Gioco
Noi imprenditori al bivio del voto fra ex Gigante Rosso e Grillo show
Parlano alcuni fra i protagonisti dell’economia locale per capire gli umori dopo la svolta choc De Pascalis: non mi importa chi ma cosa farà. D’Alesio: c’è bisogno di una bella svegliata
LIVORNO. «Grillo proprio no: non li abbiamo cinque anni da buttar via per fare una prova così, per curiosità. Ma la tradizione del centrosinistra ha assolutissimo bisogno di cambiare davvero dalle fondamenta: dalle urne di domenica scorsa i livornesi hanno mandato un segna intelligente e maturo, però non mi sembra proprio che l'attuale classe dirigente l'abbia capito». A invocare la “perestrojka” all’ombra dei Quattro Mori è Claudio Evangelisti, esponente di una famiglia imprenditoriale nata con le Officine San Marco, tornata sotto le insegne Deutsche Babcock, resuscitata infine come Gas & Heat, settore serbatoi per navi (ma da qualche tempo anche armatore indipendente nel trasporto di gas). È una delle voci che, quasi alla vigilia di una novità storica come il ballottaggio per scegliere il sindaco, siamo andati a cercare nella trincea dell’imprenditoria livornese per tastare il polso a un pezzetto del mondo reale, al di là delle tifoserie, degli apparentamenti e delle beghe di schieramento.
Il messaggio l’avevano mandato già «forte e chiaro» le doppie primarie Pd, dice Evangelisti: «Quelle aperte a tutti, in cui ha trionfato Renzi, hanno dato indicazioni esattamente opposte a quanto emerso in quelle limitate agli iscritti al partito. E cosa ha fatto lo stato maggiore Pd? La lista l’ha confezionata guardando solo allo strettissimo cosmo degli equilibri di partito sulla base delle indicazioni dei circoli e stop. Ovvio che finisse com’è finita. Attenzione, se Ruggeri dovesse farcela stavolta non basterà impacchettare i problemi addossando la colpa a chi è venuto prima: è un giochino che mostra la corda, eccome».
Qualche dubbio se affidare ai grillini le leve della stanza dei bottoni li ha anche Maurizio Bozzi, titolare della Bozzi & Figli (meccanica di precisione) e uomo di punta del mondo confindustriale della piccola industria: «Nogarin? Francamente non saprei: e non lo dico per lui, non lo conosco ma è un bel rebus. Certo che a Livorno più giù di così è difficile finire. Ruggeri mi dicono sia un bravo ragazzo, però ho il timore che non abbia grinta a sufficienza per disincrostare l’apparato e la mentalità da vecchio Pci arrivata fin qui. Se in lizza ci fosse stato il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, non avrei avuto dubbi: è uno che ha dimostrato di non aver paura, l'avrei votato».
Per Bozzi c'è bisogno di «una sterzata»: la invocherebbe perfino in una sorta di strana alleanza fra Grillo e Renzi per «fare piazza pulita di tutti gli altri», poi «fare insieme quel che è possibile e litigare sul resto ma solo in due». E su scala municipale? «Lasciamo stare la storia degli ultimi settant'anni, a me interessa l’immobilismo degli ultimi dieci con Cosimi o forse anche prima, degli ultimi vent’anni: quel mondo lì mi sembra che ormai abbia fatto il suo tempo». Pronostica però che «comunque Ruggeri ce la farà» e, dunque, – aggiunge – bisognerà «dargli una mano per aiutarlo a sganciarsi dalle logiche miopi di partito».
Farà invece la croce «senza nessunissima remora» sul nome del grillino Nogarin un imprenditore come Guido Fanfani che confessa di aver fatto riferimento («fino a pochi anni fa») prima alla destra e poi al centrodestra, rimanendone «profondamente deluso». Deluso anche dalle scelte del centrodestra livornese: «Non era necessario essere indovini per avvertire nell’aria un forte desiderio di cambiamento. E cosa fa la destra? Si spacca in quattro: Amadio, Amato, Vaccaro e De Carlo. Se non è un suicidio politico, ditemi voi cos'è: sembra quasi che l’abbiano fatto apposta, teleguidati da chissà quali logiche decise altrove».
Di segno opposto, invece, la scelta di Andrea Palumbo, presidente di Iss Palumbo, nata dall'alleanza con il gigante Inchcape Shipping Services controllato dal fondo sovrano di Dubai: «Sarebbe incredibile lasciare la città in mano a Grillo. Non voglio giudicare Buongiorno Livorno, non li conosco ma mi auguro che prevalga la ragionevolezza e vinca Ruggeri: sarebbe buona cosa se arrivasse il premier Renzi in città in questi giorni a sostenerlo». Lo dice precisando di avere un passato da «elettore delusissimo dal centrodestra». E aggiunge: «Vedo che Amadio si butta a far propaganda ai grillini, mi domando come faccia a spiegarlo a chi l’ha votata». A Ruggeri invece rimprovera di aver gettato la croce addosso al sindaco uscente: «Cosimi è stato raffigurato come il gobbo nero. In realtà, ha dovuto affrontare una crisi molto pesante: bisognerebbe tenerne conto nei giudizi. Anche se forse avrebbe brillato di più a Roma come parlamentare che qui alla guida del Comune».
L'occasione di vincere la partita contro il centrosinistra c'è e non intende lasciarsela scappare Franco Prunai, broker assicurativo, ex vicepresidente della Confcommercio, tre legislature in Comune e in Provincia come consigliere Dc («e ancora oggi democristiano», ma non più tornato alla politica attiva «anche se dal centrodestra mi hanno cercato a più riprese»). «È indispensabile chiudere una volta per tutte con questa lunga storia di sinistra, ora abbiamo l'opportunità di scrollarci di dosso questo mondo sclerotizzato».
«Forse in tanti andranno al mare, io penso che è meglio se si dà una spinta perché cambi qualcosa, anzi parecchio». Parole e musica dell'imprenditore portuale Enrico Bonistalli, numero due dell'organizzazione degli agenti marittimi. La lingua batte dove il dente duole e lui insiste soprattutto su un aspetto: «Ho letto sulle stampa le intenzioni dichiarate dai candidati sul porto alla vigilia delle elezioni: tutti lì a far chiacchiere inutili sulla Darsena Europa, salvo forse qualcosina in Nogarin. Mi domando se lo sanno che è da delinare al futuribile. Nel frattempo cosa facciamo: i problemi li mettiamo in frigo? Vogliamo dirlo che Azimut dà occupazione sì ma nella stragrande maggioranza dei casi a lavoratori versiliesi? Vogliamo ricordarci che all’accosto 14G in Darsena Toscana c’era un fondale di 6 metri e ora è poco più di quattro? Ecco perché ben venga se c'è un cambio: magari ci si accorgerà che il futuro, prima di sognare la Darsena Europa, è nei traghetti».
Viene dall'imprenditoria marittimo-portuale anche Gloria Giani, quarta generazione al timone della “Pilade Giani”: ragioni di lavoro l'hanno tenuta lontano dalle urne domenica scorsa ma avrebbe votato Raspanti. Più che a Grillo guarda ai grillini: «Beppe? No. E Nogarin? Mi incuriosisce. Comunque mi diverte l'idea del ballottaggio, è uno choc contro le certezze inox. Serve un sussulto perché il porto rischia di sprofondare nei giochini di potere e invece occorre muoversi per evitare di farci portar via i clienti da La Spezia».
Cesare De Pascalis, presidente e amministratore delegato di Iteci (impiantistica), non ci sta al gioco del toto-sindaco: «Non è importante chi ma cosa farà: chiunque vinca, è bene che dia opportunità a chi, come imprenditore, ha il coraggio di mettersi in gioco. Non ne faccio una questione di giudizi preventivi: la politica oggi deve spogliarsi di ideologia e acquisire concretezza».
Anche Nello D'Alesio, esponente di una delle dynasty imprenditoriali che hanno fatto la storia della città, si chiama fuori dal bivio Ruggeri-Nogarin. Ma non da un appello accorato: «Voglio solo che chiunque arrivi lì voglia bene alla città. Ecco, è in questo che c’è bisogno di darsi una bella svegliata: basta fare venti chilometri a nord o trenta a sud e salta agli occhi quanto sia degradato il nostro magnifico lungomare, quanto si potrebbe fare per le nostre fortezze. Livorno è un tesoro quando la guardo dalla piazza del santuario di Montenero, poi invece arrivo in via Grande e invece dello scrigno trovo amarezza…».
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