Il Tirreno

Livorno

«Il lavoro lo chiedo ai cinesi su YouTube»

di Federico Lazzotti
«Il lavoro lo chiedo ai cinesi su YouTube»

Disoccupato da 5 anni ha prodotto un video in mandarino

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LIVORNO. Inflessione dialettale e linguaggio del corpo del protagonista parlano chiaramente livornese, sottofondo musicale e sottotitoli hanno invece suoni e caratteri cinesi.

No, non è l’ultimo frontiera del doppiaggio di quei burloni del “Nido del Cuculo” e nemmeno il casting per il Grande Fratello d’Oriente in salsa labronica.

Si tratta invece dell’innovativo video messaggio auto promozionale nel quale un artigiano livornese classe 1970 che dall’anagrafe porta con sé due mondi lontani, quello di un nome mai sentito (Miro) e di un cognome tra i più comuni del Paese (Bianchi), cerca lavoro in Cina dopo 5 anni da disoccupato in Italia.

«Buongiorno popolo cinese. Mi chiamo Miro Bianchi, ho 44 anni, sono un artigiano di Livorno condannato alla disoccupazione da oltre 5 anni e mi rivolgo a voi per un lavoro in Cina o presso le vostre comunità in Italia, che sgobbano e si fanno un c... così».

Inizia così il messaggio caricato lunedì su Youtube e che fino a ieri sera era stato visualizzato da quasi 20mila persone e nel quale elenca il suo curricula e si dice disposto a tutto purché qualcuno gli dia un lavoro.

Lo sfondo è quello della camera dove vive a casa di sua mamma «perché un appartamento non me lo posso certo permettere». Capelli corti, barba lunga di un paio di giorni, indossa un maglione blu girocollo dal quale si intravedono il braccio destro tatuato e una collanina d’oro.

L’imbarazzo di stare davanti alla telecamera per quasi un minuto e mezzo si intravede dagli occhi che cercano consensi dall’altra parte della stanza. «Sono un po’ timido - ammette - prima di registrare mi ero imparato il discorso a memoria, a dire il vero lo avrei voluto recitare tutto in cinese, ma era troppo difficile, allora mi sono limitato a imparare a memoria soltanto i saluti finali».

L’idea di rivolgersi all’Oriente è nata quasi per caso. «Ho provato una cosa nuova - racconta - l’ho buttata lì, una sera ero in casa e ho scritto in brutta copia questo testo e poi una mia amica cinese che ha un ristorante in città l’ha tradotto per me. Al resto ha pensato un mio amico che smanetta con la telecamera. Lunedì abbiamo registrato e la sera lo abbiamo caricato sul sito di Youtube e adesso speriamo che qualcuno telefoni».

Ma se gli chiedi se qualcuno si è fatto avanti fa una bella risata e risponde: «A dire la verità i primi a telefonarmi siete stati voi, ma spero che nei prossimi giorni qualcuno si faccia avanti».

Nel video c’è anche una critica esplicita all’Italia e alla situazione economica che si è creata. «So che apprezzate gli artigiani italiani e li studiate - è uno dei passaggi più significativi - per questo propongo a voi le mie esperienze. Ho lavorato come imbianchino, muratore, cartongesso, ma so anche fare bene il giardiniere. Sono autista, gruista, magazzinieri con la patente C. In poe parole - va avanti nella tipica locuzione livornese - mi adatto a tutto con umiltà. Vi ammiro per le vostre energie e intraprendenza, ma anche perché, mi spiace dirlo, questo Stato, l’Italia, è diventato un Paese di m….».

Un messaggio forte che si chiude con il contatto telefonico e l’email dell’artigiano che saluta i suoi spettatori rigorosamente in mandarino e l’appello: «Vi prego, popolo cinese: aiutatemi».

