Il Tirreno

Livorno

«Occhio al sole il melanoma è in aumento»

di M. Antonietta Schiavina
«Occhio al sole il melanoma è in aumento»

Il primario di Dermatologia dell’ospedale «Abbronzarsi fa bene, ma serve proteggersi»

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Essere abbronzati è sinonimo di benessere e con l'avvicinarsi dell'estate torna la voglia di sdraiarsi al sole.

Ma chi pretende di abbrustolirsi velocemente, magari dopo mesi passati al chiuso, mette a forte rischio la pelle, che in questo modo non ha possibilità di difesa, contro un tumore fra i più insidiosi, il melanoma, che nel mondo colpisce ogni anno 200mila persone; e in Italia, soprattutto nei paesi di mare, come quelli della nostra Costa, è in preoccupante aumento e i dati della provincia di Livorno sono più alti della media nazionale.

Ce lo rivela Giovanni Bagnoni, primario di dermatologia dell'ospedale di Livorno che a giugno organizzerà in città, in collaborazione con Imi (Intergruppo Italiano Melanoma), un Master Course a tema, cui parteciperanno medici provenienti da tutta Italia.

Spiega Bagnoni in vista della stagione estiva che a Livorno si è già aperta nell’ultimo fine settimana.

«L’abbronzatura selvaggia, insieme ai fattori genetici è la causa principale del melanoma e le ustioni solari, specialmente nell'infanzia e nell'adolescenza, sono pericolose, perché provocano un maggior rischio di sviluppare il tumore nell'età adulta.

Anche l'uso di lampade e/o lettini abbronzanti è dannoso?

«Può essere rischioso e dovrebbe essere fatto con grande cautela: il rischio aumenta in proporzione all'età, al tipo di pelle ed al numero di sedute».

Si può diagnosticare in tempo un melanoma?

«Sì. Insorgendo sulla cute e sulle mucose, questo tumore è visibile: uno specialista dermatologo con l'aiuto del dermoscopio, che amplifica le capacità diagnostiche del 30-35%- lo riconosce subito».

Ogni quanto ci si deve far controllare?

«Una volta all'anno, per intercettare il tumore in fase precoce. Con controlli ravvicinati, se si presentano condizioni particolari (familiarità per melanoma, numerosi nevi atipici, eccetera)».

L'autocontrollo serve?

«È di grande aiuto, sia nel melanoma che nei tumori della pelle in generale: è consigliabile, in ogni caso, sottoporre a un dermatologo tutto ciò che sulla cute muta rapidamente o insorge all'improvviso».

Si può aggredire il melanoma prima che degeneri?

«È possibile e necessario. Prima di tutto con la prevenzione primaria, che abbatte l'incidenza educando alla tutela della salute, diffondendo la conoscenza del problema, divulgando le corrette modalità di esposizione solare, la necessità di controlli periodici, eccetera: fondamentali le campagne di formazione e informazione scolastica, e quelle di sensibilizzazione come "Salva la Pelle" o "Skin Cancer Week"...E poi con quella secondaria, che si fa attraverso screening- di massa o selettivi- per la diagnosi precoce».

Quali altri danni, oltre al melanoma, può causare il sole alla pelle?

«L'invecchiamento cutaneo, con rughe e macchie più precoci ed evidenti, ma anche lesioni precancerose (cheratosi attiniche) o tumori epiteliali della cute (carcinoma spinocellulare e basocellulare)».

Abbronzarsi dunque è solo nocivo?

«No, purché ci si esponga ai raggi del sole con le dovute regole, aumentando di giorno in giorno i minuti, per permettere lo sviluppo graduale dello schermo cutaneo di melanina; evitando le ore più calde, in cui prevalgono i raggi ultravioletti B, più pericolosi, perché maggiormente mutageni. D'obbligo anche l'uso di creme protettive adeguate (Spf è un numero che indica la capacità di proteggere dai raggi solari, non dovrebbe mai essere inferiore a 20, e va scelto in base al fototipo: più basso è, più alto è d'obbligo il fattore di protezione), tenendo presente che limitano i danni da esposizione ultravioletta, ma non li evitano del tutto; e che vanno applicate sulla pelle ogni 2 ore, sempre dopo il bagno e in adeguata quantità: 2 mg/per centimetro quadrato e 36 grammi per copertura superficie corporea (pari a 6 cucchiaini da tè). Purtroppo invece spesso si applicano in misura inferiore, praticando una condotta cosiddetta “compensatoria”, caratterizzata da una più lunga esposizione nelle ore più calde, che sono le più rischiose".

Cosa ne pensa degli autoabbronzanti?

«Generalmente funzionano, ossidando un pigmento depositato nella cute, quindi non interferiscono con il melanocita (la cellula che produce la melanina, cioè l'abbronzatura), e non costituiscono un rischio oncologico. Come tutti i prodotti applicati sulla cute però, possono dare origine a fenomeni irritativi o allergici».

Anche gli occhi risentono dell'influenza del sole?

«Sì, e vanno protetti con occhiali di buona qualità. I raggi ultravioletti B non attraversano il vetro, ma gli ultravioletti A sì, per cui la cute viene danneggiata e invecchia...Io raccomando sempre un fattore di protezione 30 anche in auto».

Parliamo di bambini. In che orari e per quanto tempo si possono esporre al sole?

«È nei primi 18 anni di vita che si verifica la maggior parte dell'esposizione. E se una scottatura grave da piccoli raddoppia la possibilità di sviluppare una neoplasia cutanea in età matura, il rischio sale per chi è al di sotto dei 3 anni: le ricerche dimostrano che una serie di accortezze e l'uso regolare di un protettivo solare riducono fino al 78% il numero di alcuni particolari tumori della pelle».

Nei paesi ad alto rischio, come l'Australia, per i piccolissimi si usano tute protettive. Precauzione esagerata?

«Al contrario. Le tute servono in una strategia di controllo del danno solare, specialmente nei neonati che, in ogni caso, dovrebbero stare al sole solo nelle ore meno calde della giornata: dalle 8 alle 11 del mattino e dalle 17 in poi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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