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Ballottaggio a Livorno, duello Ruggeri-Nogarin: il confronto in cinque video

Ballottaggio a Livorno, duello Ruggeri-Nogarin: il confronto in cinque video

Fischi, applausi e sfottò ai due candidati a sindaco sul palco del Cral Eni nel faccia a faccia organizzato dal Tirreno. Dal nuovo ospedale al futuro della fondazione Goldoni: i temi caldi del dibattito

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LIVORNO. Tifo da stadio, ieri sera, al Cral Eni per i due candidati – Marco Ruggeri (Pd, centrosinistra) e Filippo Nogarin (Movimento 5 Stelle) – che domenica si sfideranno nello storico ballottaggio che deciderà il sindaco. A moderare il dibattito organizzato dal Tirreno sono stati il direttore Roberto Bernabò e il capocronista Andrea Lazzeri. Una carrellata di domande, fischi e applausi, anche momenti di tensione e toni sopra le righe. Di certo una serata di passione politica, in vista di un voto che per la prima volta a Livorno non è scontato.

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FOTO: TIFO DA STADIO PER RUGGERI E NOGARIN - LA CRONACA DEL CONFRONTO

Ruggeri, l'ospedale è stato uno dei punti centrali della giunta Cosimi. Il direttore generale dell'Asl dice che ci vorranno 10 anni per farlo. Non è un fallimento?

Ruggeri: «Le dichiarazioni del direttore generale mi sembrano un po' avventate. La procedura è avviata: è rimasta ferma per colpa della crisi. I valori sono cambiati, si è dovuta fare un'altra stima dei lavori e ora c'è bisogno che la Regione intervenga direttamente. Si può disquisire sulla scelta di Montenero, ma c'è stata una valutazione frutto di un processo amministrativo. Non mi importa dove si fa: voglio un nuovo ospedale vero. Se si vuole fare un ospedale nuovo dentro al vecchio, finto, e far vivere i livornesi per anni nei calcinacci, non sono d'accordo».

Nogarin, lei è contrario al nuovo ospedale: come pensa di poter bloccare l'operazione, stanti le penali?

Nogarin: «Abbiamo deciso di analizzare con la cittadinanza i pro e i contro sul continuare o meno un progetto che per noi è una vera follia. È sbagliato il posizionamento del nuovo ospedale fuori dal baricentro cittadino, con vie di comunicazione complicate e le difficoltà in caso di un banale incidente sulla variante Aurelia, priva della corsia di emergenza. E il project finacing è un fallimento completo nelle altre operazioni in 4 città della Toscana. Serve un referendum deliberativo senza quorum: su pro e contro la cittadinanza sia chiamata a decidere».

Poi Nogarin chiede a Ruggeri: «Capisco l'impegno burocratico, ma prendi l'impegno etico di dimetterti da consigliere regionale a prescindere da come andrà a finire il ballottaggio?».

Ruggeri: «Vuoi prendere i voti della sinistra? Te lo spiego io cosa vuol dire essere uno di sinistra. A me la morale non la fai, caro Nogarin. Mi sono già dimesso in passato dal consiglio comunale e lo rifarò. Se dovessi perdere, dato che sono una persona seria, e ho un lavoro e l'ho sempre fatto, tornerò a lavorare. Non pensare di impressionarmi».

Entrambi siete orientati alla crescita zero per l'edilizia residenziale. E per gli spazi per le aziende industriali e artigianali in quali zone pensate si debba andare?

Nogarin: «C'è una disponibilità di spazi già esistenti, chiusi: l'ex Delphi e tante altre aree non utilizzate. Molti spazi sono utilizzati parzialmente e vanno rimessi a disposizione dell'indotto artigianale o industriale. No deciso a un nuovo consumo del suolo. Il problema è mettere in condizione gli investitori di investire».

Ruggeri: «Bisogna riorganizzare quello che abbiamo, la città ha concluso gli spazi. Io ho proposto di fare il Piano strutturale con Collesalvetti e mettere insieme le aree, mapparle, metterle a disposizione delle imprese che vogliono investire. Anche per mantenere imprese che abbiamo (dalla sala chiedono della Mtm) c'è bisogno di aree a disposizione o da riusare. Con una burocrazia semplificata, altrimenti le imprese le scappano».

