Italia
Mendella respinge le accuse: «Mai preso soldi»
Inchiesta su tangenti a colonnello Guardia di finanza: quattro ore di interrogatorio di garanzia
«Non ho mai ricevuto soldi, anzi ho presentato più volte all'autorità giudiziaria, tra il 2011 e il 2013, comunicazioni in ordine a reati ascrivibili ai fratelli Francesco e Giovanni Pizzicato».
E' durato circa quattro ore l'interrogatorio di garanzia, nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, del colonnello Fabio Massimo Mendella, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, arrestato mercoledì scorso con le accuse di concussione per induzione e rivelazione di segreto.
Davanti al gup del Tribunale di Napoli Dario Gallo, l'ufficiale, assistito dagli avvocati Alfonso e Guido Furgiuele, ha respinto tutti gli addebiti affermando di non avere mai ricevuto denaro, quando era responsabile a Napoli delle verifiche fiscali, dai fratelli Pizzicato (gli imprenditori che lo accusano) ma anzi di avere redatto ben sette informative nelle quali si denunciavano le frodi fiscali da loro commesse (per una delle quali, ha sottolineato, Mendella ricevette anche un encomio). L'ufficiale ha anche evidenziato come l'ultima informativa sia del giugno 2013 ricordando che a novembre l'imprenditore Giovanni Pizzicato si è presentò in Procura per denunciare la presunta concussione bloccando gli effetti dell'informativa.
Mendella ha anche sostenuto di avere pagato la vacanza in Sardegna del 2006, nel corso della quale, grazie all'amico commercialista Pietro Luigi De Riu (anch'egli arrestato nell'ambito dell'inchiesta), conobbe Giovanni Pizzicato.
Quanto al patrimonio immobiliare da lui posseduto, che varrebbe meno dei 900.000 euro secondo i calcoli dalla Digos, ha spiegato di averlo acquistato con denaro di provenienza lecita come ritiene di avere dimostrato grazie a documenti. Un altro punto affrontato è stato quello dello spostamento a Roma della società Gotha, dei fratelli Pizzicato, avvenuto subito dopo il trasferimento nella capitale dell'ufficiale. Secondo Mendella, l'autorizzazione a indagare in deroga riguardava altre società dei Pizzicato con sede a Milano nell'ambito di un'inchiesta ampia su presunte illegalità fiscali commesse dagli imprenditori.
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