Italia
Sos piscine, i cittadini dicano cosa vogliono
Il 9 luglio tornerà all’asta il complesso degli impianti sportivi che dalla primavera di cinque anni fa è diventata forse la rogna più grossa con cui il municipio di Collesalvetti deve fare i conti....
Il 9 luglio tornerà all’asta il complesso degli impianti sportivi che dalla primavera di cinque anni fa è diventata forse la rogna più grossa con cui il municipio di Collesalvetti deve fare i conti. Un’apocalisse per un piccolo Comune: doveva essere il fiore all’occhiello e si è trasformato invece in una zavorra che rischiava di portare a fondo una amministrazione.
Il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci, mentre mette in vetrina la sua nuova giunta, dice che nella scorsa legislatura il primo anno l’ha passato a cercare di perimetrare i danni come se fosse lo sversamento di una petroliera nel mezzo della baia, il resto a «cercare di trovare nuovi operatori che venissero a investire qui da noi per riattivare gli impianti».
Ma adesso si volta pagina: «Va in soffitta l’idea – afferma – che si debba trovare qualcuno che gestisse un impianto con quella fisionomia: i numerosi contatti con una folta galassia di operatori mi ha convinto che non si può puntare più a quell’identikit di strutture sportive. Alcuni aspetti erano completamente fuori misura rispetto alle necessità della nostra comunità. Ci abbiamo sbattuto la testa e abbiamo fatto tesoro di quella lezione».
Ne consegue che secondo Bacci c’è da ricalibrare l’intervento. Come? «Contiamo di attivare un processo decisionale partecipato per far emergere dal basso cosa è utile per la nostra gente. Destinando la struttura allo sport sì, ma con il coraggio di ripensarla daccapo».
Qualche segnale positivo comunque c’è, giura Bacci. E insiste soprattutto su due aspetti. L’uno: il palasport era finito nei guai come il resto perché faceva pèarte della convenzione, ora è stato riaffidato al Comune («putiamo al bando per avere finanziamenti dalla Regione». L’altro: una parte degli impianti è stata assegnata «alla società Arcobaleno , che ha 150 iscritti, e porta tutti i giorni decine di persone a far vivere la struttura». E aggiunge: «Non è più un pachiderma abbandonato, almeno in parte è tornato già a vivere».
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