Cosimi però ha deciso di non praticarli, limitandosi alla versione originaria della legge (che infatti non prevedeva detrazioni d’alcun tipo), anche se in realtà avrebbe poi potuto inserirli vista la modifica al testo legislativo intervenuta successivamente.

Scelta giusta o sbagliata? Di certo oggi, l’autore di quella scelta, l’ex assessore al bilancio Valter Nebbiai, la difende con convinzione appellandosi alla scelta di non innalzare l’aliquota base. «Avevamo la facoltà di alzare l’aliquota base dal 2.5 per mille al 3.3 - spiega Nebbiai -. Ma non l’abbiamo fatto». Ma le detrazioni che c’entrano? «C’entrano eccome - risponde Nebbiai -, perché se le avessimo adottate avremmo dovuto alzare al massimo l’aliquota. Lasciandola invece al 2.5 per mille, la maggioranza dei cittadini si troverà adesso da pagare Tasi il 40, 50% in meno rispetto all’Imu».

La scelta è stata esclusivamente politica. «In città ci sono 24mila abitazioni di tipo A3, A4, A5 che nel 2012 non hanno pagato quasi niente di Imu - evidenzia Nebbiai -. Pensate che su 26 milioni di entrate, 23 milioni sono arrivati dalle 52mila case di tipo A2 e soltanto 3 milioni dalle 24mila case di tipo economico e popolare. Ritengo che sia giusto riequilibrare almeno in parte questa forte differenza di contribuzione che c’era con l’Imu grazie alle detrazioni».

«Voglio aggiungere - continua Nebbiai - che non dovranno pagare la Tasi gli affittuari: il Comune poteva determinare una percentuale a loro carico ma non l’ha fatto, e siamo una delle poche città in Italia ad aver effettuato questa scelta. La nostra speranza è che questa decisione dia un po' di respiro a a diverse famiglie e a tantissimi negozianti».

Rispetto ai 26 milioni arrivati nel 2012 grazie all’Imu, quest’anno la Tasi ne porteràrà nelle casse comunali soltanto 16. Nebbiai però rassicura il neo sindaco Nogarin: «Abbiamo lasciato i conti in ordine alla nuova amministrazione e mi fa piacere che il nuovo sindaco abbia riconosciuto pubblicamente come il nostro bilancio sia virtuoso - dice l’ex assessore al bilancio -. I 10 milioni di entrate che mancheranno rispetto all’Imu arriveranno da una riduzione di spesa di 3 milioni, da altri 4 milioni dalla caccia all’evasione fiscale per la quale abbiamo incrementato uffici e personale, e altri 2 e mezzo derivanti dall’abbassamento da 15 a 12.5 del fondo di svalutazione dei crediti che era sopravalutato rispetto ai parametri del ministero dell’economia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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