Gioco
Accusato di rapina in banca assolto grazie allo scontrino
Rossano Ricciardulli era imputato per un colpo alla Cassa di Risparmi nel gennaio 2012. «Ero con mia moglie a fare spese, ecco le prove»
LIVORNO. Rischiava di andare in carcere e soprattutto di restarci per i prossimi dieci anni, per via di quell’accusa di rapina aggravata di cui era accusato.
Rossano Ricciardulli, 67 anni, è stato scagionato da alcuni scontrini e dalla testimonianza della moglie, due elementi che hanno convinto il Collegio ad assolverlo. Ieri mattina quando il giudice Carlo Cardi, presidente del Collegio che lo ha assolto con formula piena, il 67enne non è riuscito a trattenere le lacrime. «Sono felice - ha detto al suo legale, l’avvocato Massimo Gambacciani - ma questi tre anni di indagini e processo mi hanno rovinato la vita: prima avevo una ditta edile, da quando mi hanno indagato nessuno mi ha fatto più lavorare».
Tutto inizia il 13 gennaio 2012 quando la sede della Cassa di risparmio di Pisa, Lucca e Livorno di via Provinciale Pisana, viene svaligiata da un bandito. Si legge nel capo d’imputazione. Il bandito «si sarebbe impossessato, con minaccia consistita nel brandire un taglierino e nel pronunciare la frase: “Questa è una rapina, stai fermo, state fermi, se no qualcuno può farsi male”, della somma di 16.670 euro».
È dalle testimonianze e da alcuni riscontri che gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Fiorenza Marrara, qualche mese più tardi arrivano ad iscrivere nel registro degli indagati Ricciardulli.
Nel febbraio scorso assieme al suo legale, l’imputato si è presentato dal magistrato con una serie di scontrini per dimostrare la sua estraneità alla vicenda. «Avevamo in mano degli elementi importanti - spiega il suo legale - che portavano il mio cliente in luoghi diversi rispetto alla banca che è stata rapinata».
Davanti alla Collegio composto dai giudici Del Forno, Pasquali e il presidente Cardi si sono susseguite quattro udienze nelle quali non sarebbero emersi elementi di responsabilità a carico dell’imputato. Tanto che ieri anche il pubblico ministero, concludendo la sua requisitoria ha chiesto l’assoluzione, ma con il secondo comma, vale a dire la vecchia insufficienza di prove.
Dopo una breve camera dio consiglio, il giudici hanno invece assolto con formula piena l’imputato.
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