Sicurezza
La rotta per Genova allarma l'arcipelago
Gli elbani preoccupati per i rischi: noi con il mare ci viviamo
PORTOFERRAIO. Quel gigante arrugginito, trainato dai rimorchiatori, sfilerà a diverse miglia dalle coste dell’Elba, nello stretto corridoio tra la costa orientale della Corsica e quella occidentale di Capraia. E, qualora il piano a cui sta lavorando la compagnia Costa Crociere andasse a buon fine, percorrerà 150 miglia dal Giglio fino al porto di Genova, a una velocità media di 1,5 nodi. Ma non è tutto: il viaggio del relitto della Concordia, dato che di certo non viene trascurato da chi vive di turismo, si consumerà nel pieno della stagione estiva, dal momento che la data del rigalleggiamento è il 20 luglio.

La soluzione genovese, insomma, non piace a nessuno, almeno in Toscana. Se il presidente della Regione Rossi si dice pronto a mettersi di traverso, i piombinesi si disperano, già pronti ad accogliere il relitto nel loro porto, i gigliesi si infuriano per la data dell’operazione. E adesso anche l’Elba, rimasta silenziosa in questi mesi, inizia a preoccuparsi per il lungo viaggio che dovrà affrontare il relitto e per i rischi ambientali, legati a eventuali imprevisti. «Noi col mare ci viviamo – ha spiegato il nuovo sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari – vogliamo garanzie in merito alle rotte e ai rischi di questa operazione. Il mare è per noi un patrimonio ambientale ed economico da tutelare».
La rotta. Il viaggio della Concordia, qualora si concretizzasse - come pare - la destinazione genovese, è quello pianificato nei progetti di trasferimento redatti da Costa Crociere e dall’azienda Titan Micoperi. I rimorchiatori spingeranno la Concordia via dal Giglio, puntando dapprima verso sud, a ovest di Montecristo. La risalita, lenta, proseguirà nel cuore del Santuario dei cetacei. Il relitto si lascerà, ad est, prima Montecristo poi Pianosa, costeggiando la Corsica fino ad incunearsi nel corridoio tra la costa est dell’isola francese e, a poche miglia, la costa occidentale di Capraia. L’Elba resterà sullo sfondo, a est. Una volta sul porto di Genova, la nave sarà svuotata dalle strutture interne e, quindi, inizierà l’opera di smantellamento.
ECCO LA ROTTA PREVISTA PER IL TRASFERIMENTO
I timori. La nave starà in mare dai 5 ai 7 giorni, rispetto al giorno e mezzo che impiegherebbe per arrivare a Piombino. Tanto basta per alimentare i timori - gli ultimi arrivano dall’Elba – per eventuali sversamenti o incidenti. Secondo le ipotesi progettuali la Concordia sverserebbe in mare 145mila metri cubi di acque interne che avrebbero una modestissima concentrazione inquinante. A questo si aggiunge però il rischio relativo alle precarie condizioni dello scafo che dovrà resistere a un viaggio di 150 miglia. Per il rimorchio in acqua saranno adottate precauzioni come il recupero di eventuali detriti galleggianti o versamenti di olio combustibile. Per ovviare a ciò Titan/Micoperi intende impiegare una rete da pesca a strascico fissata tra due pescherecci che navigheranno a seguito del sistema rimorchiatore. Precauzioni o non precauzioni, i timori restano. «Il fatto che l’inquinamento sia diluito, non implica che non ci sia inquinamento – racconta Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Isole minori – In pratica ci vedremo sfilare sotto il naso una bomba a orologeria. Fa piacere che, anche all’Elba, si inizino a sentire le prime voci. L’unione fa la forza, ora dobbiamo trasformare tutta questa preoccupazione in azioni politiche concrete».
Chi tende a gettare acqua sul fuoco, invece, è il sindaco di Capraia, l’isola che sarà lambita dal relitto, Gaetano Guarente. «Anch’io sono per il trasferimento a Piombino, ma non credo che, comunque, una soluzione diversa comporti rischi ambientali elevati».
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