Il Tirreno

Livorno

Naufragio a Vada, quattro in mare: salvi

di Lara Loreti
Naufragio a Vada, quattro in mare: salvi

Peschereccio colpito da un motoscafo all’alba affonda e l’equipaggio finisce in acqua. Arrivano capitaneria, finanza e pompieri

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LIVORNO. «Siamo stati speronati, stiamo per affondare, fate presto. Aiuto!». Voci agitate, tono spaventato. C’è tanta paura nel concitato may day che ieri all’alba arriva sulle frequenze radio del canale marino 16.

La persona che chiede aiuto dice di trovarsi con il suo equipaggio a bordo di un peschereccio a tre miglia e mezzo dalle Secche di Vada e sette dalla costa. Poco dopo, i 4 precipitano in mare. A salvarli, in un drammatico soccorso, ci pensano i membri dell’equipaggio dell’altra imbarcazione. Tutti salvi, ma quanta paura.

Un intervento di soccorso difficile, coordinato dalla Capitaneria di porto e dal Reparto aeronavale della Guardia di finanza, guidato da Italo Spalvieri. Sul posto, due motovedette militari, arrivate in pochi minuti dal porto mediceo, e un mezzo nautico dei sommozzatori dei vigili del fuoco, anche loro partiti in tutta fretta dal porto.

Sono le 5.25 quando l’allarme arriva alle sale operative dal peschereccio, San Procolo, che è della cooperativa livornese Azimut, la stessa della Santa Lucia, l’imbarcazione al centro del terribile naufragio con due morti, successo nel gennaio 2012.

Il motopesca livornese, 12 metri, specializzato anche nella pesca di rossetti, è affondato dopo una collisione con un motoscafo del tipo Boston Whaler, lungo dieci metri. In quel punto, il fondale è di 60 metri. Uno spavento enorme, ma per fortuna senza gravi conseguenze. I quattro componenti membri dell’equipaggio, tre livornesi e un nordafricano, sono salvi: si tratta della famiglia Frasca, i fratelli Ciro e Stefano e il babbo Vincenzo. Con loro c’è anche un marinaio tunisino. A bordo del motoscafo, invece, ci sono cinque persone, tra cui un bambino di 11 anni. Gli altri sono il timoniere, che è un ungherese, e altri tre italiani, di cui uno munito di patente nautica.

Il motoscafo, diretto in Corsica per una battuta di pesca, è finito con la prua contro la fiancata del peschereccio, che in quel momento, come accertato dalla Guardia costiera, era fermo e stava tirando su le reti. La nebbia di certo non ha aiutato il motoscafo: c’era un banco molto fitto e la visibilità era scarsa.

I quattro naufraghi vengono recuperati dall’acqua con grande difficoltà. Sono tutti sotto shock, ma non hanno ferite. In quel momento, pochi istanti dopo la fase più dura del salvataggio, arrivano i soccorritori di Finanza, Capitaneria e vigili del fuoco, che si assicurano che siano tutti sani e salvi. Poi, lo stesso motoscafo sbarca i naufraghi al porticciolo di Marina di Cecina, dove ad attenderli ci sono i volontari inviati dal 118 insieme al medico. Per fortuna, per nessuno di loro è necessario il ricovero in pronto soccorso. Ma il dispiacere è immenso: la barca, fonte di lavoro e simbolo di tanto sacrificio oltre che di un forte legame affettivo, è irrecuperabile. I pescatori sono disperati.

La Capitaneria di porto, dal canto suo, raccoglie le testimonianze e tutti i dati per ricostruire l’esatta dinamica dello scontro. Ora gli esperti della sezione giudiziaria di Vada stanno indagando sulle cause del naufragio: pare che a determinare la collisione sia stata la presenza di nebbia che ha causato la scarsa visibilità.

La Guardia costiera è al lavoro per accertare le eventuali responsabilità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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