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Concordia a Genova, nelle relazioni il rischio cetacei

di Claudia Guarino
Concordia a Genova, nelle relazioni il rischio cetacei

Il presidente Rossi si appella ai francesi: "Aiutateci a salvare balene e delfini"

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ISOLA DEL GIGLIO. «Dal Giglio a Genova sono 152 miglia. Dal Giglio a Piombino sono 38 miglia. Non ha senso attraversare il santuario dei cetacei. Non c'è nessuna ragione al mondo per trascinare il relitto a spasso per il Mediterraneo e rischiare cinque volte tanto». Il presidente della Regione Enrico Rossi neppure nel giorno festivo del 2 giugno molla di un centimetro sul tema bollente dell’estate, lo smantellamento del relitto della Concordia, ed esprime di nuovo tutta la sua rabbia per l’ipotesi del capoluogo ligure affidandosi a twitter e facebook. E cerca una sponda in Francia: «Chissà cosa pensano i francesi del proposito di trainare un relitto per 5 giorni nel santuario dei cetacei?», aggiunge Rossi.

Rotta attraverso i cetacei. Sì perché il relitto della Concordia per arrivare al porto di Genova sarà costretto ad attraversare un vasto tratto di mare conosciuto come il “Santuario dei cetacei”. Si tratta di un’area protetta e divisa tra Italia, Principato di Monaco e Francia, con una superficie vasta più di 90.000 chilometri quadrati. Un quadrilatero dove abitano molte specie di mammiferi marini. Una stima di alcuni anni fa mostra più di 12 specie di cetacei, tra cui oltre 800 esemplari di balena e 32.800 di stenella (della famiglia dei delfini). E poi delfini, orche, grampo. I documenti ufficiali predisposti dalla Costa e da Titan Micoperi (la società capofila incaricata del trasferimento) lo confermano. L’area sarà interessata direttamente.

(Area coperta dal Santuario dei cetacei)

Le relazioni. Abbiamo infatti analizzato sia le 48 pagine del “Progetto di trasferimento del relitto di Costa Concordia” predisposto dalla capofila Titan Micoperi, sia la “Relazione ambientale” relativa allo stesso trasferimento, 83 pagine, di Costa Concordia. E i pericoli ambientali, non solo per il paradiso dei cetacei, sono espliciti.

Il percorso. Su questo punto, il tragitto stabilito non lascia dubbi. Il relitto di Costa, partendo dall’Isola del Giglio virerà ad est, passerà vicino a Giannutri (a 10 chilometri) e all’Isola di Montecristo (15 chilometri). Un viaggio attraverso l’arcipelago toscano che piegherà poi a ovest, verso la Corsica. A circa 25 chilometri dall’isola francese la rotta vedrà una virata in direzione Nord. Qui proseguirà passando a 20 chilometri dall’Isola di Pianosa, a circa 30 dalla città di Bastia sull’Isola corsa; e ancora, a circa 25 chilometri in direzione Est dall’Elba e a a 10 dall’Isola di Capraia (circa 10 km in direzione Est). Da qui si dirigerà infine in direzione Nord-Ovest, e attraversando il Mar Ligure raggiungerà il Golfo di Genova. Lunghezza totale del percorso: 280 chilometri. Durata stimata: 5 giorni.

(Da sinistra: aree dove si possono incontrare le stenelle e aree a presenza di balenottere comuni)

I gioielli del mare a rischio. Se dovesse vincere la linea Genova, il relitto della Concordia passerebbe quindi molto vicino ad aree protette e aree naturali sottoposte a tutela. Passerà vicino alle principali isole dell’arcipelago toscano. Un gigante del mare che sfiorerà anche la “Scarpata dell’Arcipelago”, circondata da coralli profondi e da un habitat ricchissimo. Ma farà capolino anche in zona francese, verso Plateau du Cap Corse, una fetta di natura caratterizzata da importanti praterie di Posidonia.

Non solo coralli e Posidonie. La carovana in viaggio verso Genova fenderà le onde tra le più differenti specie di tartarughe marine, balenottere, capodogli e delfini. E le coste toscane sono ricche anche di nursery di triglie (nei pressi di Cecina), naselli (davanti a Livorno) e gamberi.

(Da sinistra: aree di nursery del nasello e aree di nursery della triglia)

Cosa contiene la nave. Molti sono i dubbi sulla pericolosità ambientale del percorso di Concordia. Anche se Costa assicura che saranno prese tutte le precauzioni necessarie, la nave comunque è un contenitore di sostanze di ogni tipo. In primo luogo c’è la questione delle acque interne. A questo proposito sono state fatte tre tranche di analisi. La più recente ha rivelato la presenza di solfuri, rame, ftalati, idrocarburi pesanti e tensioattivi anionici in percentuali superiori al consentito. Ma non c’è solo il problema della composizione chimica dei liquidi, lo scafo della nave è ripiena di imballaggi di latta, fustini, barattoli, contenitori chimici, olio e grassi. Secondo Costa, che ha previsto e tratteggiato nei dettagli delicate operazioni di recupero, sarà tutto smaltito in sicurezza.

Altri fattori inquinanti. E oltre ai rifiuti nel ventre della Concordia, ci sono altri rischi. Si va dalle emissioni atmosferiche prodotte dai motori dei rimorchiatori e delle altre imbarcazioni previste per il trasporto al pericolo di rilascio di acque interne durante il percorso. E poi rumore sottomarino, fuoriuscite di oggetti pesanti, rischio di collisione. Eventuali sversamenti in mare, rilascio di prodotti chimici o pesanti. Finendo con la sospensione della possibilità di balneazione per alcuni tratti di mare. Tutti rischi che Costa “liquida” come di lieve entità, temporanei, reversibili e di poco probabile realizzazione. Ma la Toscana non si fida. La battaglia continua.

 

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