Il Tirreno

Livorno

«E Carrillo mi disse: rispondi tu per me a re Juan Carlos...»

«E Carrillo mi disse: rispondi tu per me a re Juan Carlos...»

Gigi Vanni racconta il periodo segreto del leader spagnolo a Tirrenia sorvegliato da un gruppo di militanti fidatissimi

3 MINUTI DI LETTURA





Ecco un brano tratto dal libro “La parola a Enrico”, che Maurizio Mini e Mauro Nocchi hanno dedicato agli episodi che hanno visto la presenza di Berlinguer nella nostra città. È un “dietro le quinte” che coinvolge Gigi Vanni, figura- simbolo della classe operaia del Cantiere. È lui che racconta agli autori del libro.

«Mi chiama Franco Fraddanni, in quegli anni responsabile della commissione vigilanza della federazione provinciale livornese del Pci, e mi chiede: “Gigi, le ferie le hai giàfatte?”. Sì, rispondo. Lui allora mi dice: “Occorre per luglio e agosto un tuo impegno, sei disponibile? Poi ti dico di cosa si tratta”. (...)» (Solo più tardi, dopo aver accettato a scatola chiusa gli fu spiegato di cosa si trattava): «Santiago Carrillo, il segretario del Partito Comunista Spagnolo, costretto dal 1939 all’esilio in Francia dal regime franchista, sarebbe venuto a Livorno per circa due mesi per “questioni importanti”. Bisognava garantire che il suo soggiorno in città avvenisse nella massima sicurezza».

«Oggi se ne può parlare ma quell’anno, pochissimi sapevano della permanenza di Santiago Carrillo a Livorno, anzi per l’esattezza vicino a Livorno, a Tirrenia, in una palazzina messa a disposizione da un imprenditore livornese che era stato un partigiano combattente. E, infatti, quella circostanza non è menzionata da nessuna parte (non vi è neanche una foto), quindi – mi dice Gigi sorridendo – vuol dire che la riservatezza a quei tempi funzionava». (...)

«Spesso, a un’ora prestabilita soprattutto alla sera, telefonava il re di Spagna Juan Carlos I, in quel periodo continuamente in contatto con Carrillo. Una volta era appena avvenuto l’attentato all’Italicus (San Benedetto Val di Sambro, 4 agosto 1974) e a Livorno ci sarebbe stata una manifestazione in piazza della Repubblica. Carrillo, molto colpito dalla strage (nell’attentato terroristico morirono 12 persone e altre 48 rimasero ferite) disse che voleva partecipare alla manifestazione, con sua moglie e con i suoi figli, perché era giusto esserci. Ovviamente questo creò un po’ di “apprensione” in chi doveva garantire la sicurezza a lui e alla sua famiglia, poi però da Roma, dalla direzione del Pci, arrivò il consenso e Carrillo prese parte in modo “riservato” alla manifestazione».

«Ma c’era un problema: quella sera – ricorda Gigi – il re avrebbe telefonato per parlare di cose importanti (la dittatura di Franco era alla fine). Carrillo allora mi disse che sarei dovuto rimanere nella casa di Tirrenia per rispondere al re, appena avesse telefonato, per informarlo di richiamare la mattina seguente, a un’ora precisa. Ti puoi immaginare come mi sentii: “Io?”, dissi a Carrillo. “E cosa gli dico?”. A parte alcune parole non sapevo certo parlare lo spagnolo. Allora lui fece scrivere a Giorgina Levi le frasi che avrei dovuto dire al Re, mi ricordo solo “mañana por la mañana”, poi, la sera, puntuale come sempre, il re telefonò e io lessi le frasi che dovevo dire e tutto andò bene».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini