Il Tirreno

Livorno

Nogarin si prende il Comune: "Dove sono le chiavi? Ora cambiamo l'aria"

di Federico Lazzotti
Nogarin si prende il Comune: "Dove sono le chiavi? Ora cambiamo l'aria"

In viaggio con il neosindaco da piazza XX al Palazzo con una sosta all’osteria per un brindisi: cambiamo la serratura e apriamo le finestre

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LIVORNO. «Sara, vestisti e scendi». La mezzanotte è appena passata quando Filippo Nogarin, 44 anni, ingegnere aerospaziale con la passione per il vino, la vela e la bicicletta, capisce che ha cambiato la Storia di Livorno portando il Movimento 5 Stelle sulla Luna e la città, comunque vada, in un’altra dimensione.

Daniele Esposito, neo consigliere comunale del Movimento 5 stelle è sull’uscio del comitato elettorale di piazza XX Settembre e ripete ad alta voce: «Abbiamo preso anche le Sorgenti». È questo l’ultimo tassello che mancava nel maxi risiko elettorale sulla scrivania del comitato per avere la consapevolezza di aver fatto scaccomatto, il segnale, anche per il più scaramantico dei simpatizzanti dei pentastellati, che anche i quartieri nord hanno voltato le spalle al Pd e la vittoria è a un passo.

«Tutti a casa alé/Tutti a casa alé/ Tutti a casa alé», gridano all’interno dell’ex coltelleria trasformata nel campo base dei grillini. E ancora: «Onestà/ Onestà». Nogarin si volta verso un fedelissimo e la tensione diventa un ghigno ironico: «Io mi avvio, vado a prendere le chiavi della casa di tutti, secondo voi a chi devo chiedere?».

Spuntano le prime bandiere, le macchine suonano il clacson. «Abbiamo vinto», domanda un signore barbuto abbassando il finestrino.

Mancano sessanta sezioni ma i giochi sono fatti. Nogarin che ha sempre ripetuto che la «città avrebbe vinto comunque, anche se i grillini avessero perso», aspetta ancora qualche minuto e una decina di sezioni prima di incamminarsi verso il Comune. C’è chi gli chiede una foto, chi gli fa il gesto della vittoria. Ma la sua passeggiata verso la presa del Comune è un viaggio attraverso una città buia, stordita, vuota.

«La prima cosa che faccio da sindaco? Cambio la serratura del Comune e faccio cambiare l’aria, dopo 70 anni ce n’è bisogno».

L’unica sosta prima di arrivare nel cuore della macchina amministrativa dove si sono già radunati i suoi sostenitori è in via dell’Angiolo, all’osteria dal “Piulle”, il tempo di un brindisi in strada prima di riprendere il cammino.

«Sono soddisfatto - va avanti imboccando via degli Avvalorati - Vi prometto che ne vedremo delle belle. C’è da festeggiare non solo per il M5s ma per tutta la città e per il Paese intero perché da qui può partire una nuova politica. Questa città - torna sul punto - merita il meglio, c’e’ uno splendore dietro a quel governo che abbiamo fortemente criticato».

Agli elettori che non lo hanno votato, il sindaco grillino dice: «Mi impegnerò perché il cambiamento porti beneficio a tutti e non solo a una parte, noi abbiamo sempre criticato chi ha fatto dell'amministrazione una questione di parte. Abbiamo vinto perché siamo stati capaci di dialogare con la gente, di essere propositivi e sottolineare gli errori altrui».

È il momento della festa, di salire le scale come se fosse la presa della Bastiglia. Di farsi largo tra chi lo aspetta e gli sconfitti che escono con i musi lunghi. Il primo a cui stringe la mano è proprio l’ex sindaco Alessandro Cosimi, poi tocca allo sfidante, Marcoi Ruggeri a cui da una pacca sulla spalla.

È la fine di una Storia lunga 70 anni. Nogarin sorride, il primo capitolo del Movimento 5 Stelle nella città che fu la più rossa lo ha già scritto.

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