Il Tirreno

Livorno

Ribellismo e ragione contro l'immobilismo

di Enrico Mannari
Ribellismo e ragione contro l'immobilismo

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Quel che era nell'aria, ma non del tutto prevedibile, è accaduto. La sconfitta del Pd in una città simbolo come Livorno e la vittoria di un partito-non partito come il M5s. Questa volta il mix di ribellismo e razionalità si è espresso in maniera dirompente rispetto al primo turno. Anche con il non voto: se è vero che in generale è un indice attuale delle difficoltà della democrazia rappresentativa, per Livorno si ha la netta sensazione che sia stato un ulteriore segnale di ribellione verso quello che è stato considerato l'immobilismo; le vere e proprie deficienze progettuali delle ultime amministrazioni.

D'altronde i segnali erano ben chiari nelle elezioni politiche del maggio 2013: ha colpito l'immaginario collettivo, il giovane che nel bel servizio "Tramonto rosso" di Piazza Pulita, dopo aver dichiarato di aver votato M5s, canta bandiera rossa. Si trattava di un gesto ironico o diceva qualcosa di più e di diverso?

Insomma, si potrebbe quasi dire che il ribellismo che si è manifestato in tante congiunture della storia di Livorno, questa volta si è manifestato contro gli eredi storici del vecchio Pci. Quel partito che aveva svolto una funzione identitaria, ideologica, educativa, persino di intrattenimento, perché il tempo che veniva passato nella sezione era tempo di crescita, di formazione.

Quel modo di concepire il partito non c'è più da tempo, perché in primo luogo è cambiato il mondo. Il nuovo partito, il Pd, doveva e dovrebbe essere il risultato di culture politiche diverse da tradursi in idee e progetti, accompagnati da nuove forme di partecipazione, non certo la retorica della democrazia diretta.

A Livorno, il Pd è apparso invischiato nella pulsione conservatrice a mantenere le cose come stanno, dove ha prevalso la fedeltà e l'autoreferenzialità, comunque si configurasse, rispetto alle idee innovative necessarie per individuare un futuro diverso alla città.

Il puntoeacapo non ha convinto anche perché è stato troppo a ridosso della campagna elettorale; la corsa doveva essere preparata molto prima indicando idee-forza e persone che le incarnavano in modo tale da creare consenso, muovere passioni, alimentare partecipazione competente. E colpisce il fatto che una parte del "popolo" di sinistra, riconducibile alla lista Buongiorno Livorno, abbia dato un'indicazione di voto per il M5s, pur sapendo che questo "movimento" - pur nei diversi accenti delle sue molteplici sensibilità - sembra spesso ritrovarsi nell’idea del "superamento" di destra e sinistra, dove il linguaggio prevalente è quello di sparare contro la politica, comunque organizzata. E in questo "sparare" occorre anche aggiungere che c'è un messaggio più generale che riguarda il processo di rimozione delle forme di rappresentanza e della mediazione, comunque si configurino.

Dunque ha prevalso il voto contro, la democrazia sanzionatoria. Bene, adesso, però, dopo il no liberatorio, aspettiamo di vedere quale idea di città sarà messa in campo per combattere "il declino paziente", quali saranno le "politiche" effettive sul territorio.

Siamo in presenza di una crisi d'identità della città, una crisi che viene da lontano, e occorrerà da parte di tutti, vincitori e vinti, avere l'umiltà di analizzare le cause e proporre gli interventi, uscendo dalla logica del "noi" e"loro".

Ognuno dovrà fare la sua parte, le semplificazioni e gli slogan non servono per governare. Livorno ha le potenzialità per divenire un punto di riferimento per l'altra Toscana, quella costiera e per l'Europa del Mediterraneo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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