Gioco
Ecco quanti quattrini portano le love boat
Solo l’11,2% dei crocieristi che arriva a Livorno resta a bordo della love boat. Il resto se ne va a spasso. Ma dove? Ogni mille di quanti scendono dalla nave da crociera 670 se ne vanno subito fuori...
Solo l’11,2% dei crocieristi che arriva a Livorno resta a bordo della love boat. Il resto se ne va a spasso. Ma dove? Ogni mille di quanti scendono dalla nave da crociera 670 se ne vanno subito fuori Livorno verso le altre città toscane perché hanno già acquistato ecsursioni organizzate, altri 180 li seguono verso Firenze, Pisa o Lucca ma si arrangiano da soli in treno o bus, una novantina se la cava utilizzando taxi o nollegio con conducente, una cinquantina si muove per conto proprio nella nostra città a piedi o usando i mezzi pubblici, appena 8 seguono escursioni organizzate con destinazione Livorno e un paio se ne vanno, sempre in escursioni organizzate ma in provincia (Bolgheri).
È la fotografia scattata da Francesco Di Cesare (foto a sinistra) con l’équipe di Risposte Turismo. Anche quest’anno Livorno si attesterà attorno ai 730mila crocieristi (ma con meno navi: da 420 a 350). Però la città deve smetterla di piangersi addosso: rispetto al record del milione di turisti del 2012 ha preso una bella sberla, ma – afferma – se Livorno è ormai stabilmente fra i porti di rilievo del Mediterraneo. Ma un paio di anni fa fra i primi otto e ora al 14º posto.
Lo studioso mira a dare la dimensione di cosa significhi il turismo crocieristico in termini di ricaduta per l’economia sulla base dei numeri del 2013. Le spese dirette dei crocieristi a terra sono quantificabili in 9,52 milioni di euro», altri 1,7 milioni arrivano dalla ricaduta diretta delle spese dei membri degli equipaggi, ammontano a 11,1 milioni le spese che le compagnie sostengono per terminal, servizi tecnico-nautici e altri costi portuali. Se mettiamo nel conto anche il giro d’affari indiretto che si genera, secondo Di Cesare si arriva a 43,6 milioni. Ma allargando lo sguardo fuori dai confini localistici, ecco che l’ingranaggio arriva a “produrre” quasi 71 milioni di “ricchezza” con la creaizone di poco più di mezzo migliaio di posti di lavoro (e 11 milioni di redditi).
Secondo Di Cesare l’oibiettivo strategico di Livorno è offrirsi ai “repeaters”, a chi cioè ha già visitato la Toscana ed è in cerca di nuove emozioni. Nel dibattito è intervenuto anche Massimo Provinciali (foto a sinistra), numero due dell’Authority, che ha ribadito l’esigenza di fare di Livorno un home-port. «E il miglior asso nella manica – avverte – è l’alleanza con l’aeroporto di Pisa: certo, noi con la privatizzazione di Porto 2000 e loro con l’ingresso del socio argentino stiamo attraversando una fase complicata, ma subito dopo bisognerà occuparsene». Ci sono pochissimi porti che hanno un aeroporto importante così vicino, con la possibilità di avere come bacino di riferimento mezza Europa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
