Gioco
Ma biglietti e abbonamenti valgono il 21-24% dei ricavi
Parlano i dati del bilancio Atl. Già attualmente ciascun Comune paga un extra per rafforzare i trasporti pubblici (a Livorno finora erano quasi 5 milioni di euro)
LIVORNO. Per l’altolà all’ospedale vedi ancora alla voce dei “no”. Ma fin dal D-day del debutto con la fascia tricolore il sindaco a 5 Stelle ce la mette tutta per indicare anche una “luna” possibile. Un “sì” a un sogno possibile per un amministratore che voglia andare controcorrente: cosa c’è di meglio del bus gratis?
Ma in questi casi, per capire davvero se la “luna” è alla portata, non è affatto da sciocchi guardare il dito che la indica. Anche perché è in ballo un servizio che nella nostra provincia trasporta ogni giorno 30mila passeggeri: soprattutto anziani, casalinghe e studenti. Cioè, fasce che spesso sono costrette a usare il trasporto pubblico perché senza alternative e dunque rassegnate ad aspettare alla fermata quel che c’è da aspettare e stop. Ma coinvolgendo pur sempre un cittadino su otto.
E a questa platea enorme di persone, Nogarin indica l’orizzonte di un «sistema di trasporto pubblico gratuito». Forse è un po’ troppo ottimista quando dice che queste esperienze si sono moltiplicate in «molte città europee», ma prova a fare professione di realismo: da un lato, dicendo che è un obiettivo strategico impossibile da attuare domattina bensì «a medio-lungo termine»; dall’altro, ribadendo che alla fin fine «i biglietti oggi coprono circa il 5-7% delle entrate».
Tecnicamente, benché per le tasche dei cittadini sia un salasso, già adesso il prezzo del bus non è determinato dai costi di mercato. C’è uno standard di servizi minimi coperti dai fondi che lo Stato, tramite le Regioni, fa arrivare alle aziende bus. Ma praticamente non esiste Comune che non finanzi servizi aggiuntivi: corse più frequenti lì, qualche collegamento in più là, una linea stagionale per andare al mare e via dicendo. I municipi mettono mano al portafogli e pagano questo extra.
Inutile dire che questo extra si può dilatare fino a trasferire sulle casse del Comune il peso dei mancati introiti da biglietti (per il Comune di Livorno erano circa 6 milioni di euro annui, poi ridotti a 4,8 dopo i tagli choc del governo).
È una scelta politica: è dagli introiti derivanti dalla fiscalità generale – cioè dalle tasse – che si può finanziare questa operazione.
Ma Nogarin dice che le tasse le vuol ridurre: e allora come si quadra il cerchio? Lui dice tagliando gli sprechi: e qui si apre un match non semplice che coinvolge ovviamente anche lavoratori, vertici aziendali, sindacati. Non solo: una delle disfunzioni sulle quali gli autisti insistono sempre è il fatto che il Comune non fa né abbastanza corsie preferenziali per i soli bus né abbastanza vigilanza per farle rispettare. E dunque i bus si infilano nel traffico caos, la velocità media scende, la gente si stufa e tanti saluti al bus...
Solo che i dati di bilancio dell’Atl (ora confluita nel Ctt) dicono la percentuale dei ricavi provenienti da biglietti e abbonamenti è risultata in coincreto un po’ più alta del 5-7%.
Aad esempio, nel 2010 i ricavi da vendite e prestazioni si attestavano a 30,1 milioni di euro, dei quali 6,44 milioni (circa il 21%) in arrivo da biglietti e abbonamenti: dal servizio urbano 2,77 milioni dai biglietti e 1,73 milioni dagli abbonamenti urbani più poco meno di due milioni dal servizio extraurbano.
L’anno successivo, la musica non cambia granché: anzi, quel che pagano i cittadini arriva al 24,3%. I ricavi assommano a 27,7 milioni di euro: 6,75 milioni derivano da biglietti e abbonamenti (dal servizio urbano biglietti per poco meno di 3 milioni e 1,84 milioni dagli abbonamenti, dal servizio extraurbano grossomodo la stessa cifra dell’anno prima).
Se torniamo un po’ indietro nel tempo ci accorgiamo che una cifra attorno ai 6 milioni di euro è l’introito da biglietti e abbonamenti per l’Atl almeno dal 2007 in poi (5,99 milioni nel 2007, 6,54 nel 2008, 6,52 nel 2009 e via enumerando). Salvo scendere poi giù a 5,2 milioni di euro nel 2012, ultimo dato disponibile (sul fronte urbano 2,12 milioni dai biglietti e 1,48 dagli abbonamenti, più quasi 1,6 milioni sul versante dell’extraurbano). Ma siccome i ricavi quell’anno sono precipitati a 22,2 milioni di euro, ecco che la percentuale da coprire per dare il bus gratis resta pur sempre nell’ordine del 23,4%.
Del resto, ha fatto marcia indietro anche Hasselt, la città belga di 70mila abitanti nel Liumburgo che nel ’97 aveva deciso di lanciare i bus gratis per combattere l’inquinamento da traffico. Da gennaio si paghicchia qualcosa: biglietto a 60 cent. Che però è pur sempre appena la metà di quel che paghiamo noi.
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