Gioco
L'INCHIESTA / Le Poste lumaca nonostante la fabbrica da 20mila lettere l'ora
A Firenze un centro di smistamento super automatizzato. Ma è sufficiente una busta fuori misura per provocare ritardi
COSA NON VA Le vostre segnalazioni al Tirreno
di Stefano Bartoli
SESTO FIORENTINO. Il traffico pesante inizia giusto all’ora di pranzo, quando i furgoni cominciamo a riversare quintali di buste e plichi provenienti da ogni angolo della Toscana e dell’Umbria. Un vero e proprio tsunami che costringe al massimo numero di giri le macchine, un po’ vecchiotte in rapporto alla rapida evoluzione della tecnologia ma comunque di grande efficienza, in grado di portare fin nelle mani del postino lettere, cartoline e tutto il resto della tradizionale corrispondenza. Un meccanismo tanto oliato quanto complesso che raggiunge il suo “clou” appunto nel pomeriggio, in una corsa contro il tempo che andrà avanti con ritmi crescenti fino a poco prima delle 19, per poi rallentare, ma senza fermarsi mai, in una specie di moto perpetuo che non conosce alternative.
Benvenuti in quella che in molti considerano, almeno come dimensioni (quasi trecento metri di lunghezza per duecento di larghezza) una delle più grandi fabbriche dell’intera regione, ovvero il Cmp, il Centro di meccanizzazione postale croce e delizia dell’intero servizio gestito da Poste italiane: qui sono infatti rimaste bloccate per sei giorni, la scorsa settimana, le letterine di auguri destinate ai rispettivi papà dei bambini della scuola elementare Carducci di Forte dei Marmi nonostante le assicurazioni sulla consegna per San Giuseppe dell’impiegato che le aveva accettate in Versilia. Qui si incrociano i percorsi davvero arzigogolati che fa la corrispondenza all’interno della regione, secondo un gigantesco gioco dell’oca che resta da sempre incomprensibile per un normale cittadino. E sempre qui 570 persone lavorano sotto organico, visto che dovrebbero essercene almeno seicento, ma con un quarto di loro impiegato in mansioni alternative perché inabili, nell’ambito dell’azienda, a svolgere altre funzioni, come sollevare un un pacco più pesante o salire su uno scooter per occuparsi delle consegne.
UN ESEMPIO DI PERCORSO E I TEMPI DI UNA LETTERA

Crocevia obbligatorio. Dunque, tutto passa da qui, nel cuore della Toscana, a due passi dall’aeroporto di Peretola e da una maxi Ipercoop, in questo edificio che potrebbe ospitare quattro o cinque Space Shuttle in posizione orizzontale e che, dopo la trasformazione della struttura gemella di Pisa da Cmp a Cp (Centro postale) e l’aggiunta di quella di Perugia si è trovato a concentrare un’ondata di nuovi “clienti”, con la sola eccezione della posta prioritaria e delle raccomandate delle province di Pisa e Livorno che vengono lavorate in loco (cioè a Pisa), i furgoni non danno tregua. Ogni minuto, arrivano infatti in ordine sparso quanto raccolto negli uffici postali, la posta della sezione grandi utenti di Firenze, la corrispondenza infilata nelle classiche cassette di colore rosso. A tutto questo si aggiungono lettere e plichi da fuori regione ed anche provenienti dall’estero che transitano lungo l’asse tra Brescia, dove arrivano in aereo, e Firenze. Insomma, nonostante il calo della corrispondenza di almeno un terzo negli ultimi due anni ed addirittura della metà se si prende l’ultimo decennio, un milione di buste e plichi che si muovono nella regione nell’arco delle 24 ore non sembra un dato esagerato.
Ventimila lettere all’ora. Davanti alle linee di smistamento, il cui cuore sono nastri trasportatori di alcune decine di metri comandati da computer, c’è la prima separazione e cioè la prioritaria “J+1” e la “J+3”, sigle che poi significano semplicemente la consegna prevista in un giorno o, in alternativa, nel giro di tre. Poi tocca alla macchina che si occupa subito di lavorare la corrispondenza più urgente, un “mostro” in grado di controllare 20mila lettere all’ora, sempre che siano perfettamente in regola con le dimensioni e con tutte le indicazioni, a cominciare dal codice di avviamento postale: in caso contrario si prendono altre strade e, se manca qualche dato, c’è anche la possibilità di un intervento umano con l’utilizzo di un’immagine video. Se il plico è troppo grande o troppo pesante, la lavorazione passa ad un’altra linea la cui velocità è molto più bassa, particolare che spiega anche molte situazioni di ritardo.
Prossima tappa l’aereo. La posta “J+1” da queste parti detta decisamente orari e regole perché anche per la prossima tappa ha la precedenza: poco dopo le 20 parte infatti il furgone che va a Brescia dopo trova nuovamente un aereo che carica tutta la posta extraregione. Quella che rimane in Toscana intorno all’alba prende invece la via di Arezzo, Pisa, Siena e via via tutte le altre città, a cui, visto l’ambito territoriale, si aggiunge anche Perugia. Più semplice, spiegano gli addetti, la consegna “J+3” per la quale c’è un po’ più di tempo a disposizione.
I punti dolenti. La concentrazione, si sa, fa risparmiare perché, come spiegano fonti sindacali, decentrare nuovamente lo smistamento della posta porterebbe alla triplicazione del personale e naturalmente anche dei costi. Certo è che nell’attuale situazione basta che un furgone ritardi di mezz’ora e tante consegne slittano direttamente al giorno successivo, così come le dimensioni corrette diventano determinanti per evitare una lavorazione ulteriore. E poi c’è il problema dei portalettere (ne parliamo a parte): sono sempre di meno per colpa di tagli davvero troppo eccessivi che rendono insufficiente qualsiasi forma di automazione.
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