Il Tirreno

Livorno

il ritratto del giudice

«Voleva arricchirsi sfruttando il suo ruolo»

«Voleva arricchirsi sfruttando il suo ruolo»

LIVORNO. Fabio Massimo Mendella voleva arricchirsi sfruttando il suo ruolo di pubblico ufficiale. È questa la descrizione dell’ufficiale che emerge nelle parole del giudice che ha firmato l’ordinanza...

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LIVORNO. Fabio Massimo Mendella voleva arricchirsi sfruttando il suo ruolo di pubblico ufficiale. È questa la descrizione dell’ufficiale che emerge nelle parole del giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare.

Scrive il gip nel capitolo che riguarda il pericolo di reiterazione del reato: «Le condotte contestate sono tutte ispirate da finalità lucrative e di personale arricchimento economico e non sono legate a situazioni di carattere contingente o specifiche, ma assumono il tratto di una vera e propria abitudine a delinquere, con caratteristiche di professionalità nel reato».

Dunque dei veri criminali. «Il Mendella - scrive il giudice - con il determinante ausilio del De Riu (l’amico commercialista) ha in modo permanente, asservito la sua importante funzione pubblica ad interessi privatistici e di personale arricchimento. E il tempo trascorso dai fatti è, a fronte della loro gravità, del tutto irrilevante».

È in questo quadro che il giudice accoglie per i due indagati la richiesta della misura cautelare in carcere presentata dai pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.

«Misure cautelari di natura fiduciaria - si legge - sarebbero certamente inidonee a recidere ogni collegamento tra gli indagati e gli ambienti in cui sono maturati i delitti e a scongiurare azione volte ad inquinare le prove».

Anche perché - come spiega il magistrato - «le condotte degli indagati sono maturate nell’ambito della più ampia e articolata struttura della Guardia di Finanza, dove le indagini devono necessariamente proseguire per individuare sua eventuali complicità di altri soggetti, sia eventuali episodi delittuosi analoghi».

Tra le ipotesi di misura cautelare è stata scartata anche quella del braccialetto elettronico perché «non appare concretamente idoneo a scongiurare eventuali manovre inquinanti, peraltro già poste in essere», anche per quello che riguarda i più stretti familiari.

(f.l.)

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