Il Tirreno

Livorno

Porto fra esuberi e boom di straordinari

Tremano i 60 dell’ex Agelp, esposto dei Cobas all’ispettorato: controllate se nelle altre imprese le ore extra superano i limiti

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LIVORNO. Destinatario della raccomandata: l'Ispettorato del lavoro (e, per conoscenza, l'Authority). L'esposto porta la firma dei vertici del sindacato Cib-Cobas Claudio Galatolo e Massimo Lomi. Nel mirino non è altro che la richiesta di verificare il mancato rispetto di due limiti nell'utilizzo della manodopera: da un lato, «il tetto massimo di 300 ore annue per il personale il cui orario normale di lavoro è di 36 ore settimanali effettive (e di 250 ore per il restante personale)»; dall'altro, «le 11 ore di riposo tra un turno e il successivo».

E' esplicito un doppio richiamo: l'uno per chiedere «accurato controllo del rispetto» di quanto prevedere il contratto in nome dell'esigenza «soprattutto di salvaguardare la sicurezza e l'incolumità dei lavoratori»; l'altro, per segnalare che alla loro organizzazione sindacale «risulta che, nel porto di Livorno, vi siano imprese art. 16 e art. 18 inadempienti al contratto collettivo dei lavoratori dei porti».

L'esposto non è che l'approdo finale di una mobilitazione sulla questione dell'ex Agelp, ora ribattezzata Alp, che in linea di principio sarebbe l’unico soggetto autorizzato a fornire manodopera per fronteggiare i picchi di lavoro. Non è casuale che a metterlo in pista siano i sindacati di base extraconfederali: i Cobas hanno fatto un po' di iscritti in varie realtà del porto ma è all'Alp che hanno sfondato. E l’hanno fatto proprio nella bufera di una dura polemica con Cgil Cisl Uil. Basti dire che è stato il tribunale a decidere che le elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie indetta da Unicobas era valida, i confederali hanno boicottato il voto disertandolo ma l’affluenza al 77% ha reso valida la votazione e ora la Rsu è tutta Cobas (Massimo Mazza e Bruno Busoni) mentre non c’è il terzo componente che spetta comunque di diritto a un confederale.

Ma, in realtà, era stata la Filt Cgil a suonare la sirena d’allarme nei giorni scorsi: l’ha fatto, mentre i lavoratori erano davanti a Palazzo Rosciano, puntando il dito contro l’Authority per chiedere un intervento arrivando a chiedere di fatto ai vertici dell’Authority di fare la valigia se non si sentono in grado di dare una sterzata.

È «l’uso eccessivo delle ore di straordinario» ad aver messo in ginocchio gli oltre 60 all’ex Agelp, dicono i Cobas. accusando le sigle confederali di non aver dato battaglia sulla strategia che ha portato a una liquidazione di Agelp pagata a caro prezzo dai lavoratori lavoratori. Dito puntato contro il susseguirsi di guai che hanno portato allo stato attuale: 1) «un drastico calo di turni lavorativi»; 2) «mancate riscossioni di crediti (centinaia di migliaia di euro)» senza ricorrere all’ordinanza 40 presso l'Authority «per l'obbligo di pagamento dei soggetti debitori». Risultato; si è proceduto alla liquidazione con affitto di ramo di impresa accompagnato dall'«azzeramento del contratto di secondo livello deciso a porte chiuse tra la società e i rappresentanti provinciali di Cgil Cisl Uil, senza alcun mandato dell'assemblea dei lavoratori» con la conseguente «riduzione di salario pari a 200-300 euro mensili».

La crisi «non dev’essere presa come scusante di un problema ben più profondo», ripetono dal fronte Cobas: bisogna tenere sotto controllo il monte ore straordinario delle imprese. Come? Intensificando «controlli fino ad oggi inesistenti». Di più: all’Autorità Portuale si chiedono «provvedimenti risolutivi nei confronti delle imprese che non rispetteranno le normative di legge in materia di interposizione lavorativa (da parte di art.16) e autoproduzione non autorizzata, (come già verificato più volte nel recente passato vedi sospensioni di licenza per sei imprese) e che tuteli i crediti dell'art.17 come prevede l'ordinanza 40».

Dal quartier generale dell’Authority non ci stanno a finire sulla graticola. «Seguiamo la questione costantemente – dice Massimo Provinciali, segretario generale dell’Authority – negli ultimi giorni abbiamo incontrato due volte i sindacati aziendali e continuiamo ad avere incontro periodici con il management fino alla prossima assemblea».

Provinciali insiste a dire che «siamo vicini ai lavoratori e ci stiamo adoperando per una soluzione». Come? Oltre a «mantenere un atteggiamento vigile nei confronti di possibili irregolarità in porto», l’Authority punta sulla “moral suasion”: «Auspichiamo da parte delle imprese portuali un gesto di responsabilità perché entrino nella compagine societaria» perché l’allargamento «è la vera chiave di volta per arrivare a risolvere i problemi».

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di Redazione web