Gioco
«Ruggeri faccia ora il punto e a capo lasciando la Regione»
Nogarin alza i toni sul suo rivale alla carica di sindaco dopo il botta e risposta tra Pd e Buongiorno Livorno
LIVORNO. «Ruggeri la smetta di dire che siamo di destra. Vuole fare punto e a capo? Cominci col dimettersi subito da consigliere regionale...». Dopo il botta e risposta tra Marco Ruggeri e il leader di Buongiorno, Andrea Raspanti, che ha dato indicazione di voto verso il M5S, a rivolgersi direttamente al candidato del Pd è lo sfidante a 5 Stelle, Filippo Nogarin. E se fino a oggi i toni fra i due sono sempre rimasti sotto le righe, a una settimana dal ballottaggio le parole si fanno di fuoco.
«Sono un fiume in piena – batte i pugni sul tavolo Nogarin – sono stufo di sentirmi appiccicare connotazioni di destra o di sinistra. Ruggeri continua a dire che siamo di destra: il Movimento è oltre le ideologie». «Gli ricordo – scatta sulla sedia, sapendo bene di parlare anche agli oltre 13mila elettori della coalizione di sinistra che potrebbero rivelarsi decisivi – che il M5S è stato quello che in Parlamento ha difeso la Costituzione fondata sui valori dell'antifascismo, lottato contro l'omofobia (ricordo il bacio in aula), lottato contro il decreto salva Imu, chiesto il reddito di cittadinanza. Con i fatti e non con le parole siamo oltre, e non accettiamo di essere etichettati con una ideologia».
Due giorni fa Ruggeri era andato all'attacco su Fb: «A meno che non voglia mettere in discussione la matematica, Raspanti sta chiedendo ai suoi elettori di allearsi con la destra a Livorno e con un partito alleato con l'estrema destra in Europa». Perché anche Amadio e colleghi hanno invitato a votare Nogarin in chiave anti-Pd. «Starà ai cittadini – controbatte lui – valutare dove collocarci, non a Ruggeri. Invece di spostare l'attenzione verso il niente, risponda con il programma». Ed ecco la stoccata: «Non lo fa perché è incapace di dimostrare il suo punto e a capo. Vuole farlo? Tanto per cominciare si dimetta da consigliere regionale prima del risultato e si assuma le responsabilità, nel caso in cui perda, di venire in consiglio comunale a 500 euro di gettone. Io lo farò...».
Nogarin guarda al crollo Pd dalle europee e spara sul partito: «Il Pd di Livorno è l'ultima espressione di un mondo bersaniano in un mondo Pd renziano, questo apparato è destinato a scomparire...». Poi si rivolge al candidato: «Altre che punto e a capo, è punto e basta. Il suo slogan è retorico, la sua è palese continuità rispetto a scelte come il nuovo ospedale, osteggiato tutti gli altri candidati, i palazzi al Luogo Pio, il monopolio delle Coop...». Ma Nogarin è disposto a dire ai livornesi che per tornare indietro sull’ospedale dovrebbero pagare penali salate? O rischia di finire come l'inceneritore di Parma, demonizzato da Pizzarotti in campagna elettorale e poi entrato in funzione lo stesso? «Le penali? Il Pd se ne deve assumere la responsabilità, perché ha usato l'astensionismo come voto a favore: M5S vuole introdurre nel regolamento comunale il referendum senza quorum». Nel merito, «farei scegliere alla cittadinanza, mettendo sul piatto della bilancia cosa sarebbe la follia del project financing e le penali». «E comunque a Parma – chiosa – l’inceneritore era già stato realizzato e ora è “affamato”: non ha materiale perché la giunta Pizzarotti ha premuto sull'acceleratore della differenziata».
Certo con l’«oltre ideologia» di cui parla Nogarin, ci sono l’«oltre Hitler» di Grillo, la stretta di mano con l’euroscettico Farage... non proprio «il nulla» per un elettorato di sinistra. Non è un caso che Rifondazione abbia deciso di non schierarsi. «Come elettore vengo dal mondo della sinistra critica e ambientalista – controbatte Nogarin – si stanno facendo solo ragionamenti speculativi. Dovrei prendere le distanze? Da cosa? I fatti sono i punti del programma. E no, non mi fanno schifo i voti della destra, se servono a realizzarli: welfare di comunità, mappatura degli immobili pubblici per l’emergenza casa, stop al consumo del territorio, sorveglianza epidemiologica partecipata, investimento sul trasporto pubblico...». «Ci sono tre punti – promette battaglia – che stanno facendo convergere su di me tutte le forze alternative al Pd: 1) discontinuità dall’azione di governo del Pd; 2) sovrapposizione di punti di programma, al di là delle ideologie; 3) ho detto di voler mantenere un dialogo aperto con le forze politiche dentro e fuori il consiglio comunale, credo nel dialogo, solo così si può governare».
Ancora Nogarin non dice se il 6 giugno Grillo sarà a Livorno o se eviterà, proprio per non creare frizioni con l’elettorato (decisivo) di sinistra. Ma conferma che «sì, ci siamo parlati». Su cosa si sono detti la bocca è cucita: «Niente di incredibile. Grillo – prova a smarcarsi – non è come si vuole farlo apparire, il M5S di Livorno è padrone delle proprie azioni». E chiude con una battuta rubata ai livornesi dal web: «Ruggeri quando chiama Rossi non gli risponde, quando chiama Renzi trova occupato, io quando chiamo i nostri parlamentari se trovo occupato tre minuti dopo mi richiamano...».
Juna Goti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
