Il Tirreno

Livorno

Tristi e pessimisti? Una sghignazzata vi seppellirà...

di CRISTIANA GRASSO

Vita dura per chi non condivide l’arte tutta labronica della spensieratezza: agli infelici non resta che camuffarsi

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di CRISTIANA GRASSO

Come non essere abbronzati già a maggio, come non sbellicarsi dalle risate davanti all’ennesima locandina “potta-culo” del Vernacoliere, come non sapere aprire un riccio. Non essere felici a Livorno è malvisto, criticato, dileggiato. Gli infelici (e ci sono, ci sono) è meglio che si nascondano, che si camuffino, che si ritrovino tra loro per dare il via libera alle angosce esistenziali confessando che non sarà quel tramonto spettacolare a mettere in fuga il giramento, che non sarà una cena sui bagni a far dimenticare che c’è il mutuo da pagare e il figliolo da sistemare.

Infelici o diversamente felici, è inutile provare a fare outing: una risata, anzi una sghignazzata vi seppellirà. Vi seppellirà insieme alla carica dell’ottimismo labronico che dopo aver invaso piazze e bar, cortili e circoli, ora ha trovato un fiume infinito dove riversare tutta la sua energia, il web e i social network. Gronda gioia di vivere la pagina fb creata dal Tirreno “Sei livornese se...”. Barzellette, foto della Livorno più bella di oggi e di ieri e commenti orgogliosi, il cuore sempre in mano, la forchetta anche. Grandi e piccini, nonne e nipoti. Instagram, Twitter son luoghi appena un po’ più snob, ma anche qui il livornese infelice latita... Al massimo può essere incazzato (col Comune, con le rotatorie, con la pioggia ogni volta che piove) ma raramente infelice, con il blues dentro e il pessimismo fuori.

Forza e debolezza della città, questa felicità è urlata ai quattro venti, ostentata, fotografata, filmata. A chi viene da fuori pare di ritrovarsi nel paese dei balocchi, la terra dove splende sempre il sole e dove sembra che ci si diverta tutti un casino, scorrazzando sui motorini, godendosi il mare e accontentandosi di poco. Leggerezza caraibica e allegria brasiliana , bella gioventù e vecchiaia rimandata all’infinito. Questo raccontiamo di noi a Facebook o a Twitter e le statistiche rapaci subito lo registrano. Città felice quindi, ma proprio perché gli infelici, gli insoddisfatti si nascondono, si vergognano, non si espongono. Preferiscono non rovinare la festa, si sentono i puffi brontoloni del villaggio ridanciano, temono la messa in discussione del loro comunque amato status labronico.Una questione d’immagine e l’immagine, quella che è nostra e solo nostra. Quindi al cliché bisogna essere fedeli e fare della spensieratezza un valore, dell’autocompiacimento una bandiera. Postando e cinguettando poi la grande allegria si moltiplica, fa gruppo, fa stile di vita. Così vogliamo apparire e così appariamo. In realtà ci accontentiamo. Avvolgendo tutto quello che non va in una nuvola di euforia. Ma gli infelici, e non solo loro, lo sanno bene: non è tutto olio solare quel che luccica e dietro tutta la sua spensieratezza Livorno e i livornesi di pensieri ne hanno assai. Come e più degli altri, come e più di quelli che abitano nelle città in coda alla classifica della felicità. Problemi che forse si dimenticano, ma non si cancellano, raccontandoci a suon di tweet che #lavitaèmeravigliosa

@crigrasso

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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