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Fedele & company «50 anni di carcere per gli imputati»

Livorno, oltre 50 anni di carcere. Sono quelli che ha chiesto il pubblico ministero Antonio Giaconi nei confronti degli imputati (rimasti) nel maxi processo per un presunto giro di droga e usura

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LIVORNO. Oltre 50 anni di carcere. Sono quelli che ha chiesto il pubblico ministero Antonio Giaconi nei confronti degli imputati (rimasti) nel maxi processo per un presunto giro di droga, usura, furti, riciclaggio e ricettazione che sarebbe stato organizzato tra Cecina, Piombino e la Val di Cornia tra il 2000 e il 2006. E che vedrebbe il suo fulcro centrale in Michelangelo Fedele, secondo gli inquirenti «il capo indiscusso dell'organizzazione, della quale facevano parte numerosi collaboratori». Ma proprio il reato più grave tra quelli contestati, l’associazione a delinquere, si sarebbe ormai prescritto, e dunque lo stesso magistrato ha chiesto al collegio, presieduto dal giudice Antonio Del Forno, l’assoluzione per quelli imputati ai quali veniva contestato.

«Nonostante questo - ha tenuto a precisare il pm nella requisitoria - le intercettazioni telefoniche e ambientali, fulcro delle prove, dicono che l'associazione emergerebbe in modo nitido».

Per Michelangelo Fedele, che durante l’ultima udienza ha preso la parola per fare delle dichiarazioni spontanee nelle quali ha contestato uno ad uno i reati che gli vengono imputati, il pubblico ministero ha chiesto 4 anni di reclusione per alcuni episodi di usura e riciclaggio oltre a una maxi multa da 40mila euro.

Più pesante è stata la richiesta nei confronti di un’altro degli imputati chiave, Marcello Verdiani, tutt’ora in carcere.  «È impressionante - ripete Giaconi - l’attività criminale del Verdiani, non solo in materia di furti, ma anche di stupefacenti. Ci sono prove che lo qualificano come un vero e proprio professionista del crimine. Un quadro - tiene a precisare - non meritevole delle circostanze attenuanti generiche». Ecco perché la pena richiesta è la più alta: 10 anni e 50mila euro di multa

Per Franco Marsili, invece, considerato l’uomo che avrebbe tenuto d'occhio la zona della bassa Val di Cecina, curando essenzialmente i rapporti con i destinatari dei prestiti erogati da Michelangelo Fedele, il pubblico ministero ha ritenuto che debba esser riconosciuto responsabile dei reati in materia di stupefacenti e dunque essere condannato a 6 anni di reclusione e 22mila di multa. Per Roberto Cristini, invece, è stato chiesto un anno e 6 mesi, stessa pena per Renzo Tedeschi. Due mesi in più a Domenico Scarpulla. Stessa richiesta per Natale Osiride.

Ad Andrea Settepassi (38 anni) è stata riconosciuta la prescrizione, come a Giorgio Cignoni, piombinese 46 anni, Maurizio Fiaschi altro piombinese di 45 anni e Natale Salti. Sei anni di carcere e 30mila euro di multa per l'albanese Qamil Domi. Altri 18 anni complessivi sono stati invece chiesti per gli altri imputati.

Al termine della richiesta il collegio ha fissato le ultime due udienze. Il 14 novembre toccherà alle repliche delle difese, mentre il 19 dicembre, a distanza di sei anni dall’apertura del dibattimento arriverà la sentenza.

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di Redazione web