Il Tirreno

Livorno

"Pronti a mettere 10 milioni per far ripartire il bacino"

di Giulio Corsi
"Pronti a mettere 10 milioni per far ripartire il bacino"

Esce allo scoperto l'associazione di 28 imprese livornesi capitanata dalla Jobson di La Spezia. "Garantiamo tre navi al mese da 250-300 metri, ma il piano regolatore dev'essere cambiato". Un progetto ridisegna tutta l'area

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LIVORNO. All'alba del giovedì di Santa Giulia la Heidelberg Express, portacontainer di 235 metri della Hapag Lloyd, ha lasciato la banchina 76 a fianco del bacino grande dopo dieci giorni di riparazioni che hanno visto impegnate 10 imprese cittadine e un centinaio di lavoratori.

Prima di lei, nel mese di aprile, avevano fatto scalo nel porto di Livorno altre due navi gemelle dell'armatore di Amburgo. Ormeggiate in Darsena Toscana, dieci giorni ciascuna, erano state oggetto di una serie di maquillage ad alta tecnologia, con interventi in sala macchine, alle apparecchiature elettroniche, ai motori.

Le tre navi Hapag sono il biglietto da visita dell'associazione temporanea di imprese che si è costituita appena due mesi fa ad opera di 28 piccole e medie aziende del territorio, sotto l’ala forte della spezzina Jobson Italia, leader a livello internazionale nel settore riparazioni. «Garantiamo l’arrivo di almeno due navi al mese della stazza e dell’importanza delle Hapag che abbiamo portato in queste settimane e di un’altra in appoggio al molo 76», è il messaggio che arriva dal golfo dei poeti alla città di Livorno.

«Significa un minimo di 200 persone impiegate quotidianamente in bacino», spiega Massimo Netti, titolare dell’affiliata livornese di Jobson Italia e tra i fondatori dell’Ati. Che aggiunge: «Secondo i nostri studi il fatturato iniziale del bacino si aggirerebbe tra i 15 e i 18 milioni annui, arrivando in tre anni a toccare i 50. Come associazione d’imprese siamo pronti a investire 10 milioni in autofinanziamento per riparare una struttura che adesso si trova inutilizzabile e fortemente compromessa. Nel 2014 abbiamo portato 7 navi di Grimaldi e Sardinia a Genova per riparazioni non invasive, per le grandi compagnie Jobson rappresenta una garanzia. Le sue commesse troverebbero casa a Livorno».

L’obiettivo dell’Ati è chiaro: prendere in affidamento il bacino grande e rilanciare il comparto delle riparazioni nel Mediceo. «Ma è necessario che venga modificato il piano regolatore del porto e il piano operativo triennale e venga cancellata la limitazione di navi di grandi dimensioni», sottolinea Netti. «Con i paletti che attualmente sono inseriti nei piani che prevedono navi di medie dimensioni, tutto il nostro progetto non sta in piedi e l’Ati stessa non ha senso», ribadisce Netti.

Il messaggio è indirizzato alla città, in primis alla politica, perché la scelta è prima politica che tecnica (e non è un caso che sia di spettanza del comitato portuale).

«In questa riflessione va sottolineato un aspetto che potrebbe sfuggire ai non addetti ai lavori - aggiunge Adalberto Roncucci, ex comandante di navi ed ex vice presidente dei cantieri Orlando -. Quando si parla del ritorno delle riparazioni a Livorno, non si intende più l’attività di grande carpenteria, che ormai viene fatta nei cantieri turchi. Qui si parla di interventi ad alta tecnologia, sistemi di funzionalità nelle macchine, computer, apparecchiature satellitari, automazioni. Nessuno si sogna di riaprire le officine ed è bene sottolineare che le pitturazioni o le sabbiature che un tempo sporcavano i panni stesi in piazza Mazzini fanno parte dell’album dei ricordi». In sintesi: secondo l’Ati la questione incompatibilità ambientale (in primis con lo sviluppo residenziale dell’area) non esiste.

La Jobson Italia e le aziende dell’Ati ne sono così convinte che hanno commissionato un progetto a due professionisti livornesi, l’ingegner Stefano Fava e l’architetto Federico Iachella, per immaginare uno sviluppo diverso del bacino grande e dell’area demaniale a ridosso dei cantieri Benetti. Il progetto che Il Tirreno presenta in anteprima verrà illustrato nel dettaglio durante un convegno all’Hotel Palazzo a metà giugno.

IL VIDEO DEL PROGETTO

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