Il Tirreno

Livorno

Lascia il segretario del Pd «Ho fallito, ora tabula rasa»

di Giulia Macini
Lascia il segretario del Pd «Ho fallito, ora tabula rasa»

Jari De Filicaia ha presentato le dimissioni al congresso del partito dopo il ko «Abbiamo sbagliato, ma non mi aspettavo l’exploit dei grillini. Ora ho paura»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Le mie dimissioni sono già sul tavolo da domenica sera - dice Jari De Filicaia - mi assumo tutte le responsabilità di essere il segretario di un partito che non ha vinto le elezioni».

Sembrano ormai lontani anni luce i giorni, di quel novembre 2010, quando De Filicaia, venne eletto con 96,8% dei voti come segretario comunale. Il secondo congresso del partito democratico di Livorno (2010) lo aveva incoronato con la maggioranza schiacciante dei voti come il numero uno di via Donnini, lui che aveva preso la tessera Ds appena sei anni prima, nel 2004.

«Le cose non hanno funzionate come avrebbero dovuto, ripeto, mi assumo tutte le responsabilità e inviterò tutti i segretari di circolo a fare lo stesso e fare tutti un passo indietro -dice oggi De Filicaia- ciò che emerge dal voto non è una caccia all'uomo ma qualcosa di diverso, ognuno deve saper fare la riflessione opportuna sul ruolo che ha svolto, occorre fare tabula rasa».

Ripartire da zero è la parola d'ordine, «la città ci ha lanciato un segnale forte: non possiamo ignorarlo e mettere la testa sotto la sabbia, è il momento di cambiare» ripete.

Non più di tre anni fa, De Filicaia era stato definito l'uomo sorpresa di una crisi di maggioranza. Classe 1975, sposato con due figlie, manovratore di gru, per qualche anno responsabile della sezione porto e della Festa dell’Unità, si era vociferato con insistenza che dovesse essere proprio lui il candidato sindaco durante queste amministrative.

«Non mi aspettavo l’exploit enorme dei grillini, senza dubbio l’abbraccio tra la Amadio e Nogarin è eloquente - prosegue l’(ex) segretario del Pd- Destra ed estrema sinistra si sono unite, ad oggi come cittadino livornese sono preoccupato per la mia città».

Insomma, De Filicaia, riconosce la sconfitta e più che un voto ai cinque stelle parla chiaramente di un voto contro il Pd e contro la sua classe dirigente. La terra già trema in casa dei democratici e con il ribaltone elettorale, molte poltrone staranno forse vacillando.

«Ho sentito dire e letto sui social che c'è chi sostiene che adesso inizierà una rivoluzione renziana in via Donnini - va avanti - questi sono solo discorsi, all'interno del partito abbiamo la capacità di fare una riflessione serena, non è il caso di mettere il carro davanti ai buoi. Esiste un Renzi tutto il resto sono narratori».

De Filicaia, era stato capolista di Cuperlo ed aveva commentato la vittoria di Renzi dell'8 dicembre 2013, come un disastro. «Da capolista di Cuperlo, non posso che dire che è un disastro -dichiarò nel dicembre 2013- un risultato che deve far riflettere una classe dirigente che è arrivata a un percorso di chiusura e che ne deve prendere atto».

La crisi quindi all'interno del partitone era cosa nota a tutti, come del resto le frizioni con l'ex sindaco Cosimi che De Filicaia definì “l'ultimo dei Mohicani”.

I due, durante questi anni, non se le erano certo mandate a dire. Ma in vista del voto l'ascia di guerra era stata sepolta, il clima sembrava essere tornato armonioso nella sede Pd, eppure tutto questo non è bastato per convincere i livornesi che il cambiamento, questa volta, sarebbe arrivato sul serio.

«Nella sconfitta che abbiamo subito ha influito il fatto che ci abbiano visto come il partito di governo degli ultimi 70 anni -ammette- ma su questo si potrebbe aprire un libro, perché il Pd non esiste da 70 anni, limitandosi agli ultimi 5 anni è naturale che la crisi e alcune scelte sbagliate abbiano determinato il crollo, non è passato il messaggio del rinnovamento».

Già all'indomani del voto del primo turno, quando Ruggeri era finito al ballottaggio, c'era stato chi aveva chiesto la testa del segretario. Alberto Silvestri, renziano doc, si era scagliato contro De Filicaia chiedendo dopo il 25 maggio le sue dimissioni.

«È una riflessione stupida, come del resto lo è chi l’ha fatta, personalmente non avrei fatto questa scelta -taglia corto lui -diciamo che ha avuto il peso che ha avuto», e ancora «lo scarto tra amministrative ed europee certamente fa riflettere ma non è così che si risolvono le questioni».

Per il momento De Filicaia mette sul piatto le sue dimissioni, sarà poi l'assemblea di partito a decidere se accettarle o meno. Domani sera incontrerà i segretari dei circoli con cui avvierà una prima discussione. Per domenica è in programma un faccia a faccia con il segretario regionale Dario Parrini.

«Vedremo cosa uscirà fuori - commenta - lasciare mi sembrava un gesto doveroso dopo il risultato occorrerà vedere come esplicitare le dimissioni, e che cosa la direzione dell’assemblea penserà opportuno per il partito».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web