Gioco
Ma nella rossa Livorno il film su Berlinguer non c’è
Il documentario di Veltroni dedicato a Enrico Berlinguer al debutto già in molte sale (e multisale) dovunque in Italia. Ma a Livorno no. Eppure Livorno è stata il palcoscenico-chiave dal quale (con Carrillo) ha lanciato l’eurocomunismo quasi un anno prima di enunciarlo compiutamente a Parigi e a Berlino
LIVORNO. Chissà. Magari gliene avremmo dette di tutti i colori a Veltroni regista del film-amarcord. Forse sarebbe saltata fuori la rabbia di chi sente il groppo in gola e non vuole arrendersi all’ingiuria degli anni: di questi anni sbandati. O semmai sarebbe stato come a quei funerali che servono più a consolare i vivi che a piangere i defunti. Chissà: già, perché il film “Quando c’era Berlinguer” non è in programmazione nei cinema livornesi.
C’era da aspettarselo: del resto, la nostra città ci ha messo due settimane per passare da iper-cuperliana a ultrà di Renzi, figuriamoci se non ci siamo dimenticati di un tipo sardo, scorbutico, austero. E comunista.
In effetti, capita di ritrovarsi a fare i conti con il fatto che il gusto omogeneizzato della grande distribuzione cinematografica ci metta nel piatto soprattutto fumettoni pronto uso al botteghino. Peccato, però, che anche solo guardando in Toscana il film sia in programmazione a Pisa alla multisala Odeon, a Firenze all’Astra 2, a Grosseto allo Stela, a Massa allo Splendor, a Prato al Terminale, con Pistoia e Siena che si concedono il lusso di aver questa pellicola-documentario in cartellone in ben due sale (allo Splendor e al Roma la prima, al Clev Village e al Nuovo Pendola la seconda). Del resto, mica possiamo noi competere con metropoli di 60-80mila abitanti.
Certo, la Toscana rossa fa mercato a sé ma il film su Berlinguer lo possono già vedere da ieri anche in qualche feudo rosso antico della subcultura tutta falce e martello: a Padova (Astra) come a Treviso (multisala Corso), a Brescia (Moretto) oppure a Cremona (Chaplin), a Bari (Piccolo) o anche a Cesena (Eliseo) e a Rimini (Settebello) o a Catania (multisala Lopo). È un elenchino flash, le città dove la pellicola è uscita sono molte di più. Comprese numerose multisale, tanto per intenderci.
In effetti, per quale motivo qualche cinema – ammesso che ne sia rimasto qualcuno – avrebbe dovuto intestardirsi a mettere sull’apparecchiatura di proiezione una pizza del genere. Diciamolo: cosa mai ha avuto a che fare questo Berlinguer con la nostra ridente cittadina?
C’è venuto almeno quattro volte, tre delle quali con i galloni di massimo dirigente del Pci. Bisognerebbe contare anche quelle in privato o il fatto che un dirigente livornese controcorrente come Oriano Niccolai gli era stato al fianco come un’ombra in Sardegna.
E poi c’è stata quella volta in piazza della Repubblica: era l’11 luglio 1975, Enrico Berlinguer aveva accanto Santiago Carrillo, leader dei comunisti nella Spagna alle prese con l’agonia del dittatore fascista Franco. Di fronte un mare di gente, «fin dentro via Buontalenti e risalendo per via Grande», racconta qualche ragazzo di allora. Regge il paragone forse solo la messa di papa Wojtyla il 19 marzo di 7 anni dopo.
Adesso di quel giorno ci sono solo le memorie che un marchigiano mette in vendita su E-bay a 8,50 o gli appunti scritti a mano quella sera da Berlinguer che sono finiti negli archivi dell’istituto Gramsci. Lì è passata la storia (parlò pure il segretario livornese Paolo Bussotti): Berlinguer e Carrillo enunciarono l’eurocomunismo. Quasi un’anteprima nella città del ’21: nei libri di storia diranno che è stato tenuto a battesimo fra Parigi e Berlino nel giugno successivo, ma noi livornesi lo avevamo avuto in anticipo. Peccato che non ce ne fossimo accorti, e che (anche) il film su Berlinguer dobbiamo andarcelo a vedere a Pisa. O a Massa, o a Grosseto. Ma non qui.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
