Gioco
Quell’antico gioiello di Monterotondo
LIVORNO. Salendo lungo la via di Monterotondo si incontra un piccolo edificio dalla caratteristica pianta semiottagonale: è la cappella di Scafurno, nota come anche come "cappella Calamai", un tempo...
LIVORNO. Salendo lungo la via di Monterotondo si incontra un piccolo edificio dalla caratteristica pianta semiottagonale: è la cappella di Scafurno, nota come anche come "cappella Calamai", un tempo pertinenza della vicina villa Maurogordato. "La cappella di Scafurno a Monterotondo. Il territorio, le origini, la storia" è il titolo del volume che sarà presentato oggi (ore 17) presso i Granai di Villa Mimbelli a cura dell'Associazione culturale Osservatorio Monterotondo (che ha promosso la pubblicazione del libro) e di Pacini Editore. Saranno presenti, in particolare, Libero Michelucci, presidente dell'Associazione Osservatorio Monterotondo, Giangiacomo Panessa, console onorario di Grecia, e Massimo Sanacore, direttore dell'Archivio di Stato di Livorno. Scritto da Roberta Gini ed Arianna Orlandi, nel volume viene puntualmente ripercorsa l'origine dell'edificio compiendo una panoramica sui proprietari del comprensorio arrivando al 1771 quando Giuseppe Calamai, console di Russia, acquistò il podere di Scafurno destinando la preesistente villa a luogo di rappresentanza. I Calamai ristrutturano pure la cappella settecentesca che fu aperta alle pubbliche celebrazioni. La villa e la cappella passarono al principe Stanislao Poniatowski e nel 1860 alla famiglia Maurogordato che la cedette nel 1949. In seguito la cappella restò in uso, venendo poi abbandonata dal 1981 al 2001 quando fu acquistata e restaurata dall'architetto Fosco Cavallini alla cui scomparsa, nel 2009, è divenuta sede dell'Associazione culturale Osservatorio Monterotondo.
(r.r.)
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