I primi a diffondere la notizia sono stati i colleghi dall’agenzia PrimaPress che hanno contattato uno dei massimi esperti del settore della formazione, l’imprenditore Daniele Barbone, fondatore della società di consulenza e formazione BPSec, che commenta:

«Grande idea quella dell’artigiano livornese che si propone al mercato cinese. La sua idea è senz’altro interessante dal punto di vista formativo ma per lui non sarà facile trovare lavoro – osserva Barbone – perché, anche se l’idea è buona, nelle classifiche delle professioni italiane più ricercate in Cina risultano: Italian teacher – Esperti di Italian Market - Head of Retail Top Italian Luxury Brand – Cuochi Diplomati - Ingegneri informatici – Progettisti e Architetti».

Si dice che le buone idee nascano nel momento del bisogno. E per Miro l’orizzonte professionale si sta senza dubbio riducendo.

«L’ultimo lavoro con contratto regolare che ho avuto - ricorda - risale a tre anni. Ed è stato attraverso un’agenzia interinale. Lo sapete quanto è durato? Venti giorni, mi occupano della manutenzione all’interno di Aamps. Da allora nessuno mi ha più chiamato. Eppure sono iscritto a tutte le agenzie interinali tra Pisa e Livorno. Ma quando mi presento ai colloqui mi dicono che sono troppo grande e che ormai costo troppo a livello di contributi. Ecco perché alla fine scelgono sempre persone più giovani».

Quando Miro ha iniziato a lavorare, 25 anni fa, il clima era diverso e le opportunità esistevano. «Prima ho fatto il buttafuori nelle discoteche, poi mi sono fidanzato e sono entrato alla ditta Piccini trasporti a San Miniato, dove ho lavorato fino al 2002, poi è arrivata la crisi e sono stato licenziato. Ma non mi sono buttato giù, anzi. Mi sono messo in proprio e ho aperto una ditta edile in proprio: imbiancavo, facevo cartonegessi. Ma dopo due anni gli affari sono cominciati ad andare male: il lavoro diminuiva ma le spese di gestione restavano sempre alte». Ecco perché, complice la fine della storia con la compagna, ha deciso di tornare a Livorno.

«Sono tonato a vivere a casa di mamma e ho cominciato a cercare un posto. Sono andato dal Bettarini, ma mi è stata chiusa la porta in faccia, poi ho chiesto ovunque ma non ho trovato niente. Solo qualche lavoretto saltuario. Devo dire la verità: per andare avanti ho fatto qualche cosa anche al nero. Ma ormai non si riesce a trovare nulla nemmeno così. Lo sa perché? Perché se io chiedo 30 euro per tingere una porta, c’è sicuramente uno straniero disposto a fare lo stesso lavoro per un terzo del prezzo. Non è un caso se sono sei-sette mesi che non tingo nemmeno una parete».

Come dice Miro, «stare in un angolo ad aspettare non serve a nulla, allora mi sono messo in gioco». Anche perché come racconta lui stesso, ad oggi è la madre a mantenerlo. «Mamma piglia 700 euro di pensione, 250 li dà me. Ogni volta che succede mi dico: “Guarda in che stato sono, menomale c’ho mi mà”.»

È in questa situazione che è arrivata l’idea di fare uno spot nel quale proporsi. Ma perché proprio ai cinesi? «Perché da loro la disoccupazione non esiste: lavorano tutti. E poi sono persone intraprendenti che dall’Italia prendono ispirazione, ci copiano. E io sono disposto a fare le valigie e andare da loro a farli vedere le tecniche per tirare sù una parete di cartongesso. Oppure qualsiasi altra cosa. Il mio curriculum è molto lungo ma la cosa che spero li colpisca è quella di trovarsi davanti una persona che è disposto a fare tutto e si metta in gioco».

Anche se non arriverà la telefonata che Miro aspetta, quella per un lavoro, quella della produzione del curriculum video in mandarino resterà comunque un tentativo innovativo. «È stato ganzo - conclude - e a farlo mi sono divertito, adesso aspettiamo e incrociamo le dita». Ovviamente in cinese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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