Gioco
QUELL’OMONE PIENO DI IDEE MI SALVÒ LA VITA
di PARDO FORNACIARI Appena finito di cantare l'"Inno Alla Gioia" col coro delle Borsi la mia contentezza è stata spenta da una notizia desolante: Corrado Nocerino non c'è più. Un omone a volte un po'...
di PARDO FORNACIARI
Appena finito di cantare l'"Inno Alla Gioia" col coro delle Borsi la mia contentezza è stata spenta da una notizia desolante: Corrado Nocerino non c'è più.
Un omone a volte un po' scorbutico, più spesso gioviale, pieno di idee travolgenti, ma meno fortunato di quanto si sarebbe meritato.
Era diventato così il ragazzo che durante la guerra si era salvato dalla fame venendo a mangiare dal mio nonno.
La sua mamma, la sarta di casa, gli raccomandava di non far brutta figura: "Corradino, non surchiare il brodo quando sei a tavola dal professore!".
Ogni periodo della mia vita è legata ad un ricordo di Corrado.
Da bimbo a casa sua giocavo tra le macchine da cucire; più grandicello, lo incontravo a chiacchiera col mio babbo: discutevano di storia e di politica.
Poi, io adolescente, la comune militanza nella sezione Centro del PCI; io studente, lui macchinista ferroviere. E il suo primo romanzo.
E i libri Einaudi che veniva a venderci a casa, finché aprì la sua prima casa editrice, che dette nuova linfa alla pubblicistica locale, inaugurando o meglio riprendendo una tradizione che era cessata da tempo.
Ma c'è un ricordo tenerissimo in più che merita conoscere. Lui non me l'ha mai detto, l'ho saputo da altri.
Quando a poco meno di 14 anni ebbi un incidente per il quale stavo morendo, i 2 litri e quattrocento di sangue RH- necessari per sopravvivere me li assicurò lui, col suo sangue e quello dei ferrovieri italiani che risposero al suo appello. Insomma, gli devo la vita.
Grazie ancora Corrado, ti voglio bene.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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