Il Tirreno

Livorno

Scoglio della Regina e Luogo Pio, la firma sul progetto è la stessa

di Giulio Corsi
Scoglio della Regina e Luogo Pio, la firma sul progetto è la stessa

L’architetto Natalini ha disegnato anche il contestato restyling della piazza in Venezia. Tre anni fa 900 livornesi chiesero di rivedere l’opera

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LIVORNO. L’intervento sul Tirreno di Paolo Rognini ha provocato un vero e proprio diluvio di critiche al progetto - che ormai più che un progetto è realtà - del restyling dello Scoglio della Regina destinato a diventare polo della ricerca e della logistica.

Ora che le impalcature sono state smontate e la nuova ala della struttura è ben visibile dal controviale, i livornesi sembrano bocciare la scelta architettonica, come dimostrano le centinaia di commenti negativi apparsi sul nostro sito e sulla nostra pagina Facebook (ne pubblichiamo alcuni in basso).

Ma una domanda nasce spontanea: possibile che soltanto ora emerga tutto questo malcontento quando il rendering è stato pubblicato e diffuso in più occasioni almeno dal 2011? In realtà non è così: tre anni fa esatti - era giugno 2011, ricordano le cronache del Tirreno - Alessandro Pozzetto, un residente di viale Italia, aveva raccolto 900 firme in una settimana per chiedere all’amministrazione di rivedere il progetto di recupero dello Scoglio. «Ma mi fu risposto che le firme non rappresentavano niente per il Comune e che la Sovrintendenza di Pisa aveva avallato questo progetto. Rimasi senza parole», scrive oggi Pozzetto al nostro giornale.

Sei mesi dopo quella protesta finita nel nulla, l’appalto fu assegnato ad un pool di imprese e professionisti nell'ambito dei piani "Piuss": le società Cogedi di Afragola (Napoli) e Sinter di Firenze, in tandem con l'architetto fiorentino Adolfo Natalini, professore alla facoltà di Architettura di Firenze, progettista di fama internazionale, che a Livorno però non ha mai avuto grande fortuna se è vero che ha messo la firma su Piazza del Luogo Pio e sull’Aula Mariana. Due progetti finiti per motivi diversi nell’occhio del ciclone, il primo contestatissimo, completamente rivisto e tuttora in sospeso dopo la battaglia portata avanti dal Tirreno, il secondo finito ancora peggio, con la chiusura della struttura pochi anni dopo il Giubileo per problemi strutturali legati ad infiltrazioni d’acqua.

Con grande vanto dell’amministrazione è stato Natalini due anni fa a firmare il progetto esecutivo sulla base del definitivo redatto dall’architetto del Comune Adriano Podenzana, e inoltrato il 12 luglio 2012 alla Sovrintendenza che ha poi rilasciato senza obiezioni il nulla osta per il vincolo storico artistico. Subito dopo sono partiti i lavori: 7 milioni e mezzo di euro.

Ora il telo è stato tolto. E un diluvio di critiche anche feroci ha iniziato a piovere su un’opera che ricorda molto le geometrie dell’Eur ma anche quelle del nobile interrompimento del palazzo Grande, epoche politiche e architettoniche ben diverse ma entrambe così lontane da un edificio del 1846 e così tanto impattanti su di esso.

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