Il Tirreno

Livorno

«È stato Pd contro Pd e tutti gli altri coalizzati»

di Juna Goti
«È stato Pd contro Pd e tutti gli altri coalizzati»

L’amarezza di Marco Ruggeri: «Ora voglio riflettere, quando uno perde smette» Il gelo nel comitato elettorale di piazza Grande, tra pianti e nuovi veleni

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LIVORNO. «Non mi chiamate domani, spengo tutti i telefoni, mi prendo un po’ di tempo per riflettere. Perché quando uno perde smette...». E ancora: «Perdere Livorno non è uno scherzo e qui, guardate, i grillini non c’entrano: questa campagna elettorale è stata Pd contro Pd e tutti gli altri, coalizzati, hanno voluto dare una spallata a un sistema che era diventato insopportabile. Io voglio bene a questo partito, non avrei messo il culo alla finestra: ora via le casacche, questa sconfitta ci ha raso al suolo e c’è da ricostruire, non diamo uno spettacolo indecente da domani...». È un Ruggeri con gli occhi lucidi e la faccia livida quello che parla davanti ai suoi, nel comitato elettorale di piazza Grande, dopo avere sceso la scalinata del Comune invaso dai grillini.

Fuma una sigaretta, poi due. Pensa all’addio alla politica, lui che fino a qualche mese fa è stato capogruppo del Pd in consiglio regionale. Nel tragitto dal Palazzo dove sventolano le bandiere a 5 Stelle al comitato a luci spente, l’ormai ex assessore provinciale Laura Marconcini piange: «In Comune ci hanno trattati da appestati, non ce lo meritiamo, Marco non se lo merita».

Ruggeri non ha assistito allo spoglio nella sede del comitato. È rimasto a casa, poi è andato in Comune. La sede durante lo spoglio è ammutolita. Un solo sorriso a denti stretti solo quando arriva il risultato del primo seggio: Gorgona, Ruggeri in vantaggio di un voto, 11 a 10. Poi il tracollo. Il terremoto “giallo”.

Il comitato è in silenzio. I giovani del Pd chiusi sul retro del fondo commerciale. I volti di sempre: da Roberto Piccini al senatore Marco Filippi, da Marco Susini ai nuovi assessori annunciati. Alessandro Cosimi è in Comune e in piazza Grande non si vede. Arriva il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà: sgrana gli occhi, ripete che «abbiamo perso anche i voti del primo turno».

Incredulità, poi rabbia. E già veleni. Nel Pd sembra subito scoppiare il tutto contro tutti: è colpa tua, è colpa sua, «fare subito il congresso», «ma già questo è stato un congresso». C’è chi reagisce così: «Questi grillini non sanno nemmeno dov’è il Comune, dovranno comprare il navigatore...». E chi scuote la testa: «Quando il monolite mostra le crepe, poi le crepe diventano voragini». In piazza Grande il caldo si fa afa. Poi brividi.

In Comune Ruggeri si fa largo tra i festeggiamenti per Nogarin: «Tutti a casa, tutti a casa», partono i cori nella sala del consiglio. «La responsabilità è mia, me la prendo tutta, ora si apre una riflessione sulla classe dirigente della città, la voglia di cambiare e il tutti a casa sono stati più forti», dice cercando di tenere le gambe sui piedi. Prova a reagire: «Per noi saranno cinque anni di inferno, anzi per loro...». Stringe la mano a Nogarin: «Questa è la democrazia, gli ho fatto i migliori auguri e gli ho detto di avere cura di questa città, che è bella e merita di essere amministrata bene».
Il segretario del Pd, Jari De Filicaia, è scuro in volto: botta e risposta con qualche grillino, con i suoi che lo invitano a stare calmo. Prima dice che «l’idea di stare senza se e senza ma contro il Pd ha attecchito, in Comune ho visto festeggiare facce di destra e di estrema sinistra». Ma si dimetterà? «Il punto non è se io lascio – dice – ma come faremo opposizione. Comunque faremo una riflessione interna anche sul mio ruolo, sarò il primo a farla...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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