Esselunga è uno dei temi ricorrenti. Dal 2002 su viale Petrarca aspetta di aprire, ma serve una variante per dare le licenza. Siete favorevoli?

(dal pubblico a Nogarin: «Attento a come rispondi sennò Amadio non ti vota». Lui: «Bella battuta, esce fuori il livornese vero»).

Nogarin: «Ci opponiamo ai grandi centri di distribuzione, siamo favorevoli alla filiera corta, ma questo passaggio deve avvenire gradualmente. Laddove dovesse esserci interesse da parte di un piccolo supermercato, non un ipermercato, se ne può discutere, ma con attenzione a due aspetti: 1) deve attingere a lavoratori livornesi; 2) siano assunti a tempo indeterminato, e non con i soliti contratti. Siamo stati e siamo solidali sulla questione Ipercoop dove il lavoratore passa troppo spesso in secondo piano. Ben venga una trattativa di quel tipo dunque, ma ripeto che per noi è prioritaria la filiera corta, i centri commerciali naturali».

Ruggeri: «Dobbiamo favorire il più possibile la concorrenza: fa abbassare i prezzi. Ma non c'è solo Esselunga: se il parametro sono i diritti dei lavoratori, i problemi registrati alla Coop sono presenti anche in Esselunga e in tanti altri supermercati. Tuttavia dico sì alla battaglia di Filippo, ma ripeto che non è problema Esselunga/Coop. Non ho problemi a discutere dell'apertura di Conad o Esselunga per ampliare l'offerta, ma in viale Petrarca avrebbe ammazzato il centro commerciale naturale di Colline, lì ci lavorano 500 persone, caro Filippo impara a conoscere la città prima di parlare di cose che non conosci».

Porto 2000 si discute di privatizzazione: sì o no?

Ruggeri: «L'Authority deve cedere le quote: è un'opportunità per confrontarsi con i privati, non ho paura. Quando sarò sindaco ribadirò in comitato portuale l'idea di una sinergia con il sistema aeroportuale. Il modello verso cui guardo è Venezia: ha dato risultati straordinari, se pensiamo a un pacchetto volo gratis più crociera».

Nogarin: «È scandaloso che Piccini sia ancora nella Porto 2000. Noi M5S abbiamo investito fin da subito nel tema turismo a cominciare da porto e crociere. A Livorno sono sfumate tante opportunità di lavoro, si pensi ai traffici finiti a La Spezia. Operazioni come la tassazione del passeggero hanno contribuito a produrre quel che oggi è sotto gli occhi di tutti. Noi proponiamo di mettere in un tavolo di concertazione i vettori per sviluppare autonomamente le proposte».

Quali idee per cambiare la Fondazione Goldoni? Avete già un nome per il futuro direttore?

Ruggeri: «La Fondazione Goldoni è uno degli strumenti più importanti per incidere sulla cultura della città, rappresenta un polo culturale di Livorno: non l'unico. In questi anni è stato fatto un errore: dare la sensazione che esistesse solo il Goldoni, invece dobbiamo redistribuire risorse ed energie sul territorio. Per il futuro della Fondazione, mettiamo in rete le varie fondazioni e associazioni culturali, per un governo unico, fare sinergie e risparmiare. Il direttore? Dovremo fare un bando europeo, con giurì d'onore».

Nogarin: «È necessario un grosso cambiamento per una revisione totale dell'impostazione culturale della città. Il Goldoni è l'espressione per eccellenza di quella che dovrebbe essere la vita culturale di Livorno. Serve un progetto sinergico per fare un lavoro assieme, ad esempio, al Mascagni e ad altre realtà più piccole. Il Goldoni negli anni ha offerto una proposta sempre minore e questo è ingeneroso per Livorno. Il direttore? Non abbiamo nomi, con la nostra metodologia ci apriremo e cercheremo nomi di eccellenza».

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