Il Tirreno

Livorno

Il ciclone Nogarin fa parlare l’Italia

di Juna Goti
Il ciclone Nogarin fa parlare l’Italia

Partenza da piazza XX: «Nei fatti noi più a sinistra del Pd, indietro tutta su nuovo ospedale e palazzi al Luogo Pio»

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LIVORNO. Nessun appuntamento nelle sale del Comune o di qualche palazzo. Microfoni e telecamere di mezza Italia si stringono nella piccola sede a cinque stelle con le bandiere del Movimento e lo striscione “No Tav”. Filippo Nogarin inizia a parlare, poi si ferma: «Qui si muore di caldo, meglio se iniziamo subito a riprenderci la piazza». Prende in mano il tavolo di plastica e trasferisce tutti, giornalisti e attivisti, nel centro di piazza XX Settembre. È iniziata così, ieri, la conferenza stampa, la prima da sindaco di Livorno, di Filippo Nogarin. L’ingegnere aerospaziale che è riuscito a convincere tutto il fronte anti-Pd e a strappare il Comune al partito che da sempre governa la città.

Il “belin” di Grillo. Una birra per festeggiare nella notte, due ore di sonno negli occhi, il telefono che non smette di squillare, «oggi mi sento un gatto nella centrifuga». Nogarin scherza sulla prima mattinata da sindaco. «Cosa ho fatto? Una colazione da sindaco, messo in lavatrice i panni sporchi da sindaco, mi sono lavato i denti da sindaco...». Poi la telefonata dei genitori («Sono orgoglioso di te», gli ha detto il padre Bruno) e quella del leader nazionale del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. «È stato simpaticissimo – racconta Nogarin – mi ha detto che voleva i 50 euro». I due avevano fatto una scommesa? Il neosindaco taglia corto: «Si è congratulato, è felice per il risultato importante di Livorno». Tutto mentre è lo stesso Grillo a postare su Fb una foto di Nogarin che brinda, insieme all’in bocca al lupo: «Auguro buon lavoro ai nuovi sindaci M5S, vi aspetta una bella avventura, difficile e impegnativa, ma so che la affronterete con la massima serietà e il massimo impegno».

«Noi più a sinistra del Pd». Nogarin, che dovrebbe insediarsi ufficialmente domani, parte subito in quarta e risponde a tono a chi gli chiede come farà a rapportarsi con il fronte che lo ha sostenuto e che va dall’estrema sinistra alla destra. «La sinistra – controbatte – è bene che faccia la sinistra con i fatti e non con le parole. Noi, con i fatti, abbiamo dimostrato di essere più a sinistra del Pd». E ancora: «Com’è stata l’amministrazione di Livorno negli ultimi anni? Non c’è bisogno che risponda io, l’ha fatto Ruggeri quando ha detto “punto e a capo”. Ha perso un Pd autoreferienziale e abbiamo vinto noi». Grazie anche alla presenza di forze, dice, «con le quali terremo un dialogo aperto, fuori e dentro il consiglio comunale, perché non volevamo solo portare il Pd al ballottaggio, vogliamo governare». «Ora – ripete – ne vedrete delle belle, perché mostreremo alla città quello che da troppi anni è rimasto chiuso dentro al Comune. Ereditiamo disastri, faremo la conta delle macerie per ripartire».

Ciclone Nogarin. La Livorno fortino del centrosinistra (del Pd di Bersani e di Cuperlo, più che di Renzi) si risveglia grillina. Una breccia nel cuore della Toscana guidata dal presidente Pd, Enrico Rossi. Dal governatore nessuna telefonata al neosindaco. «Rossi? Lui di solito parla con Ruggeri», alza il sopracciglio Nogarin. Che ora si sposta in bicicletta per le vie della città come un ciclone. Uno tsunami amministrativo. Perché le prime parole che dice da sindaco mettono subito in discussione le principali operazioni urbanistiche messe in cantiere negli anni dal centrosinistra.

Nuovo ospedale, indietro tutta. È stato uno dei punti principali della campagna elettorale, ora diventa un obiettivo amministrativo: «Faremo marcia indietro sul nuovo ospedale a Montenero, è una follia, puntiamo sulla qualità della sanità nell’ospedale che abbiamo». E le penali? Qual è la “strategia di uscita”? «Non siamo ancora entrati in Comune, dateci il tempo di veder gli atti – controbatte Nogarin – comunque decideremo insieme ai livornesi, l’obiettivo è fermare l’operazione». Altro stop riguarda la costruzione dei Palazzi al Luogo Pio: «La cooperativa – dice riferendosi a Consabit – vanta diritti avendo ritirato le concessioni edilizie, ma dovrà confrontarsi con la cittadinanza. Questa violenza della Venezia ricade sul Pd e sulla vecchia amministrazione: un’altra follia che cercheremo di fermare». Sguardo anche a Porta a Mare e ai bacini: «I riparatori mi portino il progetto e lo valuteremo, guardando alla sostenibilità economica e ambientale, ai posti di lavoro...».

Prima il lavoro. «La prima cosa che farò da sindaco? L’urgenza – dice – è proprio il lavoro, Livorno ha un tasso di disoccupazione molto alto rispetto alla media toscana, primo obiettivo è far ripartire l’occupazione. So che lo dicono tutti, non sarà facile, ci faremo aiutare dai nostri parlamentari e cercheremo fondi europei».

«Mi taglio lo stipendio». Intanto anche lui annuncia che si taglierà l’indennità. «Sarò un sindaco a tempo determinato, poi tornerò al mio lavoro: deciderò una riduzione simbolica della mia indennità, nell’ottica di quelle spending review che riguarderà anche i vertici delle società partecipate...». Già, le partecipate. E anche lì ci sarà da vederne delle belle...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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