Gioco
Così Firenze affida il Pd al braccio destro di Renzi
L’europarlamentare Danti “commissario-traghettatore” fino alle regionali «A Livorno per ricostruire e aiutare il partito a ritrovare la fiducia della città»
LIVORNO. Dopo il crollo elettorale che ha incoronato Filippo Nogarin (Movimento 5 Stelle) sindaco di Livorno, i vertici del Pd regionale hanno deciso di mettere il partito di via Donnini nelle mani dell’europarlamentare e braccio destro di Matteo Renzi, Nicola Danti.
Sarà lui, di fatto, il “commissario-traghettatore” del Pd livornese. Perché se anche da Firenze per ora non vogliono usare la parola commissariamento («non pensiamo sia questa la necessità del momento e speriamo nemmeno di doverci arrivare in futuro», ha sottolineato ieri il segretario regionale Dario Parrini), dicono chiaramente che «c’è bisogno di un aiuto per ricostruire, per far ripartire il partito e aiutarlo a recuperare il rapporto con la città».
L'ipotesi di intervento esterno dopo il terremoto elettorale era nell’aria già da qualche giorno. Tanto più se si considera che il segretario territoriale Samuele Lippi è stato eletto sindaco di Cecina, e quello comunale, Jari De Filicaia, ha messo sul tavolo le dimissioni, chiedendo di fare altrettanto ai segretari dei circoli cittadini.
Il nome di Danti per dare una mano al Pd livornese in questa fase delicatissima è stato fatto dalla segreteria regionale che si è riunita giovedì a Firenze. Domani si riuniranno a Livorno le segreterie comunale, territoriale e regionale. Arriveranno Dario Parrini, il responsabile regionale degli enti locali Stefano Bruzzesi, e lo stesso Danti. Non solo: è atteso il responsabile nazionale enti locali, Stefano Bonaccini.
Danti, neoeletto al parlamento europeo con quasi 80mila voti, è uno degli uomini più vicini al premier Renzi. È membro della segreteria regionale (portavoce) e della direzione nazionale, e ha coordinato i comitati per Renzi durante le primarie del dicembre 2013. «La segreteria regionale – conferma – mi ha incaricato di prendermi cura di quello che sta accadendo a Livorno, reimpostare un lavoro per far ripartire il partito in maniera diversa. Domenica stabiliremo tempi e modalità». «Non è questo – mette le mani avanti – il momento di parlare di commissariamento. Non ci sono stati atti formali. Siamo nella fase dell’individuazione di una persona. Vedremo insieme». Tra i circoli c’è già chi parla di un possibile coordinamento misto Livorno-Firenze guidato da Danti.
Lui intanto ripete che «la segreteria regionale mi ha individuato per dare una mano a far ripartire il Pd livornese su un processo di cambiamento, che visti i risultati è necessario». Una “renzianizzazione” di via Donnini? Perché negli ultimi anni il Pd labronico è stato il più bersaniano e il più cuperliano della Toscana. Salvo poi in parte ricredersi quando alle primarie di dicembre, con i segretari livornesi schierati per Cuperlo, gli elettori all’ombra dei Quattro Mori hanno scelto in massa Renzi.
«Renzianizzazione è un termine sbagliato – controbatte Danti – qui non si tratta di renzianizzare, non c’entrano le leadership nazionali, si tratta di ripartire in modo diverso. Far sì che il Pd di Livorno ritrovi, sulle questioni più importanti, la fiducia della città. Il gap che c’è stato tra elezioni europee e amministrative mette in evidenza una difficoltà oggettiva». «Già lo scorso anno – chiosa – si doveva forse prendere atto che c’era un processo che vedeva il Pd di Livorno perdere di più rispetto ad altri Pd toscani, con la crescita dei 5 Stelle».
Ma l’intenzione è di avere un “aiuto” fino a un vicino congresso o di superare le elezioni regionali del 2015? Perché, inutile girarci intorno, quel voto rappresenterà un banco di prova importante, non solo in città. «In un partito serio – premette Danti – si discute, decideremo tutto domenica». In ogni modo «penso che un partito che deve ricominciare non possa fare in un mese un congresso con le tessere. Questo è un partito che ha bisogno in un anno di ripartire dalla base, dal rimettere insieme le persone, chiedendo ai tanti che già lo hanno fatto di reimpegnarsi». Quindi «faremo le elezioni regionali e dopo ci sarà anche un congresso...».
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