Il Tirreno

Livorno

Sette milioni per lo scoglio della Regina, è il naufragio del bello

di Paolo Rognini
Sette milioni per lo scoglio della Regina, è il naufragio del bello

Il docente dell'Università di Pisa boccia la struttura costruita a ridosso dell'edificio sul viale Italia

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In un'immagine degli anni Trenta si può intuire cos'era lo Scoglio della Regina: un gradevole e ameno luogo marino che, nel suo piccolo, aveva tante peculiarità quali una pinetina, delle cabine intorno, un gazebo per il fresco, una piccola spiaggetta naturale e il fabbricato con i suoi bei porticati.

Era un ritrovo per i livornesi: non solo bagni di mare e tuffi ma anche le famose cacciuccate, sempre al profumo della brezza di mare… Ad oltre 500 anni dal famoso progetto del Tempio Malatestiano, Livorno ha voluto testimoniare con la grande operazione dello Scoglio della Regina la magnificenza dei rapporti proporzionali insiti nell'architettura rinascimentale.

Chi non conosce il Tempio Malatestiano? Come tutti sanno è un capolavoro del grande L.B. Alberti che in questo intervento di ristrutturazione è riuscito a coniugare magnificamente il vecchio con il nuovo.

Costruendo un involucro attorno alla chiesa preesistente è rispettata esattamente la geometria che il rinascimento imponeva nella ricerca della perfezione estetica. Probabilmente il nuovo progetto dello Scoglio della Regina nasce con questi presupposti. Altrimenti come si fa a giustificare l'idea di costruire una siffatta monumentale architettura pseudo razionalista addossata ad un edificio del 1846?

Viene da domandarsi perché realizzare, inventare, pensare un organismo del genere? Intanto possiamo subito dire che l'impatto visivo è di forte intensità emotiva, nel senso peggiore del termine. Diciamo pure di repulsione. Non si riescono a trovare elementi di aggancio né con il passato né con il contesto architettonico e marino che lo circonda.

La scansione monotona delle finestrature è forse un richiamo al tanto “amato” Palazzo Grande che i livornesi vorrebbero demolito? Oppure dei palazzi di tradizione fascista come il Palazzo del Governo di piacentiniana memoria? O forse l'idea di arricchire la costa di questo bianco lapideo a mo' di supporto al faro per orientare i naviganti e localizzare al meglio la posizione del vicino porto?

Chissà. Il mistero si infittisce sul lungomare labronico. Ma aspettiamo: perché ogni progetto deve giungere al suo compimento prima di poter essere giudicato. Quali altre sorprese ci attendono?

È probabile che il progettista abbia concordato un intervento con uno specialista dell'orto botanico di Firenze per adornare le monumentali fiancate con rampicanti che possano resistere alla frequenti libecciate. Ed ingentilire così l'austerità del manufatto. Forse, ancora una volta è stata perduta un'ulteriore occasione per riqualificare davvero un lungomare che fino a ieri ci invidiano tutti e che adesso sta invece naufragando.

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SCOGLIO DELLA REGINA: IL VIDEO DEL COMUNE DI LIVORNO

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