Il Tirreno

Livorno

«Migliaia di euro spariti dall'Asl» cassiera a processo per peculato

di Federico Lazzotti
«Migliaia di euro spariti dall'Asl» cassiera a processo per peculato

La donna in 3 anni si sarebbe appropriata di 45mila euro di rimborsi dei clienti del Cup. L’avvocato: è innocente, c’è un errore nel sistema

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. In poco più di tre anni, tra il 2007 e il 2010 si sarebbe intascata i soldi dei rimborsi sui ticket destinati ai clienti dell’Asl 6 per una cifra complessiva che sfiora i 45mila euro. È questa l’accusa del pubblico ministero Gianfranco Petralia nei confronti di Isabella Maggio, 31 anni appena compiuti, residente a Porto Azzuro, ex dipendente della cooperativa integrata Capodarca alla quale l’azienda ospedaliera livornese ha appaltato il servizio di registrazioni e riscossione del Cup, il centro unico per le prenotazioni, nei comuni di Porto Azzurro e Rio Marina.

L’indagine è scattata all’inizio del 2011 dopo un controllo a campione da parte dell'ufficio amministrativo dell'Asl che riguardava la mappatura dei rimborsi eseguiti da ogni singolo operatore del Cup. È esaminando i dati statitici che è emerso un numero «anomalo di rimborsi» eseguiti dall’imputata. Che sia stata la donna ad eseguire le operazioni incriminate risulterebbe dalla password usata.

Secondo gli inquirenti che hanno analizzato le operazioni della cassiera, ogni anno sarebbero state eseguite dal suo computer un centinaio di operazioni sospette per le quali manca la documentazione. Ma per capire l'impianto accusatorio (e le obiezioni della difesa) è necessario spiegare come funzionano i rimborsi per le visite al Cup.

«Quando un cliente si presenta - spiega chi ha studiato il meccanismo - prenota le visite che deve effettuare e nel caso in cui si scopra successivamente che il paziente è in qualche moto esentato o ha pagato una cifra superiore a quella dovuta, scatta il rimborso che deve essere accompagnato da una serie di documenti che attestino l'operazione».

È da questa premessa che è possibile capire il capo d'imputazione che viene contestato all’operatrice. «Si appropriava - si legge - in più occasioni, all’interno di un disegno criminoso, di somme di cui aveva la disponibilità; in particolare facendo risultare come avvenuti rimborsi per prestazioni sanitarie non eseguite che in realtà erano state regolarmente effettuate per l'ammontare di 44.387,34 euro».

Allegato al capo d'imputazione ci sono 28 pagine dentro le quali sono elencate tutte le operazioni contestate. Si tratta per lo più rimborsi che vanno da un minimo di 20 a un massimo di qualche centinaia di euro con il nome e il cognome del cliente che sarebbe stato raggirato.

Una ventina di questi, giovedì scorso sono comparsi davanti ai tre giudici che compongono il collegio che dovrà verificare le accuse contestate all'imputata. Spiega il legale della donna, l'avvocato Lorenzo Calvani: «Tutti i testi hanno confermato di essersi recati al centro prenotazioni, ma nessuno ricorda il giorno nel quale ha fatto la prenotazione. La nostra tesi è che ci siamo un errore nel sistema che non permetta di cancellare i servizi sbagliati».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web