Filippo Nogarin è il nuovo sindaco
Straordinaria affermazione del Movimento 5 Stelle, punito il Pd all’opposizione per la prima volta nella storia della città
LIVORNO. Filippo Nogarin, 44 anni, ingegnere aerospaziale abitante a Castiglioncello, è il nuovo sindaco di Livorno. Un risultato storico. Una vittoria clamorosa che non è mai stata in discussione, fin dallo scrutinio del primo seggio: quando le lancette non segnavano ancora le una, il Movimento 5 Stelle ha cominciato a festeggiare per la conquista del Comune. Così, in una notte che profumava di piena estate, è caduta la roccaforte rossa d'Italia: Marco Ruggeri, candidato del Pd e del centrosinistra, si è infatti fermato al 46, 94% dei voti, mentre Filippo Nogarin, sempre al comando, ha chiuso vittoriosamente questo duello al 53,06%.
35.899 voti per l’ingegnere pentastellato, 31.759 per l’esponente del Pd: oltre quattromila voti di differenza a testimonianza di una vittoria schiacciante. Un exploit che si è cominciato già a delineare fin dalle prime sezioni scrutinate: dopo il risultato del seggio di Gorgona (11 voti a Ruggeri, 10 a Nogarin), ecco che è arrivato il verdetto dal seggio delle scuole Borse di via della Coroncina, con Nogarin che è schizzato in testa addirittura col 57%. Nel quartier generale del Pd è stato un colpo durissimo, mentre al comitato elettorale del MS5, in piazza XX c’è stata un’espolsione di gioia. E quel segnale è diventato ben presto una costante: il candidato dei Cinque Stelle si è infatti assestato tra il 53 e il 54% e via via che affluivano i dati la sua vittoria è diventata sempre più una certezza. Un voto che dice una cosa chiara: i livornesi hanno voluto cambiare e voltare pagina. Anche se va detto che l'affluenza è stata molto bassa (circa il 15% in meno dei votanti rispetto al primo turno del 25 maggio scorso): un livornese su due non è infatti andato a votare al ballottaggio. Come dire che quello dell’astensione, oggi, è il primo partito di Livoprno.
Ruggeri, sconfitto, paga anche colpe non sue: l'insostenibile leggerezza degli ultimi anni del mandato di Alessandro Cosimi - con molti progetti annunciati e mai venuti alla luce - è diventata insopportabile per i livornesi, mentre il segretario del Pd Jari De Filicaia ha sbagliato strategia mettendo da due anni a questa parte il partito contro l'amministrazione, non capendo però che per i livornesi amministrazione e partito sono la stessa cosa. E poi la scelta del candidato, dopo una lunga serie di rifiuti da personaggi eccellenti, è stata gestita in maniera davvero dilettantesca. Ma Ruggeri ha pure delle responsabilità proprie: in questa campagna elettorale non è riuscito a convincere col suo “punto e a capo” di voler davvero iniziare una stagione nuova. Del resto, il suo passato da segretario comunale e della federazione Pd, di capogruppo in consiglio comunale e poi in quello regionale è stato considerato una sorta di "corresponsabilià" con Cosimi e con i vertici attuali del partito.
Filippo Nogarin ha approfittato di questo malessere espresso dai livornesi (che il Pd non è riuscito a intercettare neppure dopo il voto del primo turno) e pur partendo nettamente svantaggiato (aveva conquistato il 19% contro il 40% di Ruggeri) è riuscito ad attrarre i voti di parte della sinistra (a cominciare dal sostegno espresso da Andrea Raspanti di Buongiorno Livorno) e anche quelli del centrodestra (la prima a dare un'indicazione in tal senso è stata Marcella Amadio, a costo di uscire dal consiglio comunale). Il nuovo sindaco è riuscito a compiere l'impresa che aveva annunciato due settimane fa: «Farò come Pizzarotti a Parma e vincerò». Ha avuto ragione.
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