Il Tirreno

Livorno

la lettera dei 24 ex pantagruel

«Errore in Provincia Da febbraio in attesa di cassa integrazione»

LIVORNO. «Siamo i 24 dipendenti dell’azienda Pantagruel di Livorno. Ormai da mesi viviamo una situazione che è divenuta insopportabile». Inizia così la lunga lettera con la quale gli ex lavoratori...

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LIVORNO. «Siamo i 24 dipendenti dell’azienda Pantagruel di Livorno. Ormai da mesi viviamo una situazione che è divenuta insopportabile». Inizia così la lunga lettera con la quale gli ex lavoratori della storica pasticceria cercano una via d’uscita alla situazione di stallo che si è venuta a creare dopo la chiusura dell’attività commerciale.

«L'azienda per la quale abbiamo lavorato per anni è di fatto chiusa nel febbraio scorso lasciando noi dipendenti dal mese di ottobre senza stipendio. Nel frattempo per fronteggiare la pesante situazione è stata presentata domanda di cassa integrazione della quale non riusciamo a saper niente anche se sono state coinvolte le organizzazioni sindacali, l'assessore al Lavoro della Provincia e persino il Prefetto. Tutti ci hanno risposto che hanno fatto il possibile e che non sanno più cosa fare».

A distanza di quattro mesi «L'unica risposta che ci hanno dato e' quella che dobbiamo solo aspettare».

«Il problema - vanno avanti - è che un anno fa è stato fatto un errore in quanto era stata presentata una prima domanda di cassa integrazione ma che dopo ben 8 mesi di lunga attesa abbiamo saputo che non ci era stata accettata per un vizio di forma. E l' errore ha detta dello stesso Ministero, è stato fatto dalla Provincia. A quel punto pensavamo che saremmo stati più seguiti per la seconda richiesta di cassa integrazione, speravamo che chi ha commesso l'errore si sarebbe messo una mano sul cuore e avrebbe fatto di tutto per tentare di velocizzare l'iter burocratico».

Invece questo non sarebbe avvenuto. «Potete immaginare - scrivono - come questa situazione lasci tutti i dipendenti e le loro famiglie in una reale situazione di profondo disagio sia economico che psicologico. Basti pensare che i dipendenti che con il loro stipendio riuscivano a mantenere decorosamente la propria famiglia e che ora non hanno più niente e soprattutto hanno perso la dignità personale, costretti oltre a fare rinunce e sacrifici anche a dover chiedere aiuto a parenti, amici e addirittura in alcuni casi a rivolgersi ad associazioni caritatevoli per poter affrontare le spese del vivere quotidiano».

Ma non è finita qui. «A ciò si aggiunge il fatto che niente si sa delle trattative che i possibili acquirenti dell' azienda hanno intrapreso con Unicoop Tirreno. Abbiamo sentito solo tanti discorsi, troppe parole e nel frattempo stanno passando mesi. Allora ci viene da pensare come sia possibile che un’azienda come Unicoop Tirreno che si vanta di salvaguardare i prodotti del proprio territorio non riesca a fare di tutto per sostenere un fornitore locale che per 20 anni ha lavorato per questa cooperativa in modo quasi esclusivo visto che circa 80% del fatturato della Pantagruel proveniva dagli ordinativi di molti punti vendita di Unicoop Tirreno. Potete immaginare come ciò vanifichi per i dipendenti le flebili speranze di poter tornare a lavorare».

«Non dimentichiamo inoltre che stiamo vivendo in una difficile situazione del mercato del lavoro con la conseguente reale difficoltà nel reperire un nuovo posto di lavoro nonostante tutti noi abbiamo da offrire serietà, professionalità e tanta voglia di fare.Diteci - è la domanda conclusiva - allora che cosa ci rimane?».

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