Il Tirreno

Livorno

Il voto tra ribellismo e razionalità

di Enrico Mannari

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Non c'è dubbio, siamo di fronte ad un passaggio critico della storia della città, dove il rapporto tra passato, presente e futuro sembra quasi sospeso.

Nel voto si è espresso un mix di ribellismo e razionalità. L'elettore si è ribellato, di pancia e di testa, contro lo status quo e con razionalità ha punito il Pd alle elezioni amministrative, premiandolo invece alle Europee. Un risultato non scontato nelle sue dimensioni, in particolare per quanto riguarda la novità assoluta di Buongiorno Livorno, caratterizzata da un humus di sinistra assai composito.

E così per la prima volta, da quando c'è stata la riforma elettorale del 1993 con l'elezione diretta del sindaco, è apparsa la possibilità di un'alternanza che nella democrazia rappresentativa, pur nel disagio che la caratterizza, è sicuramente un bene. Il voto fotografa una città in crisi d'identità caratterizzata da quello che ho recentemente definito su queste pagine, un "declino paziente" e i cui campanelli d'allarme erano ravvisabili sin dalla fine degli anni'80. Ma sbaglia o lo fa per pura propaganda politica e ideologica chi vuole azzerare una storia settantennale.

Il ballottaggio avviene tra un partito anti-partito, il MoVimento 5 stelle, permeato da un sentimento anti-casta (che ha le sue sacrosante ragioni), ma divenuto totalmente e scompostamente anti-sistema ed un centrosinistra che, consapevole della fine di un ciclo storico, vuole scrivere una nuova pagina.

Non possiamo sottacere che tutto questo, oltre ad esser di fatto un giudizio fortemente critico sulla precedente amministrazione, è anche il frutto più generale di una crisi della politica nel suo rapporto con la società, dopo lo scongelamento delle fedeltà ideologiche e l'indebolimento assai significativo delle appartenenze identitarie, in un mondo in cui siamo tutti inseriti in una connessione di migliaia di fili che ci informano e ci formano. Inoltre non dobbiamo dimenticare, proprio per il ruolo imperante dei mercati finanziari e di sedi di potere lontane dal territorio, che nessun soggetto politico e amministrativo e nessun soggetto socio- economico, tanto più in tempi di risorse scarse per tutti, sarà in grado da solo di realizzare una strategia d'azione: allora credo che la nuova amministrazione dovrà dare vita ad un vero e proprio piano strategico, fatto di competenze e di partecipazione. Dunque, la medicina non può essere un no liberatorio. È quella che Pierre Rosanvallon chiama "politica negativa". «Le elezioni contemporanee – scrive lo storico francese, e sembra tagliato su misura per la nostra situazione – più che scelte di indirizzo sono giudizi sul passato. Il senso stesso dell'elezione al tempo stesso ha cambiato natura. Non si tratta più, nel senso etimologico del termine, di differenziare e selezionare i candidati, ma piuttosto di procedere a delle eliminazioni. Democrazia della sanzione».

Mi auguro che sia una fase transitoria e che anche nel MoVimento 5 Stelle venga meno la dimensione cesaristica e fondamentalista: ad esempio i temi ambientali, una volta depurati di quella che appare una concezione passatista della decrescita, e i temi della cultura così come li leggiamo nel programma locale, potrebbero essere oggetto, magari nel prossimo futuro, di confronto e di dialogo con il nuovo campo riformista del centrosinistra. E in fin dei conti, a ben pensarci, cosa c'è di più razionale dello scommettere sulla "speranza" rispetto alla rabbia se si vuole raggiungere la finalità - razionalissima - di una riparazione e ricostruzione di quella barca malandata che è Livorno? Grandi sono le responsabilità del candidato Marco Ruggeri. Ci sono le condizioni e le potenzialità perché una nuova (e non solo anagrafica) generazione politica e amministrativa possa scrivere davvero una nuova pagina, ma non bastano facce nuove se non c'è la competenza complessiva. Non è un caso che Renzi, sorprendendo un po' tutti, abbia posto la necessità di una Scuola/Fondazione di formazione politica, magari 2.0 .

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