Gioco
Spaccio in bici sotto i portici di via Grande
Pusher in movimento per non dare nell’occhio e fuggire alla svelta. Intensificato il lavoro dei “falchi” della squadra mobile impegnati nel costrasto della microcriminalità in centro
LIVORNO. Spacciatori in bicicletta sotto i portici di via Grande. Incontrano i clienti alle colonne e cedono la “pallina” di coca o eroina, che tengono in bocca per non farsi trovare roba addosso in caso di controlli. Per poi riprendere la pedalata, subito dopo lo scambio. Con una regola da seguire scrupolosamente: stare sempre in movimento e non stazionare in un alcun posto, per disorientare le forze dell’ordine.
Lo spaccio in città ha un nuovo volto: se la maggior parte dei “giri” si sono spostati sulle colline, dal Cisternino al Gabbro, passando per Puzzolente e Valle Benedetta, lo spaccio cittadino resiste, nonostante le retate a catena organizzate da due anni a questa parte dalle forze dell’ordine. Ma proprio i continui controlli di polizia e carabinieri hanno costretto i pusher a modificare un po’ il modus operandi. Ecco che allora i fornitori hanno abbandonato l’abitudine di sostare in piedi in un punto. Nessuno staziona più in via della Posta o nelle stradine limitrofe a piazza della Repubblica.
In caso di controllo, però, scappare pedalando non è facile. Ecco perché, vista la scarsa potenzialità del mezzo in caso di necessità di fuga, gli spacciatori usano la bici solo per piccole consegne. Nel momento in cui hanno per le mani carichi più grossi, optano per gli scooter. Una tendenza, quest’ultima, che si è diffusa negli ultimissimi mesi: fino a poco tempo fa, infatti, la bici veniva usata anche per grosse consegne. Basti fare l’esempio dell’arresto di Bradai Ahmed, algerino di 48 anni, fatto dall’Antidroga della squadra mobile lo scorso 24 ottobre: il 48enne aveva un chilo di fumo nel cestino della bici.
Per rispondere a questa tendenza degli spacciatori, i "falchi" della mobile della questura hanno intensificato i controlli in scooter e a piedi.
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