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Picchiano e rapinano una prostituta: due livornesi in manette
L’aggressione è avvenuta giovedì notte lungo l’Aurelia, la donna dopo le botte è riuscita a dare l’allarme ai carabinieri che hanno bloccato l’auto in fuga
LIVORNO. L’hanno avvicinata lungo l’Aurelia con la scusa di chiederle informazioni sul costo di un rapporto sessuale, ma quando la prostituta, una ragazza di origini albanesi, si è avvicinata l’hanno prima picchiata e poi derubata della borsetta che aveva con sé e dentro la quale c’erano alcune centinaia di euro.
Con l’accusa di lesioni e rapina aggravata sono finiti in manette due livornesi di 35 e 28 anni.
Decisiva è stata la telefonata che la vittima ha fatto ai carabinieri dopo l’aggressione, avvenuta all’altezza di San Giuliano Terme in provincia di Pisa, e nella quale ha dato una descrizione sia dei responsabile che dell’auto sulla quale erano scappati. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i malviventi, intorno alle 2 hanno affiancato la giovane prostituta albanese con la scusa di informarsi per una prestazione sessuale. «All’improvviso - ha raccontato la donna - hanno cominciato a picchiarmi con calci e pugni e mi hanno portato via la borsetta lasciandomi tramortita a terra».
Tuttavia la ragazza, nonostante il pestaggio selvaggio, è riuscita a chiamare il 112 e avvisare la Centrale Operativa che ha disposto i posti di blocco attuando il piano antirapina.
Gli equipaggi, tra l’altro, stavano proprio svolgendo un servizio coordinato antirapina e in un attimo hanno dato attuazione al piano. L’auto dei malviventi è stata intercettata poco dopo e bloccata da un equipaggio della stazione di San Piero a Grado. La giovane donna, invece, è stata accompagnata al pronto soccorso da un altro equipaggio, dove le sono state riscontrate numerose escoriazioni in più parti del corpo. Dopo le cure è stata dimessa con 10 giorni di prognosi, mentre la refurtiva è stata interamente recuperata e restituita.
I militari sono così riusciti a rintracciare l’auto e fermare i due. Entrambi sono stati arrestati e trasferiti nel carcere di Pisa come disposto dal pubblico ministero di turno Antonio Giaconi.